VIDEOCLIP – "Love Lockdown", Kanye West

Love Lockdown è una sorta di incredibile apertura spazio temporale su quelle che sono le origini della musica. E del suo rapporto con il corpo umano e la danza. Attraverso un percorso visivo e sonoro che ci porta in una dimensione arcaica e primitiva, dove i rituali e le maschere ancora esprimono gli istinti ancestrali dell’uomo. O il modo per esorcizzarli.

Love Lockdown La macchina da presa scende lentamente verso il basso. Si muove in un ambiente bianco, asettico, pieno di luce. Kanye West è seduto di spalle, su un divano. Bianco. Sembra di essere nella casa di Patrick Bateman. La stessa perfezione formale degli interni. La stessa sensazione di vuoto e glacialità visiva. La macchina da presa segue Kanye West, esplora lo spazio bianco. Kanye West si avvicina ad un’apertura su una parete, coperta da una tenda a strisce verticali. Bianche. La musica segue un ritmo ancestrale, pulsazioni cardiache sintetizzate, poi c’è un’improvvisa dissonanza elettronica nella voce di Kanye. Nello stesso istante anche la sua immagine vibra, si deforma digitalmente. Dietro la tenda vediamo muoversi i contorni di figure che corrono. La macchina da presa supera Kanye e scarta verso la destra. Sembra perdersi nel bianco asettico di un’altra parete. Che invece si trasforma in spazio, in luogo aperto, nel quale arrivano correndo uomini che appartengono alle origini del mondo.
Maschere primitive, lance, vestiti di piume. Uomini che partecipano a danze e rituali tribali. La pulsazione della musica aumenta di ritmo. Il battito abbandona sonorità elettroniche per ritornare agli strumenti più antichi, i tamburi.
La struttura del video si sviluppa su questa duplice visione. Da una parte la tecnologia (musicale, visiva) e gli spazi chiusi del design architettonico contemporaneo, dall’altra gli albori dell’uomo, il suo rapporto con la musica e la danza, l’importanza dei processi rituali, la capacità di trasformarsi (maschere, costumi).
Scrive André Schaeffner – “Appare evidente che l’origine della musica sia da ricercarsi nel corpo umano. E così anche della danza. L’uomo batte il suolo coi piedi e con le mani, percuote il suo corpo in cadenza, lo agita parzialmente o interamente, per animare gli oggetti e gli ornamenti sonori che indossa”.
Uno sciamano invasato insegna i passi della danza ad una comunità di persone. Donne bellissime, ricoperte di disegni tribali e colori psichedelici, agitano i loro corpi. I tamburi continuano a battere. Scrive ancora Schaeffner – “Collochiamo alle origini della musica strumentale il piede del danzatore più che la mano del musicista; così il primo oggetto esterno utilizzato dal corpo con fini musicali non sarebbe più il pezzo di legno o la pietra tenuta in mano dal musicista ma il suolo percosso dal piede.
Love Lockdown è una sorta di incredibile apertura spazio temporale su quelle che sono le origini della musica stessa. Attraverso un percorso visivo e sonoro che partendo dal presente si sposta verso un passato ormai dimenticato. O forse ancora vivo in quelle zone sperdute e remote del mondo in cui l’evoluzione dell’uomo non è concisa con quella della tecnologia.

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