Villetta con ospiti, di Ivano De Matteo

Il prete fedifrago, Il medico compiacente, Il poliziotto corrotto, L’industriale del Nord, Il rumeno. In Villetta con ospiti di Ivano De Matteo per tutto il primo atto sembra di leggere la presentazione dei personaggi di un libretto teatrale. Enunciati attraverso una sola caratteristica fondamentale o meglio, connotati per tipicità sociale piuttosto che sviluppati individualmente, i protagonisti del film chiedono e ottengono di essere guardati per quello che rappresentano. Sono referenti di una realtà a noi vicina, quella della cronaca degli ultimi anni che ha visto l’imposizione nel dibattito pubblico e perfino a livello legislativo da parte di alcune forze politiche del tema della legittima difesa. Lo Stato insomma autorizza il privato cittadino, in caso di qualunque effrazione, a farsi giustizia da sé, supplendo con questo eccesso di diritto alla sicurezza che esso è tenuto costituzionalmente a garantirgli.

Sulla scia proprio di un paio di recenti casi reali il set di Villetta con ospiti è un paesino del Nord-Est dove una delle tante casate vignaiole della macro-regione vive la propria esistenza tra solite ipocrisie e rituali borghesi (la beneficenza parrocchiale in cui si impegna la nevrastenica Diletta). Girata curiosamente tra Bassano del Grappa e il comune laziale di Grottaferrata, uniformati però dalla stessa palette cromatica autunnale, l’ultima opera di De Matteo prosegue la critica sociale de I nostri ragazzi allargandone al contempo il bersaglio grazie ad una struttura maggiormente simbolica. La vicenda ha luogo in appena 24 ore ed è divisa specularmente in due sezioni: il giorno carico di piccoli intrighi, segreti e divisioni familiari e la notte dove le contraddizioni esplodono con un colpo di pistola sparato a bruciapelo.

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La tragedia investe allora ognuno dei sette personaggi accorsi alla villa e ne rivela spietatamente ogni bassezza. Siamo dalle parti di tanto cinema/teatro della crudeltà, in cui prevale il più bestiale (le reiterate inquadrature iniziali degli animali della campagna, l’uccisione a sangue freddo di un lupo sottolineano questa dimensione ferina) istinto di sopravvivenza. Nessuno degli italiani si salva dall’occhio feroce del regista e di Valentina Ferlan, co-autrice della sceneggiatura.

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Per gran parte della vicenda l’unica ad ergersi moralmente sopra gli altri è infatti la domestica rumena, quasi parossistica nella sua bontà dimessa e nel suo istinto sacrificale.
Ma il finale di Villetta con ospiti, che sarà sicuramente tacciato di essere forzatamente nichilista e che ciò nonostante ha il coraggio di andare fino in fondo, abbraccerà anche lei in questa spirale di sordida e quotidiana discesa agli inferi. In fondo tutto ha un prezzo, anche un figlio morto, soprattutto per una schiava che viveva “negli scantinati come i topi“.

L’ultima svolta della storia non è, per restare in tema alla prima analogia, un semplice coup de théâtre ma l’attestazione di una preordinata tesi nella quale De Matteo continua a inscrivere il suo cinema: per salvarsi dalla banalità del male bisogna prima denunciarla per come essa stupidamente si dipana. In fondo anche nella nostra realtà per delegittimare l’assolutezza di qualunque tipo di difesa è bastato legittimarne gli abusi.

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Regia: Ivano De Matteo
Interpreti: Marco Giallini, Michela Cescon, Massimiliano Gallo, Erika Blanc, Cristina Flutur, Bebo Storti, Vinicio Marchioni, Monica Billiani, Tiberiu Dobrica
Distribuzione: Academy Two
Durata: 88′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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