Visions du Réel 2021 – Potere politico e vuoto

Tre film del concorso lungometraggi del festival di Nyon raccontano il rapporto con il potere attraverso la sua assenza, come Zinder ed Ostrov, o con la presenza minacciosa ed invisibile di Courage

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Un altro filone d’inchiesta del festival di Nyon, tra i film inseriti nel concorso internazionale lungometraggi, è il rapporto con il potere. In Ostrov, di Svetlana Rodina e Laurent Stoop, ambientato nel deserto di Ostrov sul Mar Caspio e diventato un non luogo dopo la caduta dell’Unione Sovietica, di quel rapporto si può percepire il vuoto. Le assurde condizioni di vita cui sono costretti i pochi abitanti, sprovvisti di strade ed elettricità, per dirne alcune molto evidenti, raccontano il disinteresse dello Stato per il destino di questo manipolo di uomini, con giornate scandite dal bisogno di inventarsi un’idea di sopravvivenza in un clima adatto ai sospiri. Ma nel loro disprezzo verso un governo considerato pieno di corruzione, si fa strada la fiducia verso il leader, Vladimir Vladimirovič Putin, e l’esercito. In un posto dominato dalla povertà lascia perplessi la presenza di una smart tv di ultima generazione, sintonizzata a diffondere il verbo del capo supremo, mentre parla con la solita retorica, fatta di promesse e bugie ed imprese straordinarie, o sulle immagini di una parata militare, simbolo di una gloria imminente. La speranza di quegli uomini per un individuo trasformato in un simbolo di forza e saggezza è l’esempio perfetto della capacità della propaganda, e rappresenta, dopo l’abbandono, il tradimento definitivo di un patto stipulato da un unico contraente.

Mentre i disperati di Ostrov non possiedono alternativa all’idolatria come ultima ratio cui votarsi, i componenti del Teatro Libero di Bielorussia, protagonisti di Courage di Aliaksei Paluyan, hanno smontato da tempo la narrazione mitica del potere di Alexander Lukashenko, dominus incontrastato della nazione, abituato a sbarazzarsi degli avversari con ogni mezzo disponibile durante i suoi 26 anni di regno. Il film presenta dei documenti storici e segue le tracce di alcuni componenti della troupe nei giorni delle proteste seguite alle elezioni farsa del 2020, mostra la loro necessità di muoversi con cautela, in tutto e per tutto come appartenenti ad un’organizzazione segreta, ed adoperarsi anche a scappare all’estero per evitare la tortura o la morte, fino agli scontri in piazza per contestare il regime. Di quelle imponenti manifestazioni cittadine salta agli occhi la contrapposizione tra i soldati antisommossa ed il popolo, del quale probabilmente fanno parte e che a volte vorrebbero appoggiare, mentre il potere si materializza solo attraverso qualche volantino del dittatore, trasformato in un vampiro dai denti sanguinanti, tanto da risultare invisibile, minaccioso, ma sempre lontano.

Di simboli fraudolenti ed abbandono è composto anche Zinder di Aicha Macky, girato appunto nella città di Zinder in Niger, tra un gruppo di giovani senza prospettive se non un’organizzazione in bande, un mondo dove la sopravvivenza resta un discorso dominato dalla violenza e la forza il principale metro di giudizio. Tra gli espedienti per raccattare danaro con il commercio del carburante, scavando una cava per raccogliere pietre, e le sedute di allenamento per potenziare il fisico, emerge un quadro desolante in un posto associato negli anni a lebbrosi e fuorilegge, pronto ad accogliere soltanto nefaste ideologie, ed il presente è così simile ad una gabbia da non permettere di immaginare un futuro.

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