"Vita di Pi", di Ang Lee

sulla scialuppa con Pi e richard Parker in Vita di PiL'effetto Avatar sparisce quasi sull'istante. Anche se James Cameron ha sostenuto Vita di Pi ed ha invitato ad andare a vederlo. I mondi possibili e infiniti dentro il film di Ang Lee restano però negli effetti sicuramente prodigiosi della CGI, quasi quadri  dove conta soprattutto la superficie dell'inquadratura e quello che è rappresentato piuttosto che quello che si muove dentro. Eppure lo sguardo del regista taiwanese sembra essere pensato per il 3D, anche riguardando a posteriori la sua filmografia, dalle masse western del sottovalutato Cavalcando col diavolo alle precise geografie wuxia di La tigre e il dragone fino alle esplosioni mélo di uno dei suoi film più belli, Lussuria, Leone d'Oro a Venezia nel 1997. Il suo cinema invece, al contrario, s'incarta proprio quando cerca di riprodurre piuttosto che reinventare, dal fumetto (il caso di Hulk) alla dimensione fiabesca di questo Vita di Pi che sembra adagiarsi sui fasti cromatici tra Zoltan Korda (Il libro della giungla soprattutto) e Powell e Pressburger.

 

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Tratto dal bestseller di Yann Martel, il film vede protagonista Pi, figlio del guardiano dello zoo di Pondicherry in India. La sua famiglia decide di trasferirsi in Canada su una nave da carico ma nel corso del viaggio, a causa del naufragio, perde i genitori e il fratello. Lui riesce a sopravvivere su una scialuppa di salvataggio prima con un gruppo di animali e poi solo con una tigre dal nome particolare, Richard Parker e insieme iniziano la loro lotta per la sopravvivenza.

 

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vita di PiAncora James Cameron. La scena del naufragio sembra infatti richiamare Titanic. Ma l'emozione, anche in un momento così forte, è rarefatta perché il cineasta si preoccupa del quadro, di curarlo e perfezionarlo compositivamente. E così la sua mano è fiacca in un progetto che, prima di lui, era già passato per Shyamalan, Cuaròn e Jeunet. L'esotismo è di maniera e a tratti, gli unici momenti più riusciti sono soprattutto nel rapporto a due tra Pi e la tigre, nei loro sguardi negli occhi, nelle pause di un tempo infinito, nell'alternanza tra diffidenza e necessaria vicinanza. Se il film avesse avuto il coraggio di abbandonarsi quasi completamente lì, sull'Oceano Pacifico, avrebbe potuto dare quell'illusione di persistente galleggiamento e di dispersione che poteva essere illimitata, come era riuscito a fare Robert Zemeckis con Tom Hanks sull'isola in Cast Away.

 

Il racconto, come in un lungo flashback, di una vita straordinaria, ha un'invadenza letteraria notevole e l'insistita ripetizione della voce fuori-campo diventa insostenibile e fagocita anche Gérard Depardieu, di passaggio prima di essere travolto dalla tempesta. Ed è proprio la parte ambientata al presente che appare proprio appiccicata, come per creare un prologo ed un epilogo che invece poteva essere reinventato sotto altre forme, in un gioco temporale meno schematico e più libero, forse tra Piccolo grande uomo e Il curioso caso di Benjamin Button. E l'esplosione sentimentale, anche se troppo dichiarata, qui è rarefatta. Proprio come in La tigre e il dragone. Lì però aveva un senso, qui no.

 

 

Titolo originale: Life of Pi

Regia: Ang Lee
Interpreti: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Adil Hussain, Gérard Depardieu, Rafe Spall, Tabu, Shravanthi Sainath, Ayush Tandon, Andrea Di Stefano, Gautam Belur
Origine: USA 2012

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Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 127’

Un commento

  • Avatar

    Il film è bellissimo. Due ore di piacere per gli occhi e per l'anima. Sì, è vero, la parte ambientata nel presente poteva/doveva essere evitata. Ma nel complesso è irrilevante. La maestria con cui Lee mescola digitale e reale, la sua capacità di creare intensi quadri pittorici acquatici e di muoversi poi nell'angusto spazio della barca/zattera è spettacolare. E, per la prima volta dopo Avatar, restituisce un senso al 3D.