“Viva la sincerità”: Alessandro Rossellini e Raffaele Brunetti raccontano The Rossellinis

Nell’incontro con Sentieri Selvaggi i due hanno spiegato genesi e creazione del documentario vincitore agli ultimi Nastri d’Argento. Tra confessioni familiari, musica pop e materiali d’archivio

“Riconosco un valore a questo documentario: quello della sincerità”, afferma Alessandro Rossellini nelle prime battute dell’incontro organizzato da Sentieri Selvaggi per parlare di The Rossellinis, il documentario dedicato alla sua grande famiglia insieme al produttore Raffaele Brunetti. Racconta infatti le libertà che si è potuto prendere, con questo lavoro che può essere definito come una sorta di psicanalisi messa in atto su se stesso e su tutti i membri della sua famiglia, privilegiando l’aspetto della relazione.

Discusso anche l’aspetto distributivo del film, il quale ha ovviamente risentito delle restrizioni volte al  contenimento della pandemia. Raffaele Brunetti ha infatti spiegato il percorso del film, iniziato a Venezia ’77 come film di chiusura della Settimana della Critica. L’uscita era prevista in 200 sale per Nexo Digital dal 26 ottobre. Il 26 ottobre però, come ricorda Brunetti, ha anche segnato il Dpcm che ha decretato la chiusura di cinema e teatri. The Rossellinis è disponibile in streaming sulla maggior parte delle piattaforme ed è risultato vincitore ai Nastri d’Argento di quest’anno come miglior documentario sul cinema.

Rossellini ha spiegato di come gli “stereotipi” presenti nella sua famiglia, mescolati con un periodo della sua vita non semplice, abbiano portato alla creazione di The Rossellinis. Una serie di zii sui generis: due gemelle (Isabella ed Ingridina), una modella e attrice, l’altra riservata intellettuale, legate ma allo stesso tempo divise, il playboy della famiglia, Robin e poi Nur, che rappresenta il lato orientale e più spirituale della famiglia. E Gil, il figlio adottivo di Roberto Rossellini, sfortunato ma geniale autore dei doc della serie Kill Gil.

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Alla domanda sulla selezione dei vari materiali filmici d’archivio Brunetti ha risposto citando i vari elementi che sono andati a comporre il film, a partire dalle pellicole di Roberto Rossellini, passando per le interviste di proprietà dei grandi network americani. Ha scherzato sulla confusione che regna nella famiglia, priva di un vero e proprio repertorio familiare; l’unico effettivo “blocco” unitario è infatti rappresentato dai filmati prodotti da Ingrid Bergman.

Si è toccato inevitabilmente l’argomento musicale, nel quale prevale l’elemento femminile, tra Margherita Vicario e Elisabetta Spada, cantautrice italiana di stanza in Belgio. Inizialmente per la colonna sonora si era pensato a molti brani noti, fra Springsteen e Dylan, ma si è preferita poi questa strada più inedita.

Dopo aver riflettuto su che cosa abbia significato per lui la sua identità black di fatto mai pienamente sentita, Alessandro Rossellini ha parlato del cinema del suo cuore. Tra i nomi, Martin Scorsese e David Lynch (tra l’altro in passato uno marito e l’altro compagno di Isabella Rossellini), con i quali però ha avuto a che fare anche nella vita, e forse per questo ammette di essere stato influenzato nei suoi gusti (parla della scoperta della Nouvelle Vague, subentrata grazie al cinema del nonno) e sottolinea di aver imparato ad amare il cinema di Rossellini “da grande”. Confessa sorridendo di essersi impigrito e di essersi guardato molte serie negli ultimi mesi. Infine conclude parlando di come il film abbia cambiato i rapporti con i membri della sua famiglia.
L’orgoglio che ha provato nel dimostrare, dopo tanti anni difficili, di aver saputo fare qualcosa a suo padre Renzo, il rapporto ritrovato con suo zio Robin, il fatto di non essere stato in grado di riconoscere le debolezze di Isabella, sempre vista come “la fortunata” della famiglia. Infine ha parlato di Nur, con la quale ha uno stretto legame sin dall’infanzia, forse l’unica totalmente pronta ad affrontare questa catarsi cinematografica che ha rappresentato per questa enorme famiglia The Rossellinis.

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