Voglio mangiare il tuo pancreas, di Shinichiro Ushijima

Un giorno Haruki Shiga trova in ospedale un quaderno, intitolato La Collana di condivisione della malattia. Il diario appartiene alla sua compagna di classe, una ragazza di nome Sakura Yamauchi, che si rivela essere affetta da una malattia terminale nel pancreas e che ha solo pochi mesi da vivere. Sakura spiega ad Haruki che è l’unica persona, a parte la sua famiglia, che conosce le sue condizioni, strappando la promessa di mantenere il segreto. Nonostante le loro personalità agli antipodi, Haruki decide, per assecondarne il desiderio, di passare del tempo insieme a Sakura durante i suoi ultimi mesi.

Voglio mangiare il tuo pancreas (Kimi no Suizō wo Tabetai) di Shinichiro Ushijima, tratto dal bestseller omonimo di Yoru Sumino, è un anime nel recinto di ambienti, tematiche e personaggi classici del panorama fumettistico giapponese, come possono essere ad esempio gli alberi di ciliegio in fiore e l’amicizia che sboccia tra due adolescenti che frequentano la stessa scuola. Per Shinichiro Ushijima, che ha curato personalmente anche la scrittura dell’adattamento per il grande schermo, si tratta del primo lungometraggio da regista, dopo le pratica collettiva nelle mini serie televisive animate Death Parade, in cui ha diretto un episodio, e One-Punch Man che l’ha visto al timone in tre episodi, esperienze differenti che, come in questo ultimo lavoro, condividono la sua partecipazione anche come storyboard artist.

Il pretesto della storia, la scoperta di un male incurabile, oltre a diffondere un timore reverenziale che innesca umanamente lo spirito solidale, permette di lavorare sull’aspetto comune, in quello spazio vuoto che divide i due protagonisti, spazio che nei minuti si riempie di passato e nel ricordo trova delle analogie riempitive, di ribaltare inizialmente a livello empatico l’uno nell’altro i rispettivi caratteri, estroverso ed introverso, per accorciare la distanza che li separa e superare l’imbarazzo di un contatto. Ma la reciprocità trova presto il limite in una corsa contro il tempo che, nell’ineluttabile sentenza, riversa una vitalità che prende il sopravvento.

L’ermetismo intellettuale di Haruki viene invaso, l’universo di vetro nel quale il ragazzo sceglie di sentirsi osservato e condannato, scambiato per un segno di maturità, si scopre essere una posizione fragile e indifesa ai pregiudizi. E l’apparente superficialità di Sakura al contrario diventa indice di un atteggiamento coraggioso che nasce spontaneamente, fuori da qualunque esempio letterario, piuttosto trova motivazione in una fiducia verso il prossimo figlia più del cuore che della mente. Il monito è piuttosto chiaro: l’intransigenza travestita da responsabilità soccombe ai suoi falsi presupposti. Attraverso il rapporto con Sakura, Haruki scopre il suo alter ego, pur senza averne ancora consapevolezza.

A saldare il rapporto appena nato ci pensa l’ombra minacciosa della morte, un terzo incomodo piuttosto ingombrante, che nel perdere l’imprevedibilità rende la paura palpabile, anche se stemperata in un forte gioco di contrasto, e durante il cammino di avvicinamento rende le menzogne sempre più inutili. L’originalità del racconto probabilmente risiede nell’andare oltre l’inequivocabile classificazione di legame amicizia/amore, e proprio infatti la decisione di non posizionare esattamente il sentimento, di abbandonarlo naturalmente ad uno sviluppo imprevedibile, la rende oscillante e misteriosa, poi il finale opera un rilancio, resta plasmabile ed adatto ad un seguito.


Titolo originale: Kimi no Suizō wo Tabetai

Regia: Shinichiro Ushijima

 


Origine: Giappone, 2018

 


Distribuzione: Nexo Digital

 


Durata: 108′