Wake Up Dead Man – Knives Out 3, di Rian Johnson
Il capitolo più cinico ma anche più umanista della saga, un giallo impossibile a cui interessa soprattutto raccontare il modo in cui gli uomini reagiscono al caos dell’esistenza
Wake Up Dead Man, come il pezzo degli U2 da Pop. Ma forse anche come un’esortazione, di quelle ironiche, non troppo lontane dal tono generale della saga murder mistery iniziata da Rian Johnson nel 2019: Wake Up Dead Man, la frase perfetta per risvegliare un corpo morto ma che potenzialmente ha ancora tanto da dare come il franchise stesso, al momento impantanato in un secondo capitolo sempre giocoso divertente ma un po’ più opaco delle attese, astratto, immateriale come gli spazi di quell’algoritmo, di quel cinema made in Netflix in cui il mondo di Johnson è migrato dopo il primo episodio e dove tuttora risiede.
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Certo il processo di risveglio è lungo, complesso come un giallo della stanza chiusa che è poi quello che deve risolvere Benoit Blanc; è chiamato infatti ad indagare sull’omicidio di Monsignor Jefferson Wicks, parroco di una sonnolenta comunità nel nord dello Stato di New York dalle vedute particolarmente estremiste, custode di più di un segreto sepolto nel suo passato e forse ucciso da Jud Duplenticy, prete giovane e progressista che tuttavia si proclama innocente ed è chiamato proprio da Benoit a collaborare al caso. L’esperto detective entrerà in scena solo a racconto inoltrato però, quasi evocato in scena da Jud (o forse dall’algoritmo?) dopo che il prete avrà ricostruito i caratteri e le ambiguità della sparuta comunità che si riunisce ogni domenica in chiesa, tra medici di paese in cerca di riscatto, scrittori falliti e politicanti con simpatie MAGA.
L’assenza di Benoit Blanc pare davvero l’ennesima, straordinaria Power Move di Netflix, che sembra voler dimostrare agli spettatori quanto il racconto possa reggere anche grazie al solo cast di comprimari (scelto con la solita cura) e soprattutto grazie ad un Josh O’Connor sempre centratissimo. Ma forse dietro ad un gesto così plateale c’è anche il sospetto che Benoit possa essere un elemento di disturbo, la cupa ammissione di quanta fascinazione esercitino su di noi non soltanto i segreti della provincia ma anche l’insensatezza di certi comportamenti umani, l’impossibilità di interpretare il caos attraverso la lente della deduzione, forse anche di incastonare una narrazione del genere in uno spazio logico come quello dell’algoritmo.
Non a caso Wake Up Dead Man è, tra i tre gialli di Johnson quello con il mistero in apparenza più incomprensibile da risolvere. Quello in cui, in momenti umanissimi, Benoit Blanc appare più impotente, un film che non manca occasione di mostrarsi fragile, di raccontare l’indagine come un inutile “gioco”.
E infatti da un certo punto di vista Wake Up Dead Man pare proprio divertito dal suo stesso carattere meccanico, dal mostrare i suoi ingranaggi al lavoro, i suoi cercati colpi di teatro e improvvisi cambi di fronte narrativi. È il thriller di Johnson che, forse, trae il meglio dal solito taglio satirico della scrittura.
Perché Wake Up Dead Man è il film che paradossalmente non solo racconta meglio il carattere riscrivibile, riattraversabile, modulare, della saga di Johnson, a cui basta un nuovo setting, un nuovo omicidio per essere il perfetto prodotto “eterno” da piattaforma ma è anche quello che svela apertamente quanto il linguaggio in cui si esprimono le indagini di Blanc sia quello delle Morality Play, ma di quelle stanche, caotiche, ciniche, che nel profondo sembrano voler negare la necessità di una morale perché quella stessa morale arriva sempre troppo tardi.
Eppure, sul fondo, qualcosa sembra comunque reggere, sopravvivere. Perché da un certo punto di vista Wake Up Dead Man è soprattutto un lucidissimo racconto di uomini e umanità, con tutte le loro debolezze, idiosincrasie, egoismi, ma capaci anche di gesti empatici o addirittura misericordiosi che emergono tutti proprio quando Blanc è tenuto a distanza.
Forse tutto il film di Johnson si gioca allora nell’inattesa conversazione che padre Jud ha con un’impiegata al telefono, bisognosa di conforto per la madre malata. Ecco quel passaggio riduce Wake Up Dead Man ad un gesto essenziale, comunque umano, che squarcia un lucidissimo racconto immerso nel caos, movimentato da personaggi quasi tutti condannati in partenza.
Wake Up Dead Man è forse il capitolo più oscuro e cinico della trilogia, eppure è anche quello più fisico, di carne e sangue, umanista, o che quantomeno l’uomo l’osserva, lo racconta, lo porta in primo piano, anche se si tratta di un uomo tremendo, impossibile da amare davvero.
Ed è forse questo il grande scacco alla piattaforma, da qui passa il risveglio del corpo, il ritorno alla tangibilità, all’analogico, alla percezione, ancora all’umano, da qui si riporta tra i vivi il Dead Man.
Titolo originale: Wake Up Dead Man – A Knives Out Mistery
Regia: Rian Johnson
Interpreti: Daniel Craig, Josh O’Connor,Glenn Close, Josh Brolin, Mila Kunis, Jeremy Renner, Kerry Washington, Andrew Scott, Cailee Spaeny, Daryl McCormack, Thomas Haden Church
Distribuzione: Netflix
Durata: 140′
Origine: USA, 2025






















