"Warm Bodies", di Jonathan Levine

warm bodies

La Summit edition della tragedia scespiriana, dal bestseller di Isaac Marion, vede i due adolescenti divisi fattivamente dalla morte. Non vale nemmeno la pena di intavolare una riflessione sulla potenza archetipica e universale del testo del Bardo e delle sue infinite variazioni, ma resta giusto da dire che Jonathan Levine non è regista privo di talento, e infatti un paio di sequenze vibrano di un certo accenno di anima

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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L'aggiornamento più divertente dell'intera vicenda scespiriana, Levine lo fa sul celebre deny thy father and refuse thy name che però non viene mai pronunciato dalla bionda Julie nella resa che il film restituisce della scena del balcone, che pure è un bel momento. Fattivamente, il nostro Romeo zombie non riesce sul serio a pronunciare il proprio nome per via della poca favella che gli è rimasta nella sua condizione di non morto, e dunque la parola resta rinnegata in un'unica R.
Sì, siamo a questo grado di inventiva per il Romeo & Giulietta di questa generazione (ognuna, a quanto pare, deve avere il suo, via China Girl e Luhrmann…), dunque non vale nemmeno la pena di intavolare una riflessione sulla potenza archetipica e universale del testo del Bardo e delle sue infinite variazioni (chiaramente in questo film i due amanti non muoiono, semmai rinascono, alla fine, seppur resta invariato il gesto suicida), eccetera eccetera.

La Summit edition della tragedia, dal bestseller di Isaac Marion, vede i due adolescenti divisi fattivamente dalla morte: lui, Nicholas Hoult, è uno zombie che vive nel settore abbandonato del mondo, lei, Teresa Palmer, la figlia del miliardario (John Malkovich, che in alcuni momenti forse se la spassa davvero) artefice della strategia di difesa dei pochi superstiti dell'umanità, trincerati in un avamposto-fortezza da cui partono spedizioni di giovani esploratori-ammazzazombie. Ma l'amore a prima svista nato tra i due ragazzi farà tornare a germogliare la vita anche nel cuore marcio dei non morti (con annessa radiografia che mostra graficamente il muscolo ritornare rosso, fantastica).

Resta da dire che Levine, come dimostrato nel precedente e sicuramente più personale 50/50, non è regista privo di talento (di questa sua nuova sortita l'aspetto più banale è davvero l'insostenibile trattamento eighties riservato al look del film e alla sua pacchiana colonna sonora), anche se con ogni evidenza non proprio a suo agio con la sezione finale e timidamente horror-action, un po' abbozzata. E infatti un paio di sequenze vibrano di un certo accenno di anima, soprattutto quelle dedicate al personaggio secondario di M(ercuzio) – Rob Corrdry, miglior interprete dell'intero lotto – e alla sua ricerca disperata di un amore che faccia rinascere, nella quale riesce a coinvolgere un nugolo sparuto di zombie sognatori.
Come dice il poeta, non si batte il classico…

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Titolo originale: Id. 

Regia: Jonathan Levine

Interpreti: Nicholas Hoult, Teresa Palmer, John Malkovich, Dave Franco, Analeigh Tipton, Rob Corddry, Cory Hardrict
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Lucky Red ?
Durata: 97’


 

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