WeCrashed, di Drew Crevello e Lee Eisenberg

La serie Apple racconta l’ascesa e il declino di WeWork sullo sfondo di un rapporto coniugale. Cita il Jordan Belfort scorsesiano, declinandone la parabola in termini più innocui e sensazionalistici

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Nella struttura, come nell’iconografia, WeCrashed parte dalle stesse traiettorie di The Social Network e di Steve Jobs, per estenderne gli orizzonti verso nuovi lidi. Come i suoi illustri predecessori, ha al suo centro una figura eccentrica dai tratti messianici, di cui ripercorre l’avveniristica e inaspettata corsa al successo. Ma diversamente da Zuckerberg o Jobs, Adam Neumann (Jared Leto) non è destinato a governare l’Olimpo. Le strategie commerciali con cui porta WeWork a diventare nel giro di pochi anni la più grande azienda di coworking al mondo, sono le stesse che conducono la startup (e il suo fondatore) al fallimento. Un andamento catastrofico reso chiaro sin dall’incipit, dal momento che rappresenta il nucleo, veicolo e fulcro attorno a cui la serie struttura il crollo vertiginoso di un impero. E per farlo WeCrashed si serve sia dei canoni rappresentativi del biopic, sia delle sue derive più sentimentali e sensazionalistiche.

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In WeCrashed il cammino verso la chimera del successo (e il conseguente declino) viene sempre raccontato da una dualità di sguardo. Alla prospettiva “dell’uomo solo contro il mondo” si sostituisce qui un rapporto di complicità, con la storia d’amore tra Adam e la moglie Rebekah (Anne Hathaway) a fungere da tappeto emotivo su cui stagliare la parabola discendente dell’azienda. Perché quel che interessa alla serie non è tanto indagare i reali motivi dietro al fallimento imprenditoriale, ma osservarne le conseguenze sulla vita della coppia. È nei momenti in cui il racconto converge verso un approccio più intimista, che la storia trova infatti il suo passo. E lo raggiunge grazie alla configurazione di una relazione asimmetrica, che relega i due protagonisti su spettri esistenzialmente opposti, nonostante l’evidente prossimità emotiva. Se Adam è magnetico e intraprendente, Rebekah è insicura e vulnerabile. Lui persegue il successo, lei stenta a trovare un posto nel mondo. L’uno canalizza l’ambizione, l’altra affonda nei dubbi. Un contrasto intelligente, che consente così al racconto di indagare l’interiorità dei personaggi, e di esaltare nel contempo lo spirito eccentrico del suo protagonista, vero (e forse unico) catalizzatore per la drammatizzazione. È attraverso la disparità dei percorsi che la vulnerabilità della moglie-musa funge da cassa di risonanza per il superficiale magnetismo di Adam, e insieme da nucleo generativo della (poco presente) gravitas narrativa.

Dove WeCrashed crolla – in tutti i sensi – è proprio nell’articolazione narrativa, nell’incapacità di restituire incisività alla continua escalation di progetti, idee e comportamenti ambigui. Se l’istinto alla creatività di Adam ha un’origine interessante, con il protagonista che (ri)configura gli “spazi di lavoro condivisi” a partire dalla collettività di esperienze tipica della “comune” in cui è cresciuto, non si può dire lo stesso per la cornice rappresentativa che gli fa da contralto. Tra feste quotidiane e assenza di etichetta lavorativa, gli scenari della serie inseguono (invano) il clima di depravazione degli uffici di The Wolf of Wall Street, senza reiterarne il dinamismo né la perdizione sessuale. In un atmosfera di superficiale peccaminosità, dalla cui apparente degenerazione si allontana anche il protagonista, teso com’è tra la fedeltà coniugale e stravaganze comportamentali al limite dell’edulcorazione. Tutto in funzione di una figura tanto ambigua nelle idee, quanto innocua nei sentimenti, che con il Jordan Belfort scorsesiano può solamente condividere la discesa rovinosa. E a sottolinearne la distanza è la connotazione etnica delle sue espressioni, che attraverso una improbabile accentazione medio-orientale simile a quella di House of Gucci, getta luce sulla reale intenzione comunicativa della serie. Cioè presentare la figura di un uomo visionario, che dalla (ri)esumazione delle sue radici passate trae lo spunto per configurare un’idea di mondo futuro.

Titolo originale: id.
Regia: John Requa & Glenn Ficarra, Cory Finley, Tinge Krishnan
Interpreti: Jared Leto, Anne Hathaway, Kyle Marvin, Kelly AuCoin, Andrew Burnap, America Ferrera, Kim Eui-sung, Steven Boyer, Anthony Edwards, O.T. Fagbenle, Cricket Brown
Distribuzione: Apple Tv+
Durata: 8 episodi da circa 50′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
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