We’re New Again: due uscite per celebrare i 10 anni dell’ultimo album di Gil Scott-Heron

Nel 2010 usciva I’m New Here, l’ultimo disco di Gil Scott-Heron.

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Dopo un periodo di stallo durato circa 16 anni, il musicista aveva cominciato a registrare I’m New Here, insieme a Richard Russell, il dirigente dell’etichetta discografica XL. Un’opera sincera ed urgente, destinata a diventare il testamento di uno dei padri del Rap e dell’Hip Hop.
A dieci anni dall’uscita del disco, XL ne lancia una ristampa in una versione ampliata. Anche il batterista Makaya McCraven contribuisce alla memoria di Gil, reinventando il disco nel suo nuovo rework.
La poesia ritmata, i brani parlati, la necessità di dar voce a chi non ne aveva: con l’anthem più famoso Revolution Will Not Be Televised, Scott-Heron diveniva parte essenziale della storia della musica. Una protesta fiammeggiante contro chi, in un periodo di necessità, invece di far valere le proprie ragioni in strada, se ne stava seduto a guardare i programmi televisivi.

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Scott-Heron agli inizi degli anni ’70 era un polemico contestatore della società americana, e spingeva con la sua musica la comunità black a riprendersi ciò che gli spettava legittimamente. Dopo una vita travagliata e segnata dalle dipendenze e dalla prigione, nel suo ultimo periodo il performer aveva ancora qualcosa da dire. I’m New Here è un lascito, la redenzione di un uomo che ne ha viste tante – le basi musicali elettroniche minimali accompagnano e completano lo spoken word roco e commovente di Gil.

Per onorare e ricordare l’artista, la ristampa di I’m New Here include l’album originale e due brani inediti. Una cover di Handsome Johnny di Richie Havens e una canzone mai ascoltata prima, King Henry IV.
Inoltre è stata aggiunta una serie di registrazioni originali dell’album, che erano già disponibili solo in una rara versione deluxe in vinile.
Mentre Makaya McCraven, con il suo We’re New Again, reinterpreta il lavoro di Gil Scott-Heron, immaginandolo in un nuovo contesto musicale. McCraven ha rilavorato il disco con l’aiuto di altri artisti della fervida scena musicale di Chicago, ma anche campionando alcune sonorità dai dischi del padre, Stephen McCraven. La versione reinterpretata mantiene l’introspezione blues della traccia originale, con l’aggiunta del sound sempre più riconoscibile del musicista del celebrato Universal Beings che funge da tappeto al ringhio inimitabile di Gil Scott-Heron, mantenuto intatto.

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