“What’s Up?” Sense8, i Wachowski e l’Elogio del Disordine seriale

Grado zero e punto di non ritorno della narrazione televisiva di nuova generazione, Sense8, 12 episodi disponibili in blocco su Netflix partoriti dal team up tra Andy e Lana Wachowski e il vulcanico J. Michael Straczynski (il padre della serie cult Babylon 5), è una sorta di zapping continuo a velocità supersonica tra arti marziali orientali, action hollywoodiano, musical di Bollywood, finti set e vere location sparse in otto punti diversi del pianeta, commedia romantica a incastri LGBT e frequenti parentesi hot gioiosamente esplicite e “affollate”. Otto personaggi che vivono in altrettanti angoli della Terra sono legati tra di loro (e all’omicidio misterioso di una donna, Daryl Hannah)  da una sorta di telepatia che li trasporta per brevi istanti in una strana dimensione di ubiquità in cui condividono lo stesso spazio e le stesse azioni, per cui è possibile in quei frammenti tirarsi fuori dai guai a vicenda o magari addirittura innamorarsi senza essersi mai incontrati nella realtà…è chiaro che quest’esperimento di spalmare l’intuizione di Cloud Atlas sul racconto a puntate sia soprattutto una profezia lucidissima e avanguardista sulla fruizione geneticamente modificata dello storytelling popolare della contemporaneità, disordinato, affastellato, disponibile istantaneamente a tutti e dunque ricomponibile a piacimento da ogni spettatore/utente davanti all’assoluta orizzontalità delle traiettorie.

Teoria seriale delle stringhe, simile per certi versi alle eccentricità di Zack Snyder. Il rifiuto radicale dello sviluppo verticale da parte dei Wachowski ricade sui singoli archi narrativi dello script, che sembrano altrettanti archetipi di genere svuotati da qualunque urgenza in modo da diventare perfetti contenitori di riferimenti (segnaliamo soprattutto il pullmino Van Damn decorato sul cofano e sulle fiancate con graffiti degli occhi e del leggendario calcio volante di Jean-Claude…), in cui lasciar improvvisare gli strumenti solisti della fotografia del pluriOscar John Toll e delle regie affidate ai soliti complici Tom Tykwer, James McTeigue, Dan Glass (quest’ultimo “promosso” dal comparto degli effetti visivi di cui è solitamente responsabile per i progetti dei fratelli).

Ci torneremo su. Nell’attesa guardatevi questo meraviglioso intermundia musicale sulla hit gloriosamente nineties delle 4 Non Blondes che per un attimo congiunge tutti e otto i personaggi in uno stonato karaoke, e segnatevi il nome della strepitosa Doona Bae, air doll coreana che da Kore-eda è passata a diventare il segno più esplosivo e irresistibile delle ultime visioni dei Wachowski.

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