White God, di Kornél Mundruczò

white god
Un’altra storia visionaria per il regista ungherese, con protagonisti una bambina e il suo cane. Privilegiando i cani di razza, la legge statale impone una pesante tassa sul possesso di animali "bastardi", così che vengono abbandonati senza pietà.
Ciò provocherà una vera e propria rivolta contro l'umanità

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white godNel 2008 e nel 2010 il regista ungherese è stato in concorso a Cannes, rispettivamente con Delta e A Frankenstein Terv. Torna nel 2014 nella sezione “Un certain regard” con un’altra storia visionaria, con protagonisti una bambina e il suo cane. Privilegiando i cani di razza, una legge statale impone una pesante tassa sul possesso di animali incrociati. La città quindi è invasa da cani bastardi abbandonati, perché i rispettivi padroni si rifiutano di versare al governo il tributo dovuto. Anche al cane della tredicenne Lili è riservato lo stesso destino, perché il papà di lei non vuole assolutamente tenerlo e viene abbandonato per la strada, senza tenere in considerazione il grande affetto nutrito dalla figlia verso l’animale. Lili cerca disperatamente di ritrovare il suo Hagen, senza immaginare minimamente quanti soprusi e peripezie quest’ultimo dovrà affrontare per sopravvivere.

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Prima di finire nel canile più grande di Budapest, Hagen conosce anche i combattimenti clandestini all’ultimo sangue con suoi pari, non prima di aver ricevuto un addestramento crudele e violento per incattivirlo e farlo gareggiare. Catturato e consegnato al canile, aggredisce uno dei responsabili e riesce scappare e a far scappare centinaia e centinaia di cani randagi che faranno branco e cominceranno a terrorizzare le strade della città, andando a vendicarsi di tutti gli uomini che hanno fatto loro del male in passato. Una rivolta contro l’umanità in tutta regola. La prima scena si ripete alla fine della storia e vede Lili in bicicletta per le strade deserte, rincorsa dal branco…

L’opera vive di un doppio binario per quasi tutta la durata, su cui si muove il rapporto conflittuale tra Lili, carattere ribelle, e il padre, inaridito dopo la separazione con la moglie e le vicissitudini di Hagen, fino allo scontro finale.
Se la prima parte sembra essere quasi una fragile, se pur sensibile, vicenda di soprusi, nella seconda parte il regista cambia marcia, creando vere e proprie atmosfere apocalittiche, con effetti splatter, ma senza perdere però completamente un taglio di verisimiglianza con la realtà. Infatti, se in alcuni passaggi sa essere anche deliberatamente grottesco, il lavoro più interessante è quello eseguito dagli addestratori. I cani recitano alla perfezione, creando vere e proprie coreografie di scena. Opera riuscita che sa essere capace di intrattenere e di mostrare anche una certa stravaganza creativa, mai fine a se stessa.             

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Titolo originale: Lili & Hagen
Regia: Kornél Mundruczó
Interpreti: Zsófia Psotta, Sándor Zsótér, Lili Horváth, Szabolcs Thuroczy, Lili Monori
Origine: Germania, Ungheria 2014
Distribuzione: Bolero Film
Durata: 119'

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