Wild Nights, Tamed Beasts, di Wang Tong
Opera prima del regista cinese, il film si fonda su una perversione, carico di suggestioni interessanti, quanto di fisiologici difetti dovuti alla fin troppa audacia. #RoFF20. Progressive Cinema
Non ci si stupisce leggendo che Wild Nights, Tamed Beasts è un esordio. L’opera prima di Wang Tong, presentata nel concorso Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma 2025, è infatti squilibrata, tra momenti estremamente interessanti e altri fuori fuoco, tra buone intuizioni e scelte fin troppo audaci. Ben venga, perché ciò che rimane alla fine della visione non è necessariamente una sensazione di incompiutezza, ma al contrario una suggestione, quella di essere davanti ad un cineasta con una propria voce che attendiamo al prossimo passo.
Al centro di Wild Nights, Tamed Beasts c’è la relazione “romantica” tra Ma Deyong, guardiano di uno zoo, perdigiorno considerato la pecora nera della sua famiglia, e la badante di suo padre, Ye Xiaolin. Quest’ultima, femme fatale della storia, affascinante e ambigua, ha da poco ucciso l’ultima persona per cui aveva lavorato e non è detto che non sia intenzionata a ripetersi.
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Il film presenta infatti una questione intricata, piuttosto perversa e provocatoria, spingendosi in un territorio che non si può che definire scomodo. La giovane badante incarna infatti l’idea malata secondo cui prendersi cura di qualcuno vuol dire essere disposti anche a porre fine alla sua stessa esistenza. Ma Deyong, fortemente attratto dalla donna, dopo un impacciato corteggiamento riesce ad andare oltre l’apparente dolcezza e sicurezza di lei, rivelando al tempo stesso la propria profondità. Considerato un fannullone, è infatti colui che viene incaricato dai fratelli, figli prediletti ma troppo impegnati, ad occuparsi del padre malato, con cui ha però un rapporto burrascoso; è colui che più si preoccupa della sua condizione, unico disposto a sporcarsi le mani per il suo bene. Diventa quindi l’esempio di quel rapporto genitore-figlio caratterizzato da una costante tensione tra amore e odio, affetto e repulsione. Proprio per questo è l’unico in grado di comprendere Ye Xiaolin, ponendosi lo stesso dilemma quando si tratta della vita del leone (metafora didascalica e non necessaria per il senso complessivo dell’opera) che gli tiene compagnia allo zoo, destinata a finire a breve e che lui vorrebbe salvare da una vendita ad un circo che intende solo lucrare sul suo cadavere. Andrebbe preventivamente ucciso per salvarlo? Chiaramente è difficile sostenere che si possa uccidere una persona senza il suo consenso a fin di bene, ma Wild Nights, Tamed Beasts riesce comunque a fare propria questa perversione, costruendoci sopra un noir suggestivo, ricco di misteri non sempre svelati.
Come detto, il film è però un debutto e ciò lo si percepisce nitidamente in alcune scelte visive poco azzeccate. Il lungometraggio infatti funziona quando l’impianto estetico è più scarno e quindi misterioso ed affascinante, senza rivelare più del necessario. Spesso però Wang Tong (non giovanissimo, esordiente a 37 anni) si fa prendere dalla presunzione, cercando il virtuosismo e forzando il linguaggio. Si pensi ad esempio alle soggettive virate al blu del leone, a dir poco incomprensibili, o ai grandangoli usati per inquadrare l’agonia del padre di Ma Deyong. La narrazione risente poi di una certa carenza nella scrittura della relazione tra i due protagonisti, tanto fredda durante il corteggiamento quanto incapace di scaldarsi quando dovrebbe. Ma, al netto di tutto, non si può che preferire un esordio simile, pieno di difetti ma allo stesso tempo di interessanti suggestioni di un autore in potenza, ad opere prime senza coraggio, che si limitano al compitino senza mai osare.
Valutazione: 3/5






















