William Castle: King of the Gimmicks. Quando il cinema era fantasia

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Soprannominato "The King of Gimmicks" per la straordinaria inventiva nel commercializzare i suoi film, William Castle, ai più sconosciuto, è il ritratto di un personaggio affascinante e sbruffone, genio e scostante, anima pura e corrotta del cinema americano. Un uomo che sin dagli inizi della sua carriera ha considerato il cinema come un grande messa in scena, spettacolo da divorare e da far divorare. Spesso senza riguardo per i dettagli, per la psicologia dei personaggi, per le storie, che a volte hanno difetti strutturali, i suoi film sono pieni di tension e di quell'inarrestabile carica energica che da sempre ha contraddistinto il suo cinema. William Castle ha confezionato i suoi film evitando sempre ingerenze da parti dei grandi studios, puntando su di un personalissimo rapporto con il pubblico, riuscendo sempre a mantenere la propria autonomia e indipendenza. Se i suoi film spesso scadono di qualità e di stile, le sue invenzioni rimangono impresse dell'immaginario collettivo. Il suo cinema è stato, e rimane, riflesso di un'epoca, innocente e allo stesso perversa, dominata dal conformismo ma anche da nuove emozioni. 

William Castle (William Schloss) nasce a New York il 24 aprile 1917. Già da ragazzo è nel mondo dello spettacolo facendo lavoretti qua e là a Broadway. Ma alla fine degli anni trenta decide di compiere il grande passo e di stabilirsi a Hollywood dove trova lavora come dialoghista.   Il suo debutto dietro la macchina da presa avviene nel 1943 con The Chance of a Lifetime, e durante gli anni quaranta lavora assiduamente nel lotto della Columbia realizzando pellicole di serie B come When Strangers Marry (Notte d'angoscia) nel 1944, una "crime story"  nel quale avviene il debutto in un ruolo importante di Robert Mitchum. Castle non si limita alla regia, ma ben presto si afferma anche come produttore (nel corso della sua carriera, oltre ai suoi film, produce The Lady from Shangai di Orson Welles e Rosemary's Baby di Roman Polanski). Come regista si specializza in film western (Jesse James vs the Daltons, 1954; Law vs Billy the Kid, 1954), storici (The Serpent of the Nile, 1953, Slaves of Babylon, 1953) e di avventura (Drums of Tahiti, 1954). Opere senza grandi pretese, realizzate in poco tempo, con un budget molto limitato e spesso inserite come "second feature" nel doppio programma.    Alla fine degli anni cinquanta la sua carriera si identifica con il genere horror, e in breve tempo diventa uno dei più prolifici, fantasiosi, genuini e intriganti cineasti del genere. Negli anni cinquanta la società americana, stretta tra conformismo e la paura della bomba, aveva riscoperto il divertimento e l'horror  (anche grazie alla televisione che aveva acqustato e mandato in onda alcuni dei classici degli anni trenta) era diventato uno dei generi preferiti della nuova generazione di spettatori che si avvicinava al grande schermo.

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In seguito a un paio di insuccessi commerciali William Castle comprende la necessità di utilizzare tutti i mezzi a disposizione per commercializzare e vendere i suoi film. Spinto da un'inesauribile creatività diventa portatore di idee geniali che avrebbero accompagnato i suoi film fino alla fine della sua carriera (in realtà Castle non era nuovo a queste idee avendole utilizzate ampiamente nelle sue produzioni teatrali, qualche volta suscitando molte controversie).  Il primo di questi trucchi, o "gimmicks", arriva nel 1958 per l'uscita di Macabre (Macabro). Fa sottoscrivere una polizza assicurativa con i Lloyd di Londra (per mille dollari) nell'eventualità che qualcuno del pubblico si senta o muoia di paura durante la proiezione. A completare il quadro un'equipe medica con un'autombulanza è presente nel cinema pronta ad intervenire. Una tale iniziativa suscita la curiosità della Warner, disposta a comprare il film per poter disporre del trucco pubblicitario.    L'anno successivo dirige House on Haunted Hill (La casa dei fantasmi, 1958), da molti considerata una delle sue migliori pellicole, con una casa "infestata" con atmosfere inquetanti e come protagonista Vincent Price. Questa volta il trucco consiste nel realizzare uno scheletro (un effetto speciale chiamato "Emergo") che vola nel locale sulla testa degli spettatori quando lo stesso scheletro sarebbe apparso nel film. Un modo come un altro per attirare il pubblico desideroso di forti emozioni. Putrtroppo il meccanismo di Emergo non sempre funziona e qualche volta non viene perfettamente calibrato creando imbarazzanti situazioni. The Tingler (Il mostro di sangue) con Vincent Price nel ruolo di uno scienzato che scopre che la paura produce un parassita negli esseri umani che puo' essere ucciso con il grido. Castle per l'occasione inventa "Percepto": alcune poltrone dei cinema sono collegate ad un impianto elettrico che, controllato da alcuni operatori della sala, da', durante certe scene, la scossa al pubblico.

Con 13 Ghosts (1960), una variante del genere sulle case infestate, il nuovo trucco, chiamato "Ilusion-o", consiste in occhiali speciali con due visori speciali, con i primi si vedevano i fantasmi, con gli altri no. La scelta viene così lasciata agli spettatori che 'interagiscono" con lo spettacolo. E' lo stesso regista, all'inizio del film, a fornire le spiegazioni degli occhiali. Durante la proiezione appaiono di volta in volta sullo schermo delle indicazione che avvisano quando indossarli. E poi ancora Mr. Sardonicus (Sardonicus), la storia di un uomo, la cui moglie è sfigurata ed ha un inquietante sorriso, del 1962. Questa volta è lo spettatore a poter scegliere il finale e decidere il destino del cattivo attraverso un cartello in cui era disegnata una mano col pollice all'insù o all'ingiù ("Punishment poll"). In realtà Castle aveva girato solo un finale, e non c'era una vera scelta. Sempre nello stesso anno gira Homicidal. Appena prima di rivelare l'identità dell'assassino Castle compare sullo schermo per avvisare il pubblico che ha un minuto di tempo per decidere se rimanere in sala e affrontare il resto del film oppure lasciare la sala e essere rimborsto del biglietto ("Fright Break"). Naturalmente nessun se ne andò mai via.


Nel 1976, William Castle scrive la sua autobiografia "Step Right Up! I'm Gonna Scare Your Pants Off", un libro fondamentale (pieno di sviste, di malintesi e di imprecisioni, ma altrettanto affascinante non solo per capire il regista, ma per capire il suo tempo).


William Castle è un regista visionario e delirante, ispirato dai propri fantasmi, dai propri demoni. Recentemente è stato riscoperto grazie alla prima monografia su di lui (Scare Tactic. The Life and Films of William Castle di John W. Law) e ai remake (che pero' non hanno lo stesso carisma e la forza visionaria degli originali) di House on Haunted Hill di William Malone e 13 Ghosts di Steve Beck. Nel corso della sua carriera Castle ha realizzato più di cinquanta pellicole. Con uno stile personale e inconfondibile, con un tocco che lo ha contraddistinto dagli imitatori, ha stabilito un rapporto personale con il suo pubblico che per oltre un decennio lo ha seguito e lo ha apprezzato, dandogli emozioni, facendolo partecipare ad un'emozione che si è trasformata in una roboante esperienza collettiva.     Un pubblico che a partire dagli settanta era profondamente mutato e che non si identificava più quelle epocali "trovate". Con l'avvento di una nuova sensibilità e di nuove esigenze non c'era più bisogno di personaggi come lui. Con la sua morte, avvenuta il 31 maggio del 1977 a causa di un arresto cardiaco, si conclude un'epoca di magia e di illusioni, di sogni e di incubi, del cinema inteso come grande baraccone dello spettacolo.