Willow, di Ron Howard

Il nano contadino Willow (Warwick Davis, volto noto in Harry Potter, il professore Filtwick) lascia le sue abituali occupazioni per aiutare la piccola Elora, abbandonata sulle rive di un fiume a riconquistare il trono usurpatole dalla strega Bavmorda, ricevendo l’aiuto di un variegato gruppo di compagni di strada. Alla crudele regina, che regna sul popolo dei Daikinis, non basterà l’ordine di uccidere tutti i neonati del reame… Presentato nel 1989 al Festival di Cannes, è il sesto lungometraggio di Ron Howard, ideato e prodotto da George Lucas, che ha scritto anche parte della sceneggiatura. Dopo Indiana Jones e Star Wars, Willow doveva essere un altro grande tassello della filmografia di Lucas, una possibile nuova grande saga. Il successo però non eccezionale al botteghino probabilmente rimise tutto in discussione e non ci fu il previsto sequel. L’evidente ispirazione Tolkieniana e le due nomination agli Oscar, migliori effetti speciali visivi e migliori effetti speciali sonori, quindi, risultarono insufficienti per permettere ulteriori sforzi economici. Oltre alla indiscutibile forza registica di Ron Howard, il film punta ovviamente soprattutto sugli effetti speciali, a cura della “Industrial Light & Magic”, che lanciano definitivamente la tecnica del morphing, fino ad allora solo sperimentata in modo occasionale.

L’avvio del futuro tecnologico si amalgama perfettamente allo sguardo spettacolare e panoramico che l’autore ha voluto perseguire sin dall’inizio della storia, tra ambientazioni riprese su e giù per il globo, dall’Inghilterra alla Cina, passando per la Nuova Zelanda, quasi a voler creare un ipotetico e simbolico ponte con Il Signore degli Anelli. Senza dubbio, c’è anche da considerare la pressante concorrenza di pellicole super pubblicizzate, che Willow ha dovuto fronteggiare, quali Crocodile Dundee II, Rambo III, Big, oltre Roger Rabbitt, vincitore alla fine dei due Oscar contesi sugli effetti speciali. Nonostante la tiepida accoglienza del pubblico e soprattutto della critica del tempo, resta davvero inspiegabile e probabilmente ingiusto questa scarso appeal, da molti motivato dalla poca presa della storia, risultante poco adatta ad un pubblico più adulto e difficilmente apprezzabile trasversalmente. La forza di Ron Howard sta invece proprio nella capacità di tenere la sua storia tra il cielo e la terra e non nel dominio esclusivo del magico e della magia. L’inverosimiglianza non appartiene al regista e si resta inaspettatamente spiazzati: è un bene o un male tutto ciò? Sortilegio. Il magico a volte è lasciarsi andare via col vento. Con Ron Howard invece non c’è solo divertimento puro, se si intende il minimo dell’attenzione e della riflessione, il massimo del disimpegno e della deresponsabilizzazione.

Titolo originale: id.
Regia: Ron Howard
Interpreti: Warwick Davis, Val Kilmer, Joanne Whalley, Jean Marsh, Patricia Hayes, Billy Barty
Durata: 126’
Origine: USA, 1988
Genere: epico/fantastico