Willy’s Wonderland, di Kevin Lewis

L’ennesima folle mattanza horror con protagonista Nicolas Cage, moderno Vincent Price del cinema di genere contemporaneo.

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Bande chiodate su strada, una macchina si ferma, ma non è il deserto del Mojave di Wes Craven e non ci sono i cannibali di Papà Giove fuori dalla roulotte (Le colline hanno gli occhi, 1977). Fuori dalla Chevrolet c’è Nicolas Cage che diverrà preda di alcuni pupazzi robotici all’interno del Willy’s Wonderland di Hayesville. Quella che sembra una normale piccola cittadina del Nevada si rivelerà essere un luogo maledetto dove si nasconde altro di cui aver paura oltre l’ex locale d’intrattenimento. Cage, arrivato in città  e privato della parola da Kevin Lewis, viene costretto per rimettere a posto l’auto a ripulire l’attività d’intrattenimento dell’apparente innocua gang di pupazzoni comandata da Willy la donnola.

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Quello messo in piedi dal regista è un mondo che ricorda il videogame Five Nights at Freddy’s dove Cage, che dall’atteggiamento e dal vestiario fa fin da subito capire che non è un personaggio con cui scherzare, può divertirsi a far esplodere la sua silente violenza verso i personaggi del locale. Willy’s Wonderland è un gioco dell’assurdo dove la sceneggiatura, grazie anche all’interpretazione del suo protagonista, può permettersi di andare da qualsiasi parte e attraversare più registri. C’è la maledizione che ormai colpisce da anni la città, la lotta contro i mostri dell’infanzia che hanno rovinato la vita degli adolescenti di Hayesville e una sorta di leggenda di Teseo e il Minotauro rivista in chiave moderna che riesce a riportare alla mente degli appassionati del genere un tipo di horror scomparso dagli schermi da più di quarant’anni. Il cinema dell’orrore anni ’80 era pieno zeppo di film low budget fuori controllo costruiti intorno alla carneficina, lo splatter più puro e incubi d’infanzia che prendono pian piano sempre più forma diventando mostri sociali da eliminare una volta per tutte. Mostri ed effetti creati artigianalmente e le classiche Final Girls che una volta riconosciuto l’orrore riuscivano a trasformarsi in mattatrici assetate di sangue. Il passato del viandante qui non è comprensibile, non c’è la presa di coscienza da parte del protagonista. Diventa subito predatore dei pupazzi pronto a eliminarli nei modi più truculenti e spettacolari possibili.

Sostanzialmente è proprio la figura di Cage che differenzia il prodotto rispetto ai cult degli anni ’80. Cosa gli è successo? Perché è così arrabbiato? Niente lo spaventa e sembra aver visto cose ben peggiori in vita, tanto che più volte lascia gli altri protagonisti in pericolo per dedicarsi alle sue ordinarie partite di flipper. Per lui è solo un gioco all’interno di un mondo che non merita nemmeno la sua parola. Ed è qui che subito diventa antieroe di una società che gli sta facendo perdere tempo e che probabilmente gli ha fatto un male che non ci è dato conoscere. Cage diventa sempre più centrale in un cinema tendenzialmente marchiato sotto la definizione di “cinema di serie B”. Diventa un moderno Vincent Price privato della voce come il Dottor Phibes e protagonista di sempre più nuovi cult del cinema di genere che non sarebbero gli stessi senza il suo folle volto. E quello di Kevin Lewis è l’ennesimo instant cult low budget, divertente e inquietante che riporta in sala (purtroppo non nel nostro caso) un tipo di cinema di serie b fatto di mattanza, accenni di commedia e horror puro che manca dagli anni di Killer Klowns from Outer Space dei fratelli Chiodo.

Titolo originale: id.
Regia: Kevin Lewis
Interpreti: Nicolas Cage, Emily Tosta, Beth Grant, David Sheftell, Ric Reitz
Durata: 88′
Origine: USA, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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