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Wim Wenders alla Berlinale: “Dobbiamo stare fuori dalla politica”

Una conferenza tesa quella che ha inaugurato la 76esima edizione della Berlinale, dove la giuria presieduta da Wenders ha risposto a domande sul rapporto tra cinema e attualità politica odierna

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Il Festival del Cinema di Berlino si è aperto oggi con la conferenza stampa inaugurale, e si chiuderà il 22 Febbraio. Durante la conferenza, la stampa ha incontrato la giuria del concorso, presieduta per quest’anno dal regista tedesco Wim Wenders, vincitore dell’Orso d’Oro onorario nel 2015. A completare il team di giurati ci sono il regista americano Reinaldo Marcus Green (Una famiglia vincente, 2021), il regista giapponese Hikari (Rental Family, 2025), la produttrice polacca Ewa Puszczyńska (The Zone of Interest, 2024), il regista nepalese Min Bahadur Bham (Shambala, 2024), l’attrice sudcoreana Bae Doona (Cloud Atlas, 2012) e il regista e produttore indiano Shivendra Singh Dungarpur (Celluloid Man, 2012).

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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


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All’inizio dell’incontro la stampa si è soffermata in particolare su alcune domande sul ruolo del cinema e dei film nel clima politico attuale. “I film possono cambiare il mondo, non in modo politico, perché nessun film ha mai fatto cambiare idea a un politico, ma può cambiare l’idea che le persone hanno di come dovrebbero vivere, c’è una grande discrepanza tra come le persone che vogliono vivere la propria vita e quello che pensano i governi, e i film possono approfondire in quella discrepanza.“, ha spiegato Wenders ai microfoni, che alla domanda su come questo processo possa avvenire, ha aggiunto: “Le news sono diverse dai film, quando guardi un film ne esci avendo visto una persona nella sua situazione, avendo visto la sua sofferenza e come preferirebbe vivere. Il cinema ha il potere incredibile di essere compassionevole ed empatico, i telegiornali non sono empatici, i politici non sono empatici, ma i film lo sono, questo è il nostro dovere.”

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MONTAGGIO per VIDEO CORPORATE e SOCIAL, dal 3 marzo


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Più avanti durante l’incontro, Wenders affermerà anche che i film non solo cambiano il mondo, ma anche coloro che ci lavorano, perché durante ogni film si impara qualcosa, si ampliano i propri orizzonti. “Ogni film che ho fatto mi ha cambiato e non posso dire di essere la stessa persona che ha diretto Il cielo sopra Berlino quarant’anni fa”.

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Storia del cinema Modulo 1, dal 3 marzo online


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Ci sono poi stati momenti di tensione durante l’intervento di un giornalista che – facendo notare come la Berlinale abbia sempre mostrato solidarietà per l’Iran e l’Ucraina, ma non abbia fatto lo stesso per Gaza – ha chiesto se i membri della giuria supportino il trattamento selettivo dei diritti umani portato avanti dal governo tedesco, principale finanziatore del festival e supporter di Israele. Ewa Puszczynska, ha risposto che riteneva la domanda sleale: “Il cinema ha a che vedere, come ha detto Wim, con l’empatia, con il cercare di riflettere e farsi una propria idea, cerchiamo di parlare con le persone e di stimolarle a pensare, ma non possiamo avere la responsabilità di ciò che decidono di pensare. Non possiamo decidere se supporteranno Israele o la Palestina, potremmo parlare di tante altre guerre in cui è commesso genocidio e non ne parliamo. Io vado alle elezioni, voto per me stessa, uso i miei diritti come cittadina, protesto per quello che mi sembra giusto, ma ognuno qui potrebbe pensarla in modo diverso.“; Wenders ha poi aggiunto: “Non possiamo entrare in campo politico, dobbiamo star fuori dalla politica, perché se un film è squisitamente politico entra in quel campo, ma noi siamo il contrappeso della politica. Noi siamo l’opposto della politica, dobbiamo fare il lavoro delle persone, non il lavoro dei politici“.

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Corso di Sceneggiatura in presenza a Roma dal 16 marzo

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Le domande si spostano poi sulla maggior presenza agli ultimi festival europei di film asiatici provenienti da Paesi come il Nepal e il Bangladesh, considerando che anche il film di apertura della Berlinale sarà Afghano, e sulle nuove possibilità per il cinema nella regione asiatica. Il regista nepalese Min Bahadur Bham racconta che l’industria dei paesi asiatici sta finalmente fiorendo, e che in Nepal, prima della sua generazione, a causa di problemi infrastrutturali non esisteva una vera e propria industria cinematografica, sottolineando l’importanza della crescita dell’industria cinematografica e dei lavoratori del cinema in questi paesi asiatici.

In chiusura, i membri della giuria parlano di quali siano le principali caratteristiche che un film dovrebbe avere per essere premiato, in particolare Shivendra Singh Dungarpur racconta che prima di tutto per lui il film: “deve connettersi alla vita, al mondo, e deve commuovere, portare emozione alle persone, non è tanto importante il risultato, quanto il viaggio del filmmaking“. La giuria sarà infatti chiamata a scegliere tra 22 film provenienti da tutto il mondo per assegnare l’Orso d’oro e l’Orso d’argento, che saranno assegnati durante una cerimonia di gala il 21 febbraio.

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Laboratorio di SUONO PRESA DIRETTA, a Roma dal 16 marzo


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Il festival si aprirà con No Good Men di Shahrbanoo Sadat, regista afghana che vive in Germania dalla caduta di Kabul nel 2021, proiettato fuori concorso. Un film profondamente intriso di politica, incentrato su temi come il dominio del patriarcato e il sessismo, ma anche attento alla responsabilità internazionale per la deriva politica tragica dell’Afghanistan.

Qui il programma completo del festival.

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