“Windtalkers” di John Woo

Nel vuoto della Monument Valley, nella condensazione estrema delle efficaci scene di battaglia tra l’esercito statunitense e quello giapponese. “Windtalkers” vive sul contrasto continuo dell’accumulazione e sottrazione di una materia sempre così densa del cinema di John Woo, sempre così forte nei movimenti e nelle azioni di cui si avverte il respiro (soprattutto) nel fuori-campo. Già dal bellissimo inizio dell’immagine visionaria/religiosa dell’acqua che poi si macchia del rosso del sangue e che contiene successivamente corpi senza vita, John Woo penetra all’interno della struttura del genere bellico del cinema statunitense con quella devozione così classica, con quel misticismo sempre così vicino e così rispettoso dei personaggi che porta in scena. Da una parte le vertigini, le altezze della Monument Valley possono certamente richiamare gli spazi del cinema di John Ford. Soprattutto però appaiono come il ritorno del cineasta di Hong Kong su un “proprio set”, quello di “Mission: Impossible 2”. Da lì si apre quella propensione continua a una mutabilità dei luoghi, a un respiro epico che esalta quella primordialità degli elementi (acqua, aria, terra, fuoco) dove avviene quella fusione quasi panteistica tipica del cinema di Michael Cimino. I protagonisti, come quello del sergente Joe Enders (interpretato con una sorprendente ambiguità e un disperato cinismo da Nicolas Cage) o come la fugace ma consistente apparizione dell’infermiera Rita Swelton (con Frances O’Connor sempre figura sospesa quasi verso l’aldilà come in “A.I. – Intelligenza artificiale”), appaiono quasi delle reincarnazioni di figure non vive, visioni piuttosto che essenze reali, confusi in una terra dove il sangue della battaglia, le cicatrici sui corpi si alternano a quell’atroce ed emozionante senso totale di smarrimento come nella sequenza del sergente Enders ubriaco che sente le voci dei morti, che rivive le pagine drammatiche del proprio passato in cui si acuisce il proprio senso di colpa per non aver ritirato i propri uomini durante uno dei numerosi combattimenti nel corso della Seconda guerra mondiale. Lo sguardo di Woo si muove con quell’essenzialità tipica dei migliori esempi recenti del “film di guerra” (l’improvviso attacco giapponese all’esercito statunitense con quello scarno e crudo realismo della sequenza dello sbarco in Normandia di “Salvate il soldato Ryan” di Spielberg ma anche con quella ferocia aldrichiana di “Prima linea”), ma conserva anche quella grazia coreografica del suo passato a Hong Kong (la sequenza del sergente Enders che corre e l’arrivo dei due soldati Navajo alla base militare). Nel mezzo di una ricostruzione di momenti della battaglia di Saipan, “Windtalkers” si apre anche a improvvisi squarci intimi come l’inizio con l’immagine del soldato navajo Ben Yazhee con il bambino in cui Wo sembra ricostituire quel provvisorio slancio familiare come quello di Travolta con suo figlio che ridono sulla giostra, immagine di apertura di “Face/Off”, oppure come la complicità tra il sergente Henderson (interpretato da Christian Slater) e l’altro soldato navajo Charlie Whitehorse che compongono un duetto con i propri strumenti a fiato. Opera ricchissima “Windtalkers”, non un film di propaganda (secondo qualche interpretazione critica) alla “Berretti verdi”, ma il cinema d’azione chiuso nella propria muscolosità ma anche nella propria ‘elegia sentimentale’, con abbandoni frenetici con i personaggi che cantano e suonano estendendo la propria temporanea ‘estasi del piacere’ come i balli e le danze del cinema di John Ford (tra “Furore” e “Sfida infernale”). Ma ancora, opera di contaminazioni, autentico melting-pot, dove riemergono ancora squarci da Cimino da “I cancelli del cielo” a “Verso il sole” o ancora Ford di “La carovana dei mormoni”, che fanno di “Windtalkers” un film vibrante dove i pensieri degli uomini d’onori restano ancora prima delle proprie azioni, una pellicola che forse riceverà giustizia per quello che realmente vale negli anni a venire.Titolo originale: Windtalkers


Regia: John Woo
Sceneggiatura: John Rice, Joe Batteer
Fotografia: Jeffrey L. Kimball
Montaggio: Jeff Gullo, Steven Kemper, Tom Rolf
Musica: James Horner
Scenografia: Holger Gross
Costumi: Nick Scarano
Interpreti: Nicolas Cage (sergente Joe Enders), Adam Beach (soldato Ben Yahzee), Peter Stormare (sergente Eric ‘Gunny’ Hjelmstad), Noah Emmerich (Charles ‘Chick’ Rogers), Mark Ruffalo (Pappas), Brian Van Holt (Harrigan), Martin Henderson (Nellie), Roger Willie (soldato Charlie Whitehorse), Frances =’Connor (infermiera Rita Swelton), Christian Slater (sergente Peter ‘Ox’ Hendeson)
Produzione: Terence Chang, Tracie Graham, Alison R. Rosenzweig, John Woo per Lion Rock/Metro Goldwyn-Mayer
Distribuzione: 01 Distribuzione
Durata: 134’
Origine: Usa, 2002