With Hasan in Gaza di Kamal Aljafari vince al Festival dei Popoli

Tra memoria e attualità il 66° Festival dei Popoli si riconferma un evento dalla profonda dimensione politica

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In una realtà in cui il cinema si interroga sempre più sul ruolo del ricordare e lo scorrere del tempo, il film documentario di Kamal Aljafari With Hasan in Gaza rappresenta un punto di riferimento. Si tratta, infatti, del documentario fresco di vittoria del Concorso Internazionale del 66° Festival dei Popoli. La giuria composta dalle registe Elena Lopez (Spagna), Mala Reinhardt (Germania) e dalla curatrice Cecilia Barrionuevo (Argentina) ha assegnato il premio con la seguente motivazione: ” Un racconto che, attraverso una libera ma rigorosa associazione di pensieri e ricordi, restituisce momenti tanto intimi quanto universali, senza mai cedere alla retorica ma mantenendo uno sguardo nitido, a tratti ossessivo“.

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Un secondo premio è stato poi assegnato a The Memory of Butterflies di Tatiana Fuentes Sadowski. Una produzione peruviana e portoghese che esplora storie dimenticate in un periodo post boom della gomma nella regione di Putumayo. Storie che raccontano lo sfruttamento economico ai danni di popolazioni indigene locali e che sfociano, attraverso la consultazione di materiale d’archivio, in una indagine introspettiva personale.

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Per quanto riguarda il Concorso Italiano, il premio al miglior film è andato a Il fantasma che è in me di Michael Beltrami. Partendo dal 2005, anno in cui al regista veniva diagnosticato un tumore, il film esplora traumi, ricordi e visioni offrendo una dolorosa ricerca del senso che si nasconde dietro tale percezione della vita. La caccia al ritrovamento di un senso, seppur legato ad altri contesti, guida anche il film di Aljafari: partendo dalla ricerca del regista di un suo ex compagno di cella del 1989, il film assumerà le sembianze di un viaggio metaforico attraverso una Gaza scomparsa, guidato da Hasan, una guida locale del 2001 di cui il regista ha perso le tracce. Menzioni speciali, nel Concorso Italiano, per White Lies di Alba Zari e per Cumpartia di Daniele Gaglianone.

La 66edizione Festival dei Popoli è stata caratterizzata da una dimensione profondamente politicadichiara Alessandro Stellino, direttore artistico del Festival, che aggiunge: “Si tributa il giusto riconoscimento a opere che affrontano con lucidità e coraggio il tema dell’impegno civile e artistico in un’epoca di grande sofferenza e di messa in crisi dei più basilari diritti umani“.

 

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