"World Invasion – Battle: Los Angeles", di Jonathan Liebesman

Aaron Eckarth - Battle Los Angeles / World Invasion"That was some John Wayne shit, man…”

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“Who the fuck is John Wayne?”

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Quando Independence Day incontra District 9: un esperimento come World Invasion è stato sicuramente ispirato dall'idea di questo compromesso. Da una parte, la vocazione al kolossal e agli effetti speciali; dall'altra, l'inevitabile presa di coscienza che i film a basso costo stanno danno lezioni severe ai blockbuster. L'anno scorso, il film del sudafricano Neill Blomkamp aveva conquistato la simpatia degli spettatori con un conto spese molto limitato: il suo successo non si affidava solo ad una brillante metafora politica, ma soprattutto all'idea di un film girato quasi per intero con la macchina a mano. Il caso di Monsters di Gareth Edwards ha dato un altro colpo decisivo alla sci-fi tradizionale: il piccolissimo film inglese è stato visto poco, ma ha fatto parlare molto ed ha dimostrato che ormai si possono ottenere ottimi risultati grafici anche con mezzi ridotti. Anzi, che il realismo non dipenda dalla verosimiglianza delle distruzioni di massa, ma dalla credibilità degli esseri umani. Tuttavia, ad entrambe le esperienze mancava un ingrediente tipicamente hollywoodiano: il senso dell'epica. World Invasion potrebbe dare anche l'idea di una qualche analogia con l'attualità: gli alieni arrivano sulla Terra in cerca di combustibile e amano combattere con dei droni, che gli danno subito la superiorità aerea. L'ipotesi che le tecniche di guerriglia e la strenua resistenza di un manipolo di marines sbandati possano essere associata a quella dei vari gruppi armati in Iraq e in Afghanistan contraddice tutto il messaggio più generale del film: World Invasion è un'epopea bellica come non se ne vedevano da tempo. Il film di Jonathan Liebesman ha fortissime analogie con il war-movie, molte più di quante ne abbia con la fantascienza: innanzitutto, presenta un gruppo di soldati mandati a compiere una missione impossibile. Come in Hamburger Hill o in Saving Private Ryan, il plotone ha un compito rischiosissimo e completamente inutile, rispetto alla tragedia dell'attacco alieno: deve mettere al sicuro un gruppo di civili lasciati in una stazione di polizia di Los Angeles. Tuttavia, a differenza di questi pamphlet anti-bellici, i superstiti non scoprono che il loro sacrificio è stato vano: anzi, ogni azione disperata alimenta il desiderio di compierne immediatamente un'altra. Ogni elemento della squadra ha una sua personalità stereotipata e facilmente riconoscibile, a partire dal sergente Aaron Eckhart: il suo personaggio è un reduce pluripremiato e ogni mattina si sveglia e fa un saluto alla bandiera. Se la nuova fantascienza ha abbandonato i deliri iconoclasti e catastrofici di Roland Emmerich o de La guerra dei mondi di Steven Spielberg, l'esperimento di World Invasion ha il fascino e l'ingenuità di b-movies come The Earth vs. the Flying Saucers: l'esercito conserva ancora un forte collante con la popolazione e si mantiene fedele all'impegno di difenderla ad ogni costo. La camera a mano chiude la possibilità di una visione superiore dei fatti, esclude intenzionalmente il ruolo di un comando assente, ma non esclude il classicismo della messa in scena: se la sceneggiatura prevede atti di estremo sacrificio, il taglio delle riprese esalta il primo piano e la fisionomia di tutti gli attori, che qui sono davvero pronti a fare una faccia da guerra. Per quanto i dialoghi prevedano battute da delirio superomistico, il cast riesce a sostenere l'idea che i marines siano degli uomini normali animati dalla volontà di difendere la Terra da un tentativo di colonizzazione. Se John Wayne è veramente superato, è solo perchè l'interventismo esasperato di Aaron Eckhart apre a nuove possibili frontiere dell'immedesimazione.

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Titolo originale: Battle: Los Angeles

Regia: Jonathan Liebesman

Interpreti: Aaron Eckhart, Michelle Rodriguez, Ne-Yo, Michael Pena


Distribuzione: Sony Pictures

Durata: 116'
Origine: USA, 2011