Wrath Of Man, di Guy Ritchie

Guy Ritchie vorrebbe evolvere il suo cinema ma il massimo a cui può ambire è una promettente ora d’aria. Uscito a maggio negli States con grande successo al botteghino. Con Jason Statham

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Wrath Of Man sembra un ulteriore tassello nel percorso esuberante che ha intrapreso il cinema di Guy Ritchie nell’ultimo periodo, apparentemente pronto ad allontanarsi dalle sue stilizzate storie di mafia per esplorare prima la spy story postmoderna, poi il fantasy ed infine il cinema della blockbuster age. Ma non bisogna farsi ingannare. Il cinema di Ritchie è in realtà sempre lì, non evolve, piuttosto colonizza altri immaginari, non mancando mai di confermare la sua natura e tornando nel suo porto sicuro appena possibile. Wrath of Man in questo senso non fa eccezione, almeno in apparenza. Remake del francese Le convoyeur, il film ha per protagonista Patrick Heargraves (Jason Statham), un uomo che si infiltra nella compagnia di furgoni blindati Fortico per dare la caccia al rapinatore che ha ucciso a sangue freddo suo figlio. Il film ha dunque tutte le premesse di un nuovo esperimento di colonizzazione da parte del regista, che stavolta esplora la sintassi del polar, eppure è evidente un cambio di passo nel suo approccio, suggerito dalla cura con cui Ritchie segue le coordinate del genere con cui sta dialogando.

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Wrath Of Man

È un Ritchie inedito, al servizio della fonte, quello che si ritrova nella prima parte del film. Più freddo, razionale, capace di concepire sequenze action asciutte, di dilatare i tempi, di utilizzare i suoi tradizionali trucchi di scrittura per costruire un racconto dal passo insolitamente drammatico costruito sul corpo del feticcio Jason Statham, di cui il regista vuole esplorare altre sfumature, più vicine alla pura arte drammatica che alla tradizione dell’action hero.

La sensazione è che Guy Ritchie voglia mettere alla prova il suo cinema, forse per testarne la tenuta prima di fargli compiere quel salto di qualità da tempo cercato. L’immaginario, dunque, non è più solo un territorio di conquista ma soprattutto una griglia di regole che Ritchie usa per autocontrollarsi e spingere a piena maturazione il suo rapporto con l’immagine. Eppure, qualcosa sembra non funzionare ed il regista pare autosabotarsi. Inspiegabilmente Wrath Of Man ignora la dimensione umana dell’originale e lascia che il motore del film sia l’ennesimo dei personaggi Ritchiani, che eroe d’azione rimane, malgrado le parentesi introspettive, e che non ha nulla del fascino tragico del padre interpretato da Albert Dupontel. Ritchie sembra accorgersi di questa scelta superficiale e spariglia le carte in tavola, cambiando punto di vista sulla vicenda e registro stilistico, non riuscendo a liberarsi, tuttavia, dal cul de sac in cui si è intrappolato. Il secondo atto mantiene il buon passo tenuto fino a quel momento, ma è evidente quanto il regista, nel tentativo di liberarsi, si imprigioni in contesti particolarmente pericolosi. Un nuovo tentativo di esorcismo, una nuova idea di cinema a cui attenersi, stavolta quella  mutuata da Michael Mann, con il racconto che diventa un sincero ma rigido rip off da Heat, che nel tempo perde tenuta perché non riesce a tenere il passo di un sistema di regole che altri hanno già riattraversato e riscritto con ben altra personalità.

Sul finale Wrath Of Man rinnega il suo ambizioso concept, Jason Statham torna ad essere un muscolare action hero che salva la situazione e Guy Ritchie non può che posticipare ancora l’evoluzione del suo linguaggio.

Wrath Of Man dimostra tanto le potenzialità del cinema di Ritchie al di fuori della sua comfort zone, quanto le evidenti insicurezze del regista. Sarebbe dovuta essere l’evasione dalla sua prigione creativa, in realtà è solo una (promettente) ora d’aria, che suggerisce quanto il cinema di Guy Ritchie continui a oscillare pericolosamente dalle parti di un vuoto brand.

 

Titolo originale: id.
Regia: Guy Ritchie
Interpreti: Jason Statham, Scott Eastwood, Jeffrey Donovan, Josh Hartnett, Holt McCallany, Andy Garcia, Eddie Marsan
Durata: 118′
Origine: USA, UK 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
1.33 (3 voti)
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