X Factor 2013 – Flashforward

ape escape infradito

Al suo debutto serale, si mostra spaesato, da una parte ancorato alla tradizione italiana  "pizza spaghetti e ukulele", dall'altra ansioso di sprovincializzarsi. Tra il cantautorato di Morgan, gli esperimenti boyband della Ventura e l'opacità di Elio, con immancabile bagarre finale, il claim dello show diventa quello degli Ape Escape: siamo brutti, siamo vecchi, abbiamo le ciabatte

x factor studio 2013

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Più la Storia è recente più si ha bisogno di celebrarla. X Factor parte auto-promuovendosi, come una parata americana, sventolando le proprie bandiere e intonando i propri inni.

 

Così nell'ante-show, sono Francesca Michielin e Chiara Galiazzo a dare il via alle danze, duettando in un medley dei rispettivi successi. Decisione non proprio felice che mostra la scarsa fantasia nella scelta delle due ultime vincitrici: entrambe ramate, timide, un po' impacciate sul palco, belle voci differenziate dalla produzione: più fresca e giovanile per Francesca, più old style per Chiara, finita nelle maglie degli spot Tim. 

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La prima puntata di X Factor è un continuo flashforward, un musicale ritorno al futuro per uno show che vuole sfornare ugole per il nuovo millennio ma che all'uscita sul mercato arrivano già vecchie, fossilizzate in una tradizione di bel canto di cui l'immancabile apparizione a Sanremo è la consacrazione museale. Così per la rossa (anche lei!) Noemi, fuggita in Inghilterra per sciacquare i panni nel Tamigi, nonostante abbia avuto le migliori firme a sua disposizione; così per Marco Mengoni, che riempie i palazzetti ma sembra sempre al di sotto delle grandi performance realizzate col suo mentore Morgan.

 

morgan lou reedE allora la missione (impossibile?) è sprovincializzarsi, infagottare sotto il letto i vessilli della tradizione italiana e fare gliammerricani con uno studio da science-fiction, un'astronave che si trasforma negli stilizzati titoli di testa di uno 007 al momento dello scontro finale, con contrasti rossi e neri e un solo uomo nel mirino.

Certo, il finale rissoso con accuse e grida ci fa capire che i tempi del Nando Mericoni di Sordi non sono lontani e che il corollario al teorema mostarda-marmellata è sempre l'irresistibile provocazione del maccherone.

 

Mika guarda tutto, con gli occhioni sgranati di un bambino venuto dal futuro; tenta di offrire mocassini frou-frou per delle popolane infradito, gesto cortese di civilizzazione british non accolto dagli altri giudici e dagli Ape Escape, già beniamini del programma. Accanto a lui è tutto un viaggio temporale, dal 1974 dei capelli ossigenati alla Lou Reed di Morgan, che sceglie – fatta eccezione per il beatboxer partenopeo Andrea – il cantautorato italiano fra Tenco e Fossati, rifugiandosi come al suo solito nell'italian songbook mentre per la Ventura il futuro dei suoi Free Boys è negli anni Novanta, epoca di massimo splendore boybandiano tra Take That, Boyzone e Backstreet Boys: e Morgan le dice giustamente "è un modello vecchio". 

 

 

Ma è lo stesso X Factor a sembrare old fashion nel suo strenuo tentativo di apparire forzatamente giovane, con la regia videoclippara, le mises dei concorrenti – uniformati con creste e ciuffi à la page fra i migliori parrucchieri di provincia – e arrangiamenti bizzarri.
Tra gli anni Novanta degli exploit di Alanis Morissette e dei Radiohead riletti dagli over di Elio come fossero in un altro programma in voga in quegli stessi anni, il Karaoke di Fiorello, e i compitini ben svolti dalle secchioncelle Under, alla fine dei conti questa edizione, annunciata come ricca di talenti, non sembra ingranare, persa nei suoi andirivieni temporali, nella lotta tra passato e futuro. Dando l'impressione di rimanere sempre un po' "pizza, spaghetti e mandolino". Pardon, ukulele.

 

 

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