X FACTOR 2013 – Ufficio di collocamento

x factor finale vittoria micheleHa vinto Michele ed è giusto così. Almeno tra i ragazzi arrivati in finale, con gli Ape Escape impercettibilmente privati, a poco a poco, della loro identità, intruzziti da un brano che non rende giustizia alla bella voce di Toni e che banalizza il rap dei suoi compagni (per inciso: possibile che dopo due mesi X Factor  non sia riuscito a farcene imparare i nomi, pur guardando il programma tutte le settimane?), e la vezzosa Violetta, dalla fragile vocalità infantile, capace di trascolorare dal delizioso al lezioso in un decimo di secondo.

 

Vince dunque il timbro caldo e suadente di questo ragazzino dell'Umbria, troppo alto, forse un po' goffo, dal viso angelico e i modi gentili. Che hanno conquistato persino la dura Simona Ventura e attratto Tiziano Ferro, che gli ha sfornato il singolo della vittoria, L'amore e la felicità. Un brano totalmente à la Ferro, dal furbo effetto cover, a cui forse l'interpretazione sempre fin troppo misurata di Michele toglie l'energia delle note di petto del cantautore di Latina, mentre redime l'altrimenti eccessiva (come non ricordare il fomentato "Daje" del proletario Elio Germano in La nostra vita?) Anima Fragile di Vasco Rossi, la My song scelta dal giovane talent di Morgan che ne decreta l'inevitabile vittoria.

Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Ivano Fossati, lo stesso Morgan. Le firme a disposizione della vocalità di Michele lasciano presagire – Sony permettendo – un cammino, lontano dal palco di X Factor, simile a quello della rossa Noemi, (che con Michele ha in comune la gestualità, dal movimento delle labbra alla mano che pare disegnare un immaginario ok mentre segue il crescendo delle note) , qualitativamente salvata dagli autori che le hanno scritto pezzi di gran lunga superiori a quelli delle sue colleghe e da duetti-battesimi da parte di interpreti di grosso calibro. 

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Dietro a entrambi c'è l'arguzia di Morgan, la sua capacità di coglierne la timbrica seducentemente roca per trasformarli in raffinati esecutori del cantautorato italiano. In questa finale c'è anche l'altra sua ''creatura'' più riuscita, Marco Mengoni, il più bel percorso performativo dell'intero X Factor, rapporto travagliato dentro e fuori il loft, finito con un'accusa di plagio caduta nel nulla, nel bel mezzo del polverone suscitato dall'intervista-scandalo di Max.

 

medley mika morganUna chiusura alla Morgan Ieri, Oggi e Domani insomma, dove il musicista è come al solito capace di affermare tutto e il contrario di tutto. Di dichiarare nell'arco della stessa giornata dal banco dei giudici che "Violetta è la luce", che per Michele vorrebbe comporre "diciamolo ai signori della Sony di farci lavorare insieme", per poi definirli su un quotidiano "talenti cristallizzati", "ragazzini fragili che non sanno manco chi è Lou Reed".

 

Una caduta di stile, soprattutto per il suo carattere di déjà vu. Al termine di ogni edizione Morgan getta fango sul talent show che da anni è la sua principale risorsa economica e di visibilità per poi tornare immancabilmente al tavolo dei giudici accanto all'amica Simona.

Anche se nel corso di questa – noiosa – edizione, dove i presunti talenti si sono rivelati per lo più delle delusioni, Under donna su tutti, il suo ruolo si è fatto più ibrido. Pur con una voce sempre più sofferta, ormai vicina alle tonalità cavernose d'un Tom Waits, Morgan si è riguadagnato il palco, intonando cover – dalla Heroes dei bootcamp alla canzone di scuse, I'm sorry, indirizzata a Elio e Mika, dopo la scenata per l'eliminazione di Lorenzo – o brani del suo repertorio storico,  come la nuova Spirito e virtù, o i classici Altrove e Altre forme di vita nell'assurdo medley con Mika.

E quindi forse stavolta sarà davvero l'ultima? Si è concesso duetti che qualche anno fa avrebbe disprezzato, ha fatto ammenda con la potente Sony, ha concesso aperture a stili e personaggi su cui ai tempi dei Bluvertigo avrebbe ironizzato in qualche canzone: "L'inedito di Michele è bello e lo dico io che non ho dischi di Tiziano Fero a casa. Ma forse da oggi li comprerò".

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Certo sarebbe difficile immaginare un X Factor senza Morgan (ma anche un Morgan senza X Factor). Senza il palco nido e prigione, croce e delizia, all'ombra del quale ha trovato la gloria televisiva, è crollato, si è rialzato, si è innamorato, ha procreato. Che in poche parole è stato la sua vita, relegandolo da un lato al ruolo di allenatore ma concedendo dall'altro ampio sfogo al suo ego e ai suoi artifici retorici.
Quest'anno ha sfidato più che mai il pubblico con brani di scarso effetto, testando il suo potere mediatico. La conferma è arrivata, puntuale. E allora è forse giunto il tempo che D'io (così la sua prossima autobiografia) torni al primo amore, alla Musa. Almeno fino a quando le sirene di Sky non comincino a tentarlo di nuovo con il loro, irresistibile, canto.

 

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