Your Honor, di Peter Moffat

Your Honor si accorge delle potenzialità del suo racconto troppo tardi, passando troppo tempo a rifugiarsi in versioni quasi arthouse di modelli consolidati ma inadatti alla storia che racconta

Il giudice Michael Desiato (Bryan Cranston), quando è sul punto di prendere una decisione cruciale, si lascia andare alla stessa serie di espressioni di Walter White che muta tra lo stupito, lo spaventato ed il risoluto; al contempo, nel calvario del giovane Kofi Jones, finito in prigione da innocente ed ucciso in carcere da Carlo Baxter, rampollo di una delle più potenti famiglie mafiose di New Orleans convinto che Jones abbia investito a morte suo fratello, c’è lo stesso sguardo sulla dimensione carceraria tra l’emotivo ed il saggistico dell’ottimo The Night Of.

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Si tratta di schegge, suggestioni, porzioni di immaginario ma bastano a credere che più che un legal thriller, Your Honor, la nuova serie di Peter Moffatt (ideatore dell’originale versione inglese di The Night Of, tra l’altro) e remake dell’israeliana Kwodo, pare essere soprattutto una storia di fantasmi, di ectoplasmi mediali utili a creare un reticolo di riferimenti conosciuti dagli spettatori ma che al contempo rendono fragile il tessuto del progetto ed il suo impatto con il pubblico. La serie si rifugia infatti nella sicurezza di forme consolidate ma al contempo inadatte al racconto che intende organizzare finendo per non valorizzare le potenzialità di una storyline altrimenti straordinariamente attuale. Il racconto tragico del giudice Desiato, che per difendere suo figlio (il vero omicida del giovane Baxter) dalla vendetta mafiosa è pronto a perdersi in un abisso fatto di violenza e bugie, avrebbe potuto infatti funzionare da perfetta metafora dell’America contemporanea, se sviluppato in modo migliore. L’agire del giudice, il suo muoversi al di sopra della legge, il modo in cui piega la dialettica per creare una verità artefatta, contiene infatti in sé il germe di un apologo in costante movimento tra post truth Trumpiana e questione Black, ma a Moffatt tutto questo non interessa.

Your Honor

Lo sceneggiatore si limita a lambire le potenzialità tematiche della serie solo nelle prime puntate, poi torna a chiudersi nella sua zona sicura, provando a ricreare sulla scena le atmosfere di serie come The Night Of e Breaking Bad potenziate da un passo quasi arthouse e offrendo al contempo a Bryan Cranston l’occasione di emanciparsi da quel Walter White che non sembra volerlo abbandonare. Your Honor è dunque in primo luogo uno showcase per il suo protagonista, che mostra agli spettatori la sua versatilità attoriale (ma lo spirito del chimico di Albuquerque è sempre lì), mentre la diegesi si muove su una strada che la porta a sviluppare, ogni volta, gli spunti più imprevisti e difficili da gestire che si ritrova davanti: l’elemento visivo, pur curato, si sforza inutilmente di raggiungere le vette della regia antropologica di The Wire, mentre il racconto si informa guardando a coordinate alte (tra Shakespeare e Dostoevskij) e ignorando inspiegabilmente certe semplici ma ottime idee di storytelling proprio di Moffatt che avrebbero meritato più attenzione. Soprattutto, colpisce, di Your Honor, il suo voler conservare a tutti i costi una narrazione che tematizza quell’atavica colpa ben radicata nell’antropologia culturale ebraica, senza accorgersi di quanto quello stesso racconto si stia ora rivolgendo ad un’America informata da valori agli antipodi rispetto al contesto di partenza, che rischia di equivocare un racconto così lontano dalla sua sensibilità. A lungo andare, Your Honor diventa dunque una sghemba operetta morale che piega le logiche della narrazione al suo desiderio di raccontare la caduta morale di un uomo comune nel vortice della colpa e della vergogna, anche a costo di sviluppare la narrazione in maniera parossistica.

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La vera sintesi tra le sue molteplici anime Your Honor riesce a trovarla inaspettatamente solo nelle sue puntate finali. Bryan Cranston contiene il suo estro e dà vita, insieme al Jimmy Baxter di Michael Stuhlbarg, a degli avvincenti duetti, mentre il racconto abbraccia finalmente la sua natura di anti legal thriller che gioca tra le pieghe di uno dei generi centrali del cinema americano per ribaltarne stilemi e attese; Ma è troppo tardi.

Your Honor racconta la sua storia optando per un linguaggio fuori tempo massimo, credendo troppo poco nella propria voce e ricercando una qualche dignitas di cui né la storia che intende raccontare né il suo genere di riferimento hanno bisogno, risultando incapace di fidarsi davvero delle entità che movimentano il suo tessuto profondo.

Titolo Originale: id.
Ideatore: Peter Moffat

Interpreti: Bryan Cranston, Hunter Doohan, Hope Davis, Michael Stuhlbarg, Sofia Black-D’Elia, Isaiah Withlock Jr., Lamar Johnson
Distribuzione: Sky
Durata: circa 60′ a episodio
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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