Zanna Bianca, di Alexandre Espigares

L’ultimo bagliore del tramonto
si spegneva sulle deserte
solitudini gelate e,
contro l’indistinto colore del cielo,
più viva spiccava la massa scura degli abeti
che premevano e incalzavano
il corso gelato del fiume.
Il vento che sino allora aveva impazzato,
strappando dagli alberi la veste gelata
che li aveva ricoperti, ora aveva tregua.
Nessun rumore, nessuna voce d’uomo rompeva
quel silenzio, e la natura, sempre uguale
da che è nato il mondo, dominava incontrastata

Jack London, White Fang (1906)

Un lunghissimo piano sequenza iniziale sopra la foresta apre il lungometraggio d’animazione di Alexandre Espigares, Croc-Blanc (Zanna Bianca), tratto dal famosissimo romanzo di Jack London, White Fang, un autore che al suo attivo può annoverare lavori come Mr. Hublot, per il quale si è visto assegnare un Oscar dall’Accademy Award insieme a Laurent Witz come miglior corto d’animazione, ambientato nel mondo steampunk. E già con la prima carrellata dall’alto che scivola sugli alberi coperti di neve si viene immediatamente trasportati nel mondo avventuroso della storia di quello che può essere considerato un classico della letteratura per ragazzi, pieno di insegnamenti e lucido nell’analizzare ogni aspetto basilare della vita associandogli una dose di poesia, con l’intento dell’autore di scegliere il punto di vista degli animali.

Il film di Espigares resta fedele inizialmente al soggetto di London (riadattato da ben tra sceneggiatori, Serge Frydman, Philippe Lioret e Dominique Monfery), che del resto è materiale eccezionale, per inserire delle modifiche in corso d’opera e preparare un finale diverso rispetto a quello dell’autore statunitense. Un’operazione differente rispetto a quella intrapresa ad esempio nel 1973 da Lucio Fulci con Zanna Bianca, una delle tante trasposizioni cinematografiche del racconto, che mantenendo pochi punti fermi dell’originale, modificò gran parte della trama e dei personaggi ed ebbe anche un sequel un anno dopo intitolato Il ritorno di Zanna Bianca. Il tragitto dell’eroe è strutturato con il ricorso ad una voce narrante, affidata nella versione italiana a Toni Servillo (che mette al servizio la voce, il suo strumento prediletto, su un progetto d’animazione, a distanza di tre anni rispetto Il piccolo principe), mentre i dialoghi sono poco presenti e sempre asciutti, per lasciare alle immagini tutta la capacità di illustrazione senza aggiungere angolature dovute magari ad eccesso di conversazione.

Il ricorso da parte di Espigares all’animazione è perfetto per ricreare le atmosfere e la magia implicita nella storia di un cucciolo di lupo che impara a sue spese, inserito in un territorio ostile per antonomasia e pieno quindi di pericoli, le dure prove che l’aspettano, che non sono certo quisquilie, ma sempre motivate da una necessità che nell’incontro con alcuni esseri umani invece, e con la crudeltà di cui sono capaci, può diventare soltanto la constatazione di una violenza cieca dietro cui si nasconde la brama di denaro. La conoscenza dell’uomo di Zanna Bianca non è fortunatamente limitata ai soli esempi negativi, anzi il film nutre con cura il lato luminoso dell’esistenza di un unico grande aspetto emotivo che unisce gli esseri viventi quando conservano uno sguardo abbastanza innocente per guardare la bellezza che li circonda, e le inquadrature si riempiono di paesaggi innevati, corse a perdifiato, pianti, speranze, cadute e rinascite, tutte piene del medesimo incanto.

Il percorso di crescita del protagonista incrocia l’arrivo tra le montagne incontaminate dei cercatori d’oro, che insieme al sogno di ottenere accesso alla ricchezza portano in dote lo sporco pragmatismo tipico del mondo degli affari, per raggiugere i propri scopi si disinteressano della scia di conseguenze provocate dai loro comportamenti. Un’altra tematica che il libro solleva e nel film viene ripresa per rendere la trama avvincente ed aiutare a riflettere su quello a cui si deve rinunciare in termini di anima e felicità, per ricevere in cambio una condanna alla dannazione.

A livello tecnico e visivo il lungometraggio non è da meno, lo stile è molto elegante, con la chiara impronta pittorica dei dipinti ad olio, ed una ispirazione espressionista per i combattimenti dei cani, la luce richiama invece al documentario di stampo naturalistico. Una parte di Zanna Bianca è stata girata in Motion Capture, soprattutto le scene di massa, scambiando gli attori di posto e rielaborando tutto al computer, con un risultato di maggiore realismo e dinamicità. Anche per il suono si è insistito sulla percezione soggettiva del protagonista, per la musica dalle influenze celtiche, care al regista, si passa da un’orchestrazione semplice per il mondo selvaggio, arricchita man mano che aumenta la vicinanza con le aree abitate dall’uomo, sempre cercando il giusto equilibrio tra l’emissione della stessa e la sua totale assenza.

Titolo originale: Croc-Blanc
Regia:
Alexandre Espigares
Origine: Francia/Lussemburgo, 2018
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 90’

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