Zappa, di Alex Winter

Il materiale d’archivio è sterminato ma ha rischiato di intasare il documentario invece di valorizzarlo. Per conoscere l’importanza di Frank Zappa, è comunque da vedere.

L’archivio è vastissimo. Con il materiale a disposizione poteva venir fuori un documentario anche di 8 ore. Il cineasta londinese, che aveva già firmato lavori come Downloaded (2013) e The Panama Papers (2018) – ha avuto l’accesso illimitato al caveau personale di Frank Zappa dove sono conservati progetti incompiuti, registrazioni di concerti e interviste inedite, film. Emerge da qui un altro aspetto della ricchissima personalità del cantante, compositore e chitarrista statunitense: Zappa era ossessionato dalla sua immagine e aveva la necessità di documentare la maggiorparte dei momenti della sua vita professionale e privata.

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Il documentario comincia con una delle ultime apparizioni pubbliche del cantante a Praga nel 1989 quando la “Rivoluzione di velluto” libera la Cecoslovacchia dal dominio sovietico. Poi ripercorre alcuni dei momenti più importanti della sua vita mescolando i piani temporali: il rapporto con i genitori che non apprezzavano la musica, i primi successi con i Mothers of Invention con i quali ha raggiunto la notorietà nel 1966 con l’album Freak Out!, il ferimento durante un’aggressione nel 1971 che lo ha costretto per nove mesi su una sedia a rotelle, la carriera da solista, la sua opposizione alla censura musicale, la fondazione della sua etichetta (la Zappa Records), il singolo Valley Girl composto e cantato assieme alla primogenita Moon Unit che è stato uno dei suoi maggiori successi.

Frank Zappa è l’assoluto protagonista ed è mostrato come se fosse ancora vivo. Emergono tutte le sue personalità, il talento, i lati oscuri (“Ha sabotato molti dei suoi pezzi” ha affermato Alice Cooper), la vena polemica, l’isolamento, la generosità, la capacità di precorrere i tempi. Arricchito dalle testimonianze della moglie Gail e di molti dei suoi storici collaboratori musicali, tra cui Mike Keneally, Ian Underwood, Steve Vai, Pamela Des Barres, Bunk Gardner, David Harrington, Scott Thunes, Ruth Underwood e Ray White, Zappa mette in luce le influenze reciproche con i Beatles, lascia emergere anche una fisicità comica accanto a John Belushi, Bill Murray, Chevy Chase e Dan Aykroyd al Saturday Night Live da cui però è stato bandito perché non voleva adattarsi alle regole produttive del programma. In più, poco prima di morire, ha annunciato di volersi candidare alla Presidenza degli Stati Uniti in aperto contrasto con la politica di Ronald Reagan e George W. Bush.

C’è tutto e di più in Zappa. La storia privata prevale sulla musica in un racconto biografico così approfondito che a tratti rischia di intasarsi. Forse lo sterminato materiale a disposizione ha rallentato un documentario che aveva bisogno di maggior ritmo e di far emergere la portata rivoluzionaria di una figura come Frank Zappa al di là della sua presenza e di quello che veniva mostrato. Diventa però appassionante nell’ultima parte quando si sofferma sulla malattia. Il corpo è già provato ma il suo spirito non è stato mai intaccato fino alla fine. Per questo, per conoscere il musicista, Zappa è comunque un documentario da vedere e può costituire un solido punto di partenza per poi avventurarsi in un viaggio sterminato nella sua musica: 62 album pubblicati in vita, 53 postumi, l’ammissione alla Rock and Roll of Fame nel 1995 e il Premio Grammy alla carriera nel 1997. Da qui si può ripartire.

 

Titolo originale: id.
Regia: Alex Winter
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 129′
Origine: USA, UK 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.8 (5 voti)
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