ZEBRA CROSSING. Milano Fashion Week 2018

In occasione della Settimana della Moda di Milano di settembre, Zebra Crossing indaga sui meccanismi della moda e delle immagini con Stefano Guerrini.

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Come il cinema, la moda di oggi è ambito più sghembo che mai, attraversato totalmente da una trasformazione che quando non tocca la creazione tocca lo styling, e che sicuramente ne cambia la fruizione e il racconto. La settimana della moda di Milano, avvenuta in vari punti della città durante questo settembre, come fa puntualmente dal 1958, non smentisce e, nel presentare le collezioni primavera/estate 2019, rilancia, mettendo in luce il cambiamento della percezione di essa, prima che il suo core business, cioè i vestiti.  Zebra Crossing coglie allora l’occasione della recente fashion week milanese per ragionare con Stefano Guerrini, stylist e fashion writer, sul fashion design e alcuni suoi meccanismi. Quanto l’immagine ci sta sostituendo? Che sussistenza ha questa immagine? E ancora: Come usiamo la moda? Che rapporto c’è tra la passerella e lo schermo? Cosa ha cambiato l’avvento della tecnologia nella moda?

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Forse anche Hollywood se le chiede, anche solo per la straordinaria proliferazione di fashion victims nel mondo, dati i recenti Phantom Thread di P. T. Anderson e il bellissimo Versace di Ryan Murphy.

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[youtube https://www.youtube.com/watch?v=HeI6pZCARwQ]

La centralità dell’immagine

“Sicuramente l’immagine oggi è molto importante, dato che viviamo in una società di immagini” dice Guerrini. “Tali immagini hanno il compito sia di raccontarci (senza usare anche una sola parola) che soprattutto di migliorarci. Per questo si creano e si usano elaborazioni di immagini attraverso filtri, quasi a filtrare chi siamo veramente. L’immagine creata è un’immagine idealizzata, potenziata e irrealistica. Anche quando si basa su di una realtà assolutamente normale. Da qui per esempio il grande successo di Instagram e delle sue storie“.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=oXoLlkTZTVM]

Il sogno in passerella (e sullo schermo)

Sulle passerelle viene presentato un mondo idealizzato, con una donna un po’ stilizzata e poco realistica, ma avverte Guerrini: “Il momento della sfilata è il momento del sogno, e tale sogno ha il compito preciso di portare chi guarda a sognare di appartenere ad un altro mondo. Fino a portare all’acquisto dei vestiti mostrati e renderci parte del sogno“. Se quindi sembra che i vestiti possano quasi abbandonare i corpi, tanta la loro importanza, “non si deve scordare l’attenzione della moda verso il corpo, sia nella sua esaltazione (si pensi ad Armani) che nella sperimentazione con esso (si pensi a certi lavori di Alexander McQueen)”. E ancora: “Il processo creativo ha sempre il fine di vendere, dunque, e il lavoro che sta dietro il sogno è sempre concreto e capillare”.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=YJK56sTRNaI]

La fruizione dell’oggetto

Se poniamo però gli occhi sul modo d’uso dell’oggetto “moda”, subito iniziamo ad indagare i meccanismi mentali di chi ama tale oggetto, luogo teoretico in cui il davanti e il dietro le scene si fondono, creando forse una realtà diversa dal reale “abituale”. Una sorta di realtà aumentata.
Ancora Guerrini, lucidissimo: “Il problema vero è l’uso della moda per rivendersi a livello sociale. Cioè pura immagine che va oltre la moda stessa. Oggi potremmo dire che tale immagine abbia una sua sussistenza reale (a volte più dell’originale), arrivando al paradosso per cui un lavoro molto concreto, fatto di moltissime maestranze, il cui fine ultimo è vendere (magari ad alcuni particolari settori di pubblico), crei un sogno utile a creare in chi lo sogni un’immagine effimera, ma reale, che lo rappresentiIl massimo della concretezza per la creazione di un’appartenenza (quasi tribale) che ha una consistenza eterea, perché fondata sull’immaginario e sullo sguardo degli altri. Ma una consistenza che, per la sua importanza, diventa più reale del vero.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=RJOoYhQcQBI]

Verso una scissione tra immagine e realtà

Durante l’ultima settimana della moda siamo rimasti sbalorditi dalla potenza dello show di Armani presso l’aeroporto di Linate, dentro l’hangar che da 20 anni porta la sua gigantesca effige. Tale show è in grado veramente di portarci da un’altra parte, non di mostrare semplicemente una sfilata. L’idea ovvia di far decollare la nostra immaginazione (quasi che non fosse stato l’intero progetto di una carriera, vista la lungimiranza di stare a Linate da anni) prende forma bombardando chi fruisce dello spettacolo con un’enorme quantità di immagini (a partire dalla prima di un decollo, appunto) trasmesse da una similmente enorme quantità di schermi. Quasi a nascondere la presenza umana e trasformare il pubblico presente in oggetto dei propri stessi schermi. La realtà e l’immagine della realtà si scindono, dando magari ragione a chi lamentava dell’ “assenza” dei vestiti, nascosti da tale architettura visiva.

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La moda e il cinema

Il sogno ad occhi aperti di Armani fa chiederci se la moda sfrutti ancora l’immaginario cinematografico. Guerrini conferma: “La moda è linguaggio che usa altri linguaggi, e quindi tutto è moda e tutto arriva alla moda. Si pensi solo a Tom Ford che prima si ispira al Cukor di Donne (1939) e poi alla Mangano di Gruppo di famiglia in un interno (1974). I rimandi sono molteplici e toccano tutta la sfera dell’immaginario. Tutto si compenetra con continui scioglimenti nell’una o l’altra arte. Infatti vale anche il percorso opposto, con il cinema di Sofia Coppola i cui film sono molto estetici e chiamano alla mente sia il linguaggio che il modo di vendersi della moda”. E continua: “L’importante oggi è la necessità di storie da raccontare, cioè un linguaggio che richieda una sceneggiatura. Questo in ogni creazione di moda che si rispetti”.

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La tecnologia come salto in avanti del settore

Reciproca compenetrazione di linguaggi che si può dire esista anche nell’uso della tecnologia, la quale sta sicuramente cambiando l’approccio alla moda e della moda verso il mondo. Quindi anche l’immaginario. Ricorda Guerrini: “Durante una recente fashion week fu potente l’exploit di JW Anderson che rese visibile la sua sfilata in diretta streaming sulla nota applicazione di gay dating Grinder“. Il punto rimane sempre capire quanto questa proliferazione di tecnologia, soprattutto audiovisiva, possa alla fine creare un’altra realtà in cui esistano solo le immagini. Guerrini infatti ammonisce: “Avendo sempre chiaro il grande lavoro concreto svolto per la creazione del sogno, lavoro che continua incessante, oggi esiste anche il pericolo di una banalizzazione del processo produttivo, data appunto dalla “democratizzazione digitale”. Se infatti oggi tutto porta a vedere più chiaro cosa ci sia dentro il mondo della moda, si è persa così anche la poesia e il mistero di tale mondo”.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=gzZvY86fay0]

Forse chi usa o ama la moda in modo superficiale ne sfrutta solo la potenzialità immaginifica, magari per puro desiderio di accettazione. Da qui un possibile ribaltamento dove i vestiti pare inizino a muoversi da soli sulle passerelle, veri soggetti agenti e donatori di sguardi verso di noi, diventati oggetto di sguardi a nostra volta. Relegati alla sola funzione di files sorgenti delle immagini che vanno in giro al posto nostro.

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