Zen sul ghiaccio sottile, di Margherita Ferri

Zen sul ghiaccio sottile è il lungometraggio che segna l’esordio alla regia di finzione di Margherita Ferri, cineasta che vanta già un significativo background di cortometraggi, documentari e produzioni seriali per la TV e il web. Ferri – autrice anche del soggetto e della sceneggiatura del film – adotta sapientemente temi e percorsi emotivi da lei ben conosciuti, tessendo un intreccio dal sapore autobiografico e costruendo, al contempo, personaggi veri, convincenti perché portatori di realtà umane pervasive, universali.

La narrazione segue l’intricato percorso della sedicenne Maia (Eleonora Conti), ragazza dal temperamento inquieto con un’accesa propensione alla solitudine. Talentuosa promessa nello sport dell’hockey su ghiaccio, Maia sceglie di farsi chiamare Zen, come una giovane guerriera delle montagne emiliane: Zen, per l’appunto, combatte quotidianamente contro ogni forma di bullismo e prevaricazione proveniente dal proprio contesto sociale – dai prepotenti compagni di scuola a quelli incontrati durante gli allenamenti, fino al controverso rapporto con la madre; scava nel suo mondo fatto di neve e ghiacci un posto riservato, nel quale trovare riparo e impossibili rassicurazioni.
La storia di Zen è, dunque, quella di ciascun adolescente impegnato in un’estenuante lotta contro il genitore e con il mondo che attraversa nel tentativo di una definizione del sé: percorso di formazione ineludibile, problematico e orgoglioso momento di transizione che eguaglia i più veementi mutamenti della natura, i salti del tempo, i tumulti della creazione.

Per simboleggiare la potenza di un passaggio di vita – appunto, il momento dell’adolescenza in tutta la sua instabilità – , Ferri adotta la poetica soluzione di inserti repertoriali raffiguranti i grandi ghiacciai del mondo che, insieme agli affascinanti luoghi dell’Appennino Emiliano e a molte altre immagini della natura in metamorfosi, diventano tessuto emotivo, sinonimo di frattura interiore. La complessa ricerca del sé e della sessualità entra così di diritto nell’immagine, in una simbiosi eterna tra corpo e mondo partorita da un suggestivo e ricercato montaggio intellettuale.
Il rapporto tra il personaggio e il paesaggio resta predominante, facendo di quest’ultimo un vero protagonista che mette in vibrazione l’intera vicenda di Zen e del suo decisivo incontro con la coetanea Vanessa (Susanna Acchiardi).
Nel punto esatto in cui le due giovani donne avviano un percorso di conoscenza reciproca, si varca la soglia del noto e del consentito, iniziando a esplorare un fragile spazio di intermezzo: qui Ferri ci spinge, però, oltre le dinamiche di genere, distante persino dall’etichetta “queer” di partenza, facendo della lunga sequenza del bacio – e dell’incertezza che ne consegue – una piccola grande lezione sui sentimenti e dando libero sfogo al dubbio congenito all’amore e al rapporto io/altro che ci riguarda. La storia può così trovare la sua emancipazione, posizionandosi all’infuori di facili categorie e aspirando, infine, a un umile posto nel racconto del paesaggio umano più autentico e complesso.

 

Regia: Margherita Ferri
Interpreti: Eleonora Conti, Susanna Acchiardi, Fabrizia Sacchi, Edoardo Lomazzi
Distribuzione: Istituto Luce-Cinecittà
Durata: 94′
Origine: Italia, 2018

 

 

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