CANNES 60 – Le reve de la nuit d’avant, di Valeria Bruni Tedeschi (Un certain regard)

Seconda prova da regista dell'attrice in un cinema che parla ancora in prima persona in cui si frantuma la linea di confine tra vita e palcoscenico. Sicuramente sincero, con momenti anche felici, ma in cui l'autobiografismo rischia di trasformarsi spesso in egocentrismo finendo così di tenere confinati gli altri personaggi

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Parla ancora in prima persona il cinema di Valeria Bruni Tedeschi come regista. Dopo aver esordito dietro la macchina da presa nel 2003 con È più facile per un cammello in cui metteva efficacemente in gioco la sua dimensione familiare e la sua fragilità esistenziale, con È più facile per un cammello prosegue ancora sulla linea di un cinema dichiaratamente autobiografico. Certo in Le rêve de la nuit d'avant l'attrice/cineasta costruisce comunque dei filtri che separano il cinema e la vita. I suoi personaggi, in questi due film, cambiano d'identità. Se in È più facile per un cammello la protagonista interpretata dalla stessa Bruni Tedeschi si chiamava Federica, in Le rêve de la nuit d'avant il suo nome è Marcelline. C'è però, da questo punto di vista, una scissione del suo corpo, come se la regista e protagonista volesse costruirsi addosso a lei le forme di un film sul doppio per poter rincorrere così i propri fantasmi.

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Ambientato a Parigi, il film mette a fuoco soprattutto la vita che ruota attorno a Marcelline, un'attrice quarantenne che è stata scelta per interpretare il ruolo di Natalia Petrovna nell'adattamento teatrale di Un mese in campagna di Turgenev. La sua esistenza però viene scossa da alcuni avvenimenti, primo fra tutto l'incontro con Nathalie – interpretata dalla cineasta francese Noémie Lvovsky, anche cosceneggiatrice del film assieme alla stessa regista e ad Agnès de Sacy – che in passato è stata una sua compagna di studi alla scuola di recitazione e che poi ha deciso di abbandonare il palcoscenico per la famiglia.

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Per certi aspetti, Le rêve de la nuit d'avant potrebbe essere anche uno strano sequel del film precedente. Si fa, per esempio, riferimento alla scomparsa del padre e la figura della madre è interpretata dalla stessa attrice, Marisa Borini. In questa pellicola entra però in primo piano la sua vita professionale, la sua vita d'attrice e, in questo senso, risulta sempre labile la linea di demarcazione tra il palcoscenico e la realtà. Da qui si vede come Le rêve de la nuit d'avant sia un film decisamente più ambizioso anche se meno riuscito del precedente. La Bruni Tedeschi è sicuramente sincera costruisce anche alcune soluzioni felici come, per esempio, quello del ballo sulla musica jazz durante la rappresentazione teatrale o il siparietto comico con la madre mentre le due donne si trovano nello stesso letto. Se però È più facile per un cammello lasciava emergere con spontaneità quella situazione di perenne disagio e malessere, in Le rêve de la nuit d'avant l'autobiografismo rischia di trasformarsi in egocentrismo finendo per tenere confinati anche figure forti come la stessa Nathalie, quella del regista e del collega Eric, rispettivamente interpretati da Mathieu Amalric e Louis Garrel.

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