CANNES 63 – "La libertà al cinema è un'utopia". Incontro con Mathieu Amalric

amalricL’attore e regista francese (al suo quarto lungometraggio dietro la mdp) è in concorso con un film molto bello, Tournée, una sorta di road movie che segue una troupe di “striptease”, in lotta con la decadenza della società e la voglia matta ancora di divertire e divertirsi. Ritorna alla memoria il capolavoro di Robert Aldrich, California Dolls e il cinema di Desplechin

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amalricL’attore e regista francese (al suo quarto lungometraggio dietro la mdp) è in concorso con un film molto bello, Tournée, una sorta di road movie che segue una troupe di “striptease”, in lotta con la decadenza della società e la voglia matta ancora di divertire e divertirsi. Ritorna alla memoria il capolavoro di Robert Aldrich, California Dolls. Spettacoli di “new burlesque”arricchiti da estrosi spogliarelli di donne non certamente perfette, ma ancora cariche di seduzione. Amalric dimostra di conoscere profondamente il cinema, anche perché ha fatto una lunga gavetta, praticando tutti i mestieri legati al cinema, prima di conoscere Arnaud Desplechin che lo ha sicuramente influenzato nello stile e nella recitazione. Alla conferenza stampa c'era tutto il cast, portando un'ondata di colore e distensione.
 
Ci può raccontare la genesi del film?
La storia è partita dopo aver letto un libro di Colette intitolato L’envers du Music-Hall. In ogni modo Colette è stata sempre “scandalizzante” e faceva delle cose compromettenti. Per questo film quindi ho pensato a tutto ciò che potesse rappresentare l’universo di queste donne. Ho cercato di creare del disordine, della disobbedienza, senza però per forza lanciare un messaggio particolare.
 
A proposito del montaggio…
Sono stato costretto a fare un lungo lavoro di montaggio per questo film perché alla fine mi sono ritrovato con un lungometraggio di oltre tre ore. Ho voluto girare delle scene straordinarie che alla fine purtroppo non ho potuto utilizzare. È veramente triste eliminare delle scene, forse è la cosa più brutta di questo mestiere.
 
Perché interessarsi proprio al mondo del burlesque?
Mi pare che in questo periodo una vera rivoluzione sul burlesque si stia verificando nel mondo e in particolare negli Stati Uniti dove tutto è cominciato in modo istantaneo come è successo per il movimento punk o il rock’n’roll. Adoro il burlesque e penso possa essere utile ad educare le donne, questa riflessione mi è stata suggerita dalle attrici del mio film. È per distruggere gli stereotipi.
 
Come si è trovato a lavorare con attrici non professioniste che nel film interpretano ciò che sono nella vita reale?
Ci siamo divertiti molto. Loro sono state fantastiche, perché sono riuscite ad essere le più naturali possibili, anche se poi alla fine delle riprese le ho mostrato alcuni classici del cinema per far capire come si recita veramente.
 
Ha sempre piena libertà nel girare?
La libertà non esiste al cinema. È un’idea utopica. Il film è una battaglia, tutti lo sanno.  
 
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