SPECIALE IL NOSTRO NATALE – Anastasia, di Don Bluth e Gary Goldman

Nel ricordo ritrovano vita volti lontani: il viaggio di Anastasia per ricongiungersi ai suoi cari, tra emozioni e memoria di un dolce passato. Salutiamo le feste con il classico di Bluth e Goldman

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“Tu con me, amor mio, quando viene dicembre”

Sono tanti i film che segnano la nostra vita, infiniti quelli che accompagnano ricordi, sensazioni, emozioni. L’animazione gioca un ruolo fondamentale nell’infanzia, è inevitabile. Per me quel posto di memoria e nostalgia è colmo di immagini e musiche di Anastasia, fin dal (ormai) lontano 1998.
Era dicembre e a questo non seguiva solo il natale ma anche il mio compleanno, tra gli ultimi che avrei festeggiato con la mia famiglia al completo.
Per una bambina di nove anni i regali sono fondamentali, imprescindibili. Mio padre non era mai stato portato per questo arduo compito, difficilmente ne azzeccava uno quando si ricordava di farlo. Quell’anno, all’approssimarsi del fatidico giorno, mi chiese: “Ti piace Anastasia?“. Non sapevo cosa rispondere, ne avevo sentito parlare ma ero già nel periodo-fissa con Ritorno al futuro e i film d’animazione iniziavano un po’ a scemare tra le mie attenzioni. Gli dissi semplicemente “Mah, non mi interessa“.
Pochi giorni dopo vidi apparire sotto l’albero di natale un nuovo pacchetto, era blu con un grande fiocco rosso. Solitamente conoscevo a menadito i miei regali o quelli degli altri, ma quello mi era del tutto estraneo. La pazienza non è mai stata il mio forte e di attendere non se ne parlava proprio, così lo aprii e trovai al suo interno la VHS di Anastasia.
Benchè il motivo dell’interesse di mio padre a riguardo era divenuto lampante, ne rimasi un po’ delusa. A nove anni sai perfettamente quello che vuoi e se ciò non rientra in quei rigidi canoni difficilmente te ne curi.
Era comunque un regalo di mio padre, evento più unico che raro e all’epoca ignoravo che sarebbe stato anche l’ultimo. Non mi feci problemi a metterlo al corrente della mia ‘scoperta anticipata’ e lui, con sorriso complice, prese la VHS e la infilò nel videoregistratore.anastasia2
In quel periodo non so quante volte vidi Anastasia. Consumai quella videocassetta come poche altre. Completamente rapita dalle canzoni, le imparai a memoria e tutt’oggi le canto e ascolto con grande cuore. L’inesattezza storica, il doppiaggio di Fiorello e Tosca a discapito di John Cusack e Meg Ryan non erano certo miei problemi e ne ignoravo totalmente le dinamiche, quel film per me era perfetto e magico senza se e senza ma.
L’incanto che evade ogni complicanza, perso nella suggestione di immagini e suoni, è un elemento che dovremmo sempre proteggere dallo scorrere del tempo.
La ricerca della giovane Anya, fiduciosa nel poter ritrovare le sue origini e la sua famiglia, l’amore con Dimitri, il ricongiungimento con la nonna tanto amata: erano questi gli aspetti che permeavano i miei occhi, conditi dalla veste sontuosa dei Romanov e la grottesca malvagità del mago Rasputin. Amavo quei disegni, quello stile che difficilmente avrei rivisto successivamente con la costante digitalizzazione del cinema. C’erano delle mani laboriose dietro tutto questo, un talento che non si limitava allo schermo di un pc. E ciò si sentiva, era parte del mio contesto e anche il tramonto di quei tempi.
Ogni anno, in questo stesso periodo, il pensiero va a quei momenti. Alla magia che si è spenta con il cuore di mio padre. A quella Anastasia che forte e tenace desiderava riabbracciare la sua famiglia e quella piccola bambina che ancora si aggrappava ai suoi sogni. Quando viene dicembre alcune briciole di stelle riappaiono in cielo.

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