SPECIALE IL NOSTRO NATALE – Canto di Natale di Topolino

Non un film ma il breve, intensissimo, trionfo animato di una tradizione. Non una recensione, ma il ricordo commosso di un’emozione. Ai miei occhi, quelli di un bambino cresciuto negli anni novanta, il Natale ha sempre avuto un legame particolare con il nome Disney. C’erano i regali “firmati” da sognare sotto l’albero, l’ultimo capolavoro da vedere in sala con tutta la famiglia (magari al cinema Maestoso, a due passi da casa di zia, dove si passava il pranzo del 25) oppure le maratone televisive dei vecchi classici, nelle quali sprofondare con godimento infantile di chi, quei film, li conosceva a memoria. Tra i vari meccanismi familiari che scandivano le mie feste (i giochi con le carte, il tabellone della tombola al cugino più piccolo, la vigilia a casa nostra e Santo Stefano a pranzo da nonna), poi, Canto di Natale di Topolino ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Visto spesso di nascosto, nella tarda nottata post- scarto dei regali, il viaggio di redenzione dell’avaro Scrooge/Paperone mi ha sempre trasmesso una calda serenità, lo stesso sincero piacere che si prova nel ritrovarsi, dopo mesi, a casa con gli amici (immaginari) di sempre. Il corto ispirato al racconto di Dickens, per me, era il finale perfetto di una lunghissima attesa che trovava la sua splendida conclusione in questa imperdibile visione più che nel cenone o nello scambio dei doni. Oggi, con tanti Natali e delusioni sulle spalle, a rivedere il breve film di Burney Mattinson è facile trovare difetti, notare come la Casa di Topolino abbia avuto l’arrogante idea di sfruttare lo spirito dickensiano per mitizzare il proprio immaginario visivo-ideologico, per appropriarsi definitivamente di una Storia, di una Festa. E’ un giochino intellettuale tremendamente semplice da fare. Eppure, ogni volta che mi capita di rivivere questo Racconto di Natale, come a seguire lo spirito del Natale Passato, mi ritrovo a pensare a quei Natali scomparsi, a persone e a situazioni che naturalmente non torneranno più, dimostrandomi che, anche adesso, per me è Natale solo se Zio Paperone salva il piccolo Tim.