After Life, di Ricky Gervais

Comica e tragica insieme, travolgente nel tornado di sentimenti contrastanti da cui non ci si riesce a difendere. Tre stagioni di altissimo livello con una colonna sonora da brividi. Netflix

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Avere la morte in faccia ci regala, inaspettatamente, dei superpoteri. Può trasformarsi nell’illusione di un’immortalità fisica come nel caso dell’architetto interpretato da Jeff Bridges dopo essere uscito vivo da incidente aereo nello strepitoso Fearless. Senza paura. Oppure, dopo un lutto, si può credere di essere diventati trasparenti come nel caso del protagonista nelle tre stagioni di After Life, la serie creata, scritta, diretta e interpretata da Ricky Gervais.

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Siamo a Tambury, nell’Inghilterra del sud, una città immaginaria. Tony non si è mai ripreso dopo che la morte è morta di cancro a 46 anni. Lavora nel giornale locale diretto dal cognato Matt e affronta, tra la pigrizia e la tristezza, le sue giornate quando non è assalito da pensieri suicidi. L’unico suo vero compagno è il cane. Poi vaga per la città, tra la casa di riposo del padre dove conosce l’infermiera Emma, da cui è attratto ma non è pronto per cominciare una nuova relazione. Oppure va a realizzare servizi in compagnia del fotografo Lenny che mangia di continuo. Ma soprattutto, dopo essere diventato vedovo, ha perso ogni controllo e dice sempre quello che pensa.

Non può esistere After Life senza Ricky Gervais ma al tempo stesso la serie è un passaggio cruciale per il comico inglese. Dopo The Office ed Extras l’attore non solo si cala completamente nel suo personaggio, ma si impossessa di ogni suo gesto, respiro, sguardo. Nel modo in cui chiude la porta al postino senzatetto, si rivolge al padre che gli continua a chiedere di Lisa, si relazione a Matt che vorrebbe spronarlo a tornare a vivere, il suo corpo cammina per terra ma vola anche in aria. Si, dopo un lutto che ci tocca da vicino, ci si crede dei supereroi invisibili che non vogliono essere visti da nessuno. Ci si può prendere gioco degli altri perché sembra che più nulla ci tocca da vicino. E così tutta la galleria degli altri personaggi, dalla collega Kath che si occupa della pubblicità al figlio della compagna di Lenny che aspira a fare l’attore, fino al burattinaio sepolto in casa che vuole apparire a tutti i costi sul giornale fino al tossicodipendente Julian che procura la droga a Tony sono tutti filtrati attraverso lo sguardo del protagonista. Potrebbero essere frutto della sua immaginazione in un’interpretazione del finale della terza stagione. Sono al tempo stesso una galleria di losers guardati però da Gervais con coinvolgente affetto, dove ognuno di loro ha la forza di rialzarsi ogni volta e di trovare le motivazioni non solo per andare avanti ma di trovare l’entusiasmo nelle piccole cose.

C’è il prima e il dopo in After life. La vita e quello che c’è dopo, anche se siamo ancora sulla terra. Tony è spesso davanti al PC dove è in dialogo continuo con Lisa che gli parla durante la felicità passata oppure mentre è in ospedale. Oppure è seduto in una panchina davanti alla sua tomba dove fa amicizia con una vedova. Il pc, la panchina. Sono gli unici momenti dove Tony non ha la maschera. Lì è scoperto, è nudo. Vicino al cane, steso sul divano con un bicchiere di vino nelle inquadrature che spesso chiudono l’episodio accompagnato da una colonna sonora da brividi: Rocket Man di Elton John, Into My Arms di Nick Cave & The Bad Seeds, You’ve Got a Friend di James Taylor, These Days, di Jackson Brown, Can You Hear Me di David Bowie fino a The Wind di Cat Stevens.

Dietro le occhiaie di Tony c’è poi il lato più comico, con caratterizzazioni spietate e divertentissime come lo psicologo cinico e incapace, o le scene dello spettacolo del teatro locale e il grandioso momento l’intervista alla ragazza sfigurata dalla chirurgia plastica (4° episodio della 2° stagione) a cui Tony chiede, dopo un suo verso incomprensibile: “Sta ridendo?” -“Piange?”. Sono i suoi occhi da alieno che tornano nel mondo, come noi ci siamo tornati tante volte in diversi momenti della nostra vita. After Life trova sempre il dramma nella risata e il lato buffo della tragedia. Sono le pagine della nostra vita. La serie è come il suo protagonista. Ti arriva addosso e ti butta a terra. Ti fa capire che non puoi fare a meno degli altri ma anche che invece si può anche stare benissimo da soli. Proprio come Jeff Bridges in Fearless. Quante persone siamo nella nostra vita? Riusciremmo oggi a parlare con noi stessi e come eravamo dieci, vent’anni fa? After Life andrebbe rivista più volte. Oppure no, passare direttamente da un episodio all’altro. Come nella nostra vita, dove non è possibile tornare indietro. È la serie che tocca la testa e il cuore. Perché è cinica quando vogliamo essere cinici, coinvolgente e aperta al mondo quando vogliamo essere coinvolgenti e aperti al mondo. La prime due stagioni sono trascinanti, la terza è insostenibile per come distrugge tutte le nostre difese. L’ultimo episodio, con l’intervista ai bambini malati di tumore, è qualcosa di così travolgente, così toccante che toglie il fiato. E ci dimostra come il dolore può unire molto più della felicità. Anche lì, a partire da Lisa e Tony, possiamo diventare dei supereroi.

 

Titolo originale: id.
Creata da: Ricky Gervais
Regia: Ricky Gervais
Interpreti: Ricky Gervais, Tom Basden, Tony Way, Diane Morgan, Kerry Godliman, Ashley Jensen, Mandeep Dhillon, Michelle Greenidge, Joe Wilkinson, Penelope Wilton, Jo Hartley, David Earl, David Bradley, Ethan Lawrence
Distribuzione: Netflix
Durata: circa 30′ ogni episodio
Origine: UK, 2019-2020-2022

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.4
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Il voto dei lettori
3.89 (19 voti)
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