ALEX GIBNEY va all'Inferno

La Catholic League americana gli ha augurato di bruciare all'Inferno prima ancora di aver visto il film, ma a poche settimane dalle dimissioni di Benedetto XVI, tra i protagonisti del suo documentario sulla piaga degli abusi sui minori compiuti dai preti cattolici di tutto il mondo e puntualmente insabbiati dal Vaticano nel corso dei decenni, il regista premio Oscar Alex Gibney è a Roma per presentare il suo Mea Maxima Culpa, dopo il passaggio al Festival di Toronto, la messa in onda in USA sulla HBO e le distribuzioni in sala in Irlanda e Australia. "E' un momento fondamentale per la Chiesa cattolica ed era dunque importante fare uscire il film in questi giorni qui in Italia. Speriamo tutti che Francesco porti a compimento quello che Papa Ratzinger ha dovuto lasciare a metà: le sue dimissioni mi sembrano l'atto più potente di tutto il suo operato, la confessione di un uomo che non è più in grado di finire il suo lavoro in diverse questioni, compresa quella dei preti pedofili".

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Gli fa eco Marco Politi, vaticanista de Il Fatto Quotidiano: "Ratzinger, a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha ricevuto dal 2001 sino alla sua ordinazione a Pontefice i dossier su ogni singolo caso di pedofilia denunciato nella Chiesa. Da Papa ha inasprito le procedure ecclesiastiche per questi casi, ma ha due grandi mancanze: non aver mai fatto capire ai vescovi che ogni caso va denunciato penalmente, mai nascosto, e soprattutto non aver acconsentito alla pubblicazione degli archivi segreti del Vaticano sulla questione".

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Robert Mickens, voi vaticanisti stranieri a Roma come considerate la condotta italiana su queste problematiche?

Mickens: si tratta di sicuro della nazione con la politica di minore efficacia al riguardo, nelle singole diocesi non si sente alcuna urgenza nell'istituzione di commissioni di inchiesta come invece succede in Germania, Belgio, Austria…purtroppo si continua a spostare la concezione di vittima dai minori ai preti stessi, quando invece sono i bambini ad aver subito un doppio abuso: quello sessuale, e in qualche modo quello di fiducia nell'istituzione, e in persone, i preti, che molto spesso sono loro molto vicine, amici stretti.

Il film racconta la vicenda di quattro di loro, non udenti, che dopo anni sono riusciti a squarciare il velo del silenzio sull'Istituto per sordi di Milwaukee con una serie di azioni dimostrative e legali, e continuano la loro lotta per la verità fino a quando gli archivi segreti non verrano resi pubblici…

Laurie Goodstein, New York Times: la loro è una storia esemplare, dopo che il film è uscito nelle sale in USA sono stata travolta dalle mail di ringraziamento in cui persone abusate che magari non avranno mai il coraggio di uscire allo scoperto si sentivano sollevate grazie alla denuncia del film di Alex – se Mea Maxima Culpa riuscirà a fermare anche una sola violenza in futuro, avrà funzionato come modello di una battaglia che è possibile vincere.

Alex Gibney: alla prima mondiale, a Milwaukee, in una sala di 1200 posti, la platea era composta da persone sorde, da vittime di abusi, da preti, da cattolici e da laici. I quattro ragazzi di cui racconto la storia nel film per me sono dei veri e propri eroi di tutti i giorni: la loro protesta con i volantini che smascheravano Padre Murphy distribuiti fuori dalle chiese credo sia stato il primo gesto pubblico di accusa di un prete pedofilo nella storia della Chiesa. Una vicenda, questa degli abusi negli istituti per sordi, che purtroppo ho ritrovato similissima in quello che succedeva in un istituto per sordi della vostra Verona, e sul quale bisogna ancora lavorare a lungo per portarne alla luce lo scandalo…

Data l'immagine pubblica, che il mondo intero ama, di Giovanni Paolo II, è difficile credere al ritratto che ne dà il film, ovvero di uno dei maggiori responsabili dell'omertà sui casi di pedofilia nella Chiesa…

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Alex Gibney: per Wojtyla vale una definizione che abbiamo rubato nel film alla polizia americana, ovvero quella di Nobile Cause Corruption – la grande reputazione morale della persona è come se in qualche modo lo assolvesse dalle sue malefatte nascoste; per questo era importante nel film raccontare di Padre Maciel, stupratore che aveva anche avuto figli segreti, però vicinissimo a Giovanni Paolo II che lo considerava un amico, con i suoi Legionari di Cristo e le sue ingenti donazioni.