Antonio Castaldo parla di "Cristina", il corto girato ad Arezzo

Antonio CastaldoCristina, il cortometraggio di 21 minuti diretto da Antonio Castaldo, aprirà ufficialmente la nuova stagione de"Gli Invisibili di Primavera 2013" ad Arezzo.  Protagonista è proprio Cristina, a cui non sembra non mancare nullamalgrado non abbia più i genitori. Ha un lavoro, una nonna a cui è molto legata, ma soprattutto, grazie al suo unico amico, ha la grande passione per il cinema muto degli anni 20.Tra i protagonisti ci sono Ernesto Mahieux. Chiara Cappelli e Giorgio Rossi. Stasera sarà presente con il cast alla rassegna con il suo lavoro che precederà la proiezione di La bottega dei suicidi di Patrice Leconte. Intanto in questa intervista ci anticipa qualcosa.

 

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Come è nato il progetto di Cristina?

L’idea alla base di questo lavoro nasce dal tentativo di coniugare in un ottica interdisciplinare diversi attributi culturali. Teatro, danza, musica, pittura, scultura e fotografia si fondono in un solo elemento, il cinema, dando vita ad un’opera poetica di immenso significato estetico. L’opera è nata da un’esigenza ben precisa, quella di voler raccontare una storia attraverso le immagini senza dover ricorrere ai dialoghi o a didascalie. Io credo che per un regista cercare di emozionare il pubblico con la sola forza delle immagini sia davvero una gran bella sfida. Mi auguro solo di esserci riuscito.

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Quali risorse e quali difficoltà ci sono state a girare ad Arezzo?

Il contesto in cui si inserisce la vicenda di Cristina è la Fiera Antiquaria che si svolge ad Arezzo il primo fine settimana di ogni mese dell'anno. Ecco! una delle risorse di Arezzo è il fatto che sia un luogo in cui si vive ancora di una certa genuinità. Una qualità che purtroppo riscontro sempre meno in città un po' più grandi, spesso conquistate dal turismo di massa e quindi intolleranti. Invece quando passeggio per le strade di Arezzo ho la sensazione molto netta di un legame molto forte con le proprie tradizioni. C'è un'atmosfera antica, o forse meglio, un'atmosfera antiquaria. Che è poi quella che ho cercato di dare al mio film, un atmosfera senza tempo. Le difficoltà riscontrate, invece, sono le stesse di chi cerca di farsi strada nel mondo dell'arte e trova davanti a se un muro quasi invalicabile. Il problema spesso è di tipo economico, ma più di ogni altra cosa, quello che mi da più fastidio è l'indifferenza, la semplicità e l'arroganza di chi non gliene ne frega niente di quello che stai facendo, bello o brutto che sia.

 


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sul set di CristinaLa sfida col muto. Perché?

Il corto per me non è un film muto, nel senso che non è un lavoro di ripresa della tecnica grammaticale dei film muti. È piuttosto un film non parlato, un film silenzioso dove gli oggetti nel contesto in cui sono posti, insieme all’atmosfera delle scene e ai colori dei costumi descrivono i personaggi meglio di qualsiasi battuta o dicitura. È un’opera del silenzio, intesa come un andare all’essenziale della vita e del racconto. In Cristina il silenzio da valore alle immagini e le pause della musica ci rivelano il valore delle note. Colgo l'occasione per ringraziare chi mi ha aiutato a realizzare questo lavoro, figure come l'attore Ernesto Mahieux, la costumista Elena Puliti, Giorgio Rossi dei Sosta Palmizi, che ha impreziosito una delle scene con un breve spettacolo di danza, nonché la collaborazione di musicisti del calibro di Marna Fumarola e Alessandro Tricomi che hanno composto le musiche originali per tutta la durata del film.


 

Come hai convinto Ernesto Mahieux ad accettare la parte?

Ernesto l'ho conosciuto al Piccolo Teatro di Milano circa tre anni fa, giusto un saluto con la promessa di aggiungerlo su Facebook. Da allora, quando ho scritto la sceneggiatura di Cristina, ho pensato a lui come personaggio chiave dell'intera vicenda. Il problema quindi era solo di convincerlo a venire a fare il corto ad Arezzo, tra l'altro senza retribuzione. Bene, la prima cosa che ho fatto è stata quella di mandargli un simpatico messaggio su Facebook per chiedergli se ci fosse la possibilità di incontrarlo per la realizzazione del progetto. Nel messaggio sono rimasto sul vago, non gli ho accennato nulla della sceneggiatura. Lui dopo un po' mi ha risposto e ci siamo dati appuntamento a Roma. A quel punto, quando ci siamo visti, più della storia, più del personaggio che avrebbe dovuto interpretare, quello che veramente l'ha convinto a venire ad Arezzo credo sia stato l'offerta di una vera bistecca fiorentina. Questo però è il mio pensiero. In verità non so perché abbia accettato, di sicuro dopo la sua prova, la sua disponibilità e la sua grande professionalità ho capito che dietro al personaggio c'è un uomo generoso che cerca in tutti i modi di dare speranza a chi come me crede nel futuro. Un po' come fa nel film con Cristina.