Apple Vision Pro: il futuro è immersivo?

Il visore Apple promette di aprire agli utenti un nuovo mondo ibridato dalla tecnologia passtrough. Peccato che le criticità sono molteplici e difficili da ignorare al momento

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Il fatidico Vision Pro di casa Apple è finalmente arrivato per dimostrarci che lo spacial computing, secondo l’azienda californiana, è il futuro. E non sorprende che Apple faccia ancora di tutto per dissociare il suo nuovo visore dall’idea di un utilizzo ludico e svogliato; opponendosi duramente al visore Meta e incentivando l’idea di una tecnologia volta alla produttività. In questi giorni però l’umanità ha saputo contraddire ogni roseo pronostico, guardando ai video proliferati in rete nel periodo: un uomo che guida una Tesla con indosso il Vision Pro (è stato arrestato), o gente che cammina in strada e in metro che muove le mani tirando fili invisibili in modo goffo… Secondo l’editorialista del Wall Street Journal Joanna Stern “una delle cose più belle che ho fatto con questo dispositivo è stata cucinare. Ho potuto impostare i timer nel mio ambiente reale, direttamente sulle pentole. È stato uno dei momenti in cui ho davvero visto il futuro”. In effetti finora la killer app del visore Apple è il timer da cucina. Questo nuovo hardware sembra intenzionato a voler aprire all’umanità una serie di nuove applicazioni allo spazio e al tempo degli utenti, ma le polemiche non sono tardate ad arrivare. Quali sono quindi i problemi e i limiti più evidenti del Vision Pro?

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Al prezzo base di 3499 dollari l’Apple Vision Pro ha già venduto oltre le 200.000 unità. Ma la diffusione su larga scala che l’azienda tech spera di raggiungere è ancora lontana dal compimento. Perché le dimensioni e il peso dell’oggetto (650 grammi), oltre alla scomodità del dover portare la batteria sempre in tasca e collegata al visore (batteria di 300 grammi; che Apple ha provato in tutti i modi a nascondere) rende questo visore parecchio ingombrante. Va detto che siamo ufficialmente ancora alla prima generazione di visori, quindi è normale incappare in questi grossolani errori di valutazione.

Procedendo con il lato più tecnico di questa analisi, il Vision Pro sicuramente non delude. L’offerta visiva del display micro-oled sembra arrivare all’incredibile traguardo dei 60 ppd (che sta per pixels per degrees, una stima dell’offerta visiva dello schermo). Queste specifiche consentono quindi all’utente di interagire con un’immagine in 4k. Alcune ipotesi parlano di una risoluzione totale di 6560 x 3508 pixel. L’aspetto più innovativo del visore è la tecnologia passtrough – già adottata dal Meta Quest 3 – che permette di vedere simultaneamente l’ambiente intorno a noi e le interfacce virtuali. E qui sorge una delle più interessanti criticità. Perché la realtà che vediamo una volta indossato il visore non è semplicemente distillata, bensì una riproduzione tramite videocamera trasmessa su display. Ecco che quindi ancora una volta abbiamo dinanzi un ambiente filtrato e – potenzialmente – anche manipolato.

Il più inquietante dettaglio legato all’utilizzo del Vision Pro è sicuramente quello del fruitore visto da fuori. Se infatti ci concentriamo nel guardare il volto con indosso il visore, vediamo sullo schermo dell’interlocutore due occhi digitali. Ma non sono gli occhi “veri” trasmessi tramite videocamera, si tratta piuttosto di riproduzioni preesistenti e adattate alla fisionomia dell’utente – aiutato dal tracking ottico. Il volto sta sparendo (?) e la teoria dell’uncanny valley si fa sempre più veritiera. L’ingresso del visore Apple segna una linea tra il prima e il dopo, e dimostra di avere ancora moltissimi problemi, anche se tutto indica che nei prossimi anni, con l’evolvere delle tecnologie e l’abbassamento dei prezzi, questo mercato sia destinato a decollare – sino a occupare una parte sempre più significativa della nostra attenzione prima; delle nostre vite future poi.

Anni fa su Twitter circolava un famoso meme che oggi abbiamo riscoperto grazie alla fantastica pagina Know Your Meme che recita: “Not a cell phone in sight, just people present in the moment (non un singolo telefono, solo gente che si gode il momento). Cosa dovremo aspettarci quando la realtà virtuale e digitale che abbiamo conosciuto e assimilato tramite gli schermi diverrà definitivamente immersiva e completa ai suoi massimi storici?

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