ASIAN FILM FESTIVAL 2011 – "The fourth portrait", di Chung Mong-hong (Concorso)

The fourth portraitThe fourth portrait è qualcosa di più della storia di un bambino al quale muore il padre con cui vive e che si trasferisce dalla madre che gestisce un locale equivoco e che da anni aveva lasciato il marito per convivere con l’amante, un personaggio losco e aggressivo che vende pesci rossi al mercato notturno. Il film del taiwanese Mong-hong è quindi di sicuro una riflessione meditata sul mondo dell’infanzia, un racconto quasi morale, un racconto di formazione, ma anche una fiaba oscura popolata da paure infantili. Xiang, il piccolo protagonista si destreggia da solo in questo mondo di adulti, affidandosi soprattutto alla propria intuizione e alla propria forza d’animo. A riflettere sul film, sul suo senso ultimo e al racconto, viene quasi da pensare al nostro Pinocchio e alla sua parabola esistenziale che da inanimato pezzo di legno diventa un ragazzino dalle belle prospettive. Xiang, come Pinocchio, lungo il suo percorso di crescita e di metamorfosi, incontra i vari archetipi di adulti che segneranno la sua vita: l’anziano custode della scuola che come un grillo parlante lo mette in guardia sui mali della vita e sulle cattive persone come il suo patrigno; Il giovane delinquente che gli fa vivere un illusorio paese dei balocchi nelle piccole scorribande delinquenziali che pratica, sfoderando una spavalda sicumera che denuncia una profonda e inconsolabile disperazione familiare; la madre, soprattutto, una dolente fata turchina, fuggita dal suo paese e dalla sua famiglia e che nasconde una segreta sofferenza.

Il dolore nascosto è la misteriosa scomparsa del fratello maggiore di Xiang, un mistero attorno al quale si sviluppa un’altra traccia narrativa del film, un’assenza, che per motivi differenti, diventa inquietante e pesa su tutti i protagonisti e Xiang, in un sogno che lo sconvolge, vedrà vagare senza pace questo suo sconosciuto fratello. Da qui prende avvio la sua ossessiva ricerca di verità sull’episodio e questo sarà il motivo del duro scontro con il patrigno che sappiamo essere l’autore dell’inconfessabile misfatto.

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In questo solitario percorso esistenziale il piccolo Xiang sperimenta la propria progressiva crescita.  Un faticoso e introverso cammino che egli compie da solo senza alcun sostegno, senza interlocutori. Le tappe fondamentali della crescita di Xiang, sotto il profilo narrativo, restano consegnati ai quattro ritratti che egli disegna in una quasi inconsapevole ricerca di verità. Il primo è un disegno del padre che al funerale sostituisce un ritratto che Xiang non possiede, il secondo annuncia, con una sintesi precisa, una incipiente consapevolezza sessuale, il terzo evidenzia il proprio desiderio di conoscenza del passato e di verità sulla scomparsa del fratello, il quarto, che non vediamo e sul quale si chiude il film, è un autoritratto che la maestra assegna in classe ai suoi alunni. Xiang è costretto a guardarsi allo specchio e guardare il suo stesso futuro dritto negli occhi.

In questa articolata stratificazione di elementi narrativi The fourth portrait è un film che sotto le spoglie di un raccontoThe fourth portrait di crescita e di trasformazione, si misura con le profonde inquietudini che segnano le nostre esistenze. Un mondo di paure infantili sedimentano nello svolgersi della storia. Una antica e ineludibile paura della solitudine, la primaria paura dell’essere estraneo dentro il proprio stesso nucleo familiare, costituiscono temi fondanti del film. È proprio sotto questo aspetto che l’ardito paragone della storia di The fourth portrait con quella del burattino di Collodi appare un percorso possibile. Nessuno ha mai creduto che un pezzo di legno possa un giorno diventare un uomo, ma abbiamo sempre creduto alla progressiva trasformazione che ci fa trovare un’immagine quotidianamente differente, pur dentro un mondo interiore complicato da una rete di quotidiane angosce e di mai sopite inquietudini. The fourth portrait racconta anche questo e non è poco.

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Un commento

  • Massimo Di Martino Cinematocasa
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    Grazie a Tonino per questo accostamento col Pinocchio di Collodi. Non ci avevo pensato ma effettivamente la somiglianza è straordinaria. Bravo!