Blog NET NEUTRALITY – Massa Carrà

Scomparsa a 78 anni la più trasgressiva ed istituzionale di sempre, in un Paese mai del tutto conciliato. Raffaella Carrà, la Lady Tuca del ragù che preferiva allo spezzatino

Scomparsa a 78 anni la più trasgressiva ed istituzionale di sempre, in un paese mai del tutto conciliato. Con la Carrà la trasgressione si fa trend di massa dagli anni ’70. Ha interpretato la trasgressione in chiave nazional-popolare, attraversando tutte le epoche. Raggiungibile perché mostrava tutto il repertorio: sexi, materna, suororale. Da ballerina scattante a signora colloquiante. Lei liscia non era e nessuno l’ha vista riccia, se non Gianni Boncompagni. Il privato non combaciava con il pubblico, facendo spettacolo senza dare spettacolo, questo è trasgressivo: fare spettacolo per quello che si è e non per quello che si fa. Emblematici i casqué senza partner, casqué autoindotti. Prendere per mano i “ragazzacci” e renderli mansueti, accessibili, pressoché fragili. Un carro armato con fiori nel cannone. Avanguardista senza repliche, rompendo gli argini esibendo il corpo, spingendo i testi, accompagnando i doppi sensi con eleganza e risate fragorose. Subito dopo la vedi colloquiare con Topo Gigio e anestetizzava i suoi messaggi, come un’infermiera di corsia, di reparto, del reparto malati immaginari, o meglio, dell’immagine, la stessa immagine apparsa ai fedeli, insomma, una Madonna (pop) ante litteram. Icona per gli omosessuali, senza che lei ne capisse fino in fondo le ragioni. Icona perché personaggio che bucava la nostra percezione, il nostro stare all’interno del sociale, il visivo l’immagine in cui si filtra la nostra Storia.

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Solo alla morte si riesce però a fissare un intero periodo e ormai la cultura pop è nella sua fase senile ed è per questo che cogliamo la pregnanza di personaggi come la Carrà. Una volta disse di votare comunista, ma alla televisione spagnola, e questa affermazione, come tutta l’intervista non è mai stata tradotta e mostrata in Italia. Paladina con le affinità di Madonna, Lady Gaga, o meglio, Lady Tuca. Artificiosa in scena, libera dalla testa in giù, o da Trieste e in giù. Oggi comanda la frammentazione, lo spezzatino, con la Carrà dominava il ragù preparato dalle cinque del mattino, catalizzatore di carne macinata e sudore. Carrà faceva massa, come la Nazionale, dando un sapore meno farlocco alla cucina del sentimento facile sullo schermo. Il format non la schiacciava nelle banalità richieste, perché lei era figlia della progettualità e non del navigare a vista. Ha investito nel passato per corroborare il futuro. A differenza dell’influencer di turno, figura compiacente, figura che fa quello che il pubblico si aspetta che faccia, Carrà andava incontro al pubblico nell’idea di “educarlo” senza vergogna e presunzione, offrendo una visione del mondo più ampia, per alcuni forse mestamente piatta, ma da una base si deve partire, a prescindere. C’è stata pure un’idea di programma che la Carrà non ha potuto concretizzare, perché non le è stato permesso dai dirigenti: presentare tutti gli articoli della costituzione, uno al giorno, in compagnia di un professore di diritto, magari dopo che qualcuno da casa avesse indovinato quanti fagioli erano contenuti nell’apposito barattolo.

Nel proporre continuamente il racconto del mondo circostante, non proponeva il racconto di chi fosse lei. Ha vissuto nella narrazione collettiva, partendo dalla tradizione, senza mai tradirla, e attraversando la trasgressione, senza mai soccombere ad essa. Il percorso perfettamente inverso compiuto dagli influencer, i quali hanno scavalcato la tradizione, si sono inventati un mestiere, quindi trasgredendo in partenza per poi perdersi nell’auto-compiacimento. Maria Roberta Pelloni, che a tre anni e mezzo già ballava senza mai fermarsi, un’estate, quando da bambina andava in Romagna a trovare la nonna al mare, ha conosciuto l’attrice del cinema muto, Teresa Franchini, che le ha cambiato letteralmente l’esistenza e le ha aperto un mondo nuovo. Così è arrivato il cinema con Frank Sinatra, il teatro con Giulio Bosetti; qualcuno si è voltato a guardare da qualche altra parte e poi si è ritrovato dinanzi per “miracolo”, dopo anni, uno dei personaggi mediatici più popolari d’Italia di sempre, in tuta lunare attillatissima, dal caschetto biondo spaziale, che proteggesse all’imboccare senza forza gravitazionale (superba la sua intervista a Battiato nel 1985, visibile su youtube) viali del tramonto, da eventuali ed estremi colpi di testa, e ci assicurasse in eterno quei leggendari casqué al battito folgorante di batteria.

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    Un commento

    • Solo un piccolo appunto: Teresa Franchini ha girato il suo primo film nel 1935, quindi non è “attrice del cinema muto”, anzi è stata insegnante di dizione al CSC, forse sara per quel motivo che la Carrà aveva una dizione più che perfetta…