Da Wim Wenders a Werner Herzog: il Giappone visto da altri occhi

In attesa di Perfect days, ultimo film di Wim Wenders, vediamo insieme gli autori che prima di lui hanno guardato al Giappone attraverso il proprio cinema

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In attesa del film Perfect Days (2023), l’ultimo lavoro di Wim Wenders, dal 4 gennaio 2024 nelle sale cinematografiche italiane, ripercorriamo insieme il ruolo che occuoa il Giappone nella filmografia di registi internazionali, europei e statunitensi, come Paul Schrader, Clint Eastwood e Werner Herzog. Il film, premiato all’ultimo Festival di Cannes, si concentra sulla vita di Hirayama, un uomo giapponese appassionato di musica, libri e alberi. La sua routine ben delineata verrà sconvolta quando il suo passato riemergerà attraverso incontri inaspettati.

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Nel caso di Wenders non è la prima volta che condivide con il suo pubblico l’interesse per il Giappone, pensiamo al documentario Tokyo-Ga del 1985. Si tratta di un omaggio al regista Yasujiro Ozu. Infatti, Wenders si reca personalmente in Giappone per vivere la Tokyo rappresentata nei film di Ozu. Arrivando lì per la prima volta, è sorpreso di trovare una città piena di contraddizioni.

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Così come Wenders in Tokyo-Ga, anche Paul Schrader è affascinato da Ozu, tanto da omaggiarlo in una scena nella versione restaurata del suo film Mishima – una vita in quattro capitoli (1985). Qui Schrader sintetizza i quattro momenti dell’esistenza di Yukio Mishima, uno degli autori giapponesi più importanti del ventesimo secolo. Infatti, Mishima è considerato uno dei personaggi più controversi nel panorama politico giapponese, che lo porta a fondare Tatenokai, una milizia civile con il dichiarato scopo di restaurare la dignità dell’Impero Giapponese, a cui seguirà un colpo di Stato.

Paul Schrader sceglie di rappresentare Mishima ponendo al centro del discorso i limiti, i vincoli e i fuori campo della vita dello scrittore, optando per l’ingombranza dello stile attraverso la struttura a capitoli, sottolineando più che altro il rapporto tra il protagonista e la vita e l’arte. Se per alcuni cineasti come Schader la politica giapponese fa più da sfondo per narrare la vita di un uomo, ve ne sono altri che pongono al centro della loro storia proprio il fattore sociale e politico, come l’americano Clint Eastwood.

Fuori concorso a Berlino, Eastwood presentò il suo Lettere da Iwo Jima (2017). Qui l’esercito e la difesa sono affidati al generale Tadamichi Kuribayashi, uomo di grande cultura, avendo studiato in Canada, che nonostante sappia di combattere una guerra senza speranza ha l’obiettivo di uccidere almeno dieci americani. Vi sarà uno scontro tra giapponesi e americani che durerà 40 giorni, al termine dei quali 20.000 soldati giapponesi rimangono sul campo, ma solo dopo aver ucciso 7.000 soldati americani.
Lettere da Iwo Jima ha lo scopo dichiarato di fare da controcampo al suo precedente Flags of Our Fathers, che raccontava la conquista dell’isoletta del Pacifico dal punto di vista degli americani. In questo film, invece, il punto di vista è negli occhi dei nemici, raccontando la follia propagandistica di chi usa il patriottismo per negare la realtà.

A distaccarsi a livello di storia ed ambientazioni, non possiamo non citare Family Romance, LLC di Werner Herzog del 2019. Herzog si è recato a Tokyo e ha costruito una sorta di instant movie, dedicato alla figura di Ishii Yuichi (un proprietario di un’attività che offre simulazione biografica), girato con struttura produttiva e creativa molto leggera e facendo di Yuichi il protagonista di una narrazione che si basa sul doppio livello di finzione uomo-attore. Herzog ci introduce a un incontro tra una bambina di 12 anni e suo padre che non ha mai conosciuto, interpretato da Ishii.
Il duplice livello di finzione porta lo spettatore in una dimensione straniante, mescolando finzione e documentario. Ma l’elemento che differenzia maggiormente le opere da quelle precedentemente citate, è l’impossibilità di vivere il dramma in modo veritiero. Insomma, il Giappone come simbolo di un futuro già esistente.

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