DVD – “Storia di Piera”, di Marco Ferreri

storia di pieraAnno: 1983
Durata: 105’
Distribuzione: Medusa Home Entertainment
Genere: Drammatico
Cast: Hanna Schygulla; Marcello Mastroianni; Isabelle Huppert; Angelo Infanti; Maurizio Donadoni
Regia: Marco Ferreri
Formato DVD/video: 1.66:1
Audio: Italiano Dolby Digital 1.0
Sottotitoli: italiano per non udenti
Extra: Intervista a Piera Degli Esposti, Intervista a Vieri Razzini, Filmografia di Marco Ferreri
 
 

 

 
IL FILM
Marco Ferreri mette in scena la dissoluzione della famiglia convenzionale e l’esplosione di tutti i suoi tabù. Lo fa nel 1983 con Storia di Piera, film tratto dal libro omonimo, firmato da una coppia d’eccezione: Dacia Maraini e Piera Degli Esposti. Scrittrice la prima, attrice teatrale la seconda, queste due donne condividono affinità ed esperienze. Eccole spiegate dalla Maraini: «La violenza subita e assorbita durante l'infanzia, le grandi paure che hanno fatto nascere una struttura di difese complessa e spinosa, la gaiezza di fondo che nulla può turbare, le tormentose difficoltà per prendere possesso di una cultura estranea e predatrice, i sogni di una sensualità sepolta sotto coltri di timori, sensi di colpa, incertezze».
storia di pieraTutto questo emerge dalle pagine del libro scritto a quattro mani ed è ben trasposto sullo schermo da Ferreri, regista completamente a proprio agio tra le trasgressioni e l’anticonvenzionalità di una società in bilico tra repressione e liberazione della parte istintuale insita in ogni essere umano. Tra l’altro, Ferreri mantiene un filo diretto con le autrici del libro, che firmano anche la sceneggiatura del film, per tutta la durata delle riprese. Lo si nota, in particolare, nello sguardo di tenerezza con cui il regista ritrae il personaggio attorno al quale ruota l’intera vicenda: Eugenia, madre della protagonista Piera, nome dietro cui si cela quello della madre di Piera Degli Esposti. Infatti, come lo stesso titolo suggerisce, questa non è altro che la storia della nota attrice, a partire dalla nascita sino al momento in cui intraprenderà il cammino del palcoscenico, che la condurrà al successo nazionale. Ma questa è soprattutto la storia dell’infanzia e dell’adolescenza di Piera, della sua educazione sentimentale, imposta da una madre complessa e totalizzante.
Non deve essere stato facile, per una ragazzina, crescere in una famiglia così sopra le righe. La madre ha un equilibrio psichico altamente instabile. Il padre, funzionario del Pci ai tempi delle contestazioni giovanili sessantottine, è frustrato da una moglie ninfomane che lo tradisce con il primo che passa, ma al contempo non riesce ad affrancarsi dalla passione distruttiva e dall’amore che prova per lei e che anche la donna, a suo modo, ricambia. Piera si trova, così, in bilico tra le premure del padre, che tenta di dare un briciolo di serenità alla famiglia, e gli eccessi istintuali della madre. Ancora bimba, vestita però come una piccola donna dai tubini attillati, le scarpe col tacco e la borsetta di perle, Piera segue la madre giorno e notte, sentendosi in dovere di controllarla e imporle dei limiti. I ruoli tra madre e figlia sono del tutto capovolti. Eppure, dietro la facciata di una ragazzina che si assume responsabilità da adulta, si cela un’adolescente precoce, che prova un’attrazione irresistibile nei confronti dell’esempio amorale offerto dalla madre. Seguirla nelle sue avventure passionali diventa, per Piera, un gioco, che si fa sempre più pericoloso con l’aumentare dell’età e dell’avvenenza. La ragazza starà sempre accanto alla madre, anche quando le depressioni profonde e gli elettroshock in manicomio avranno la meglio sulla sua gioia di vivere. Il legame affettivo tra le due è fortissimo, come pure lo è la rivalità nella conquista delle attenzioni del padre e marito, che, in alcune scene esplicite del film, configura una sorta di “menage a trois” dalle ambiguità incestuose.
Eppure non c’è giudizio o moralismo nello sguardo del regista. Solo una grande tenerezza empatica nei confronti di queste due donne così “diverse”, complesse, affascinanti. Ferreri mostra profondo rispetto verso questi personaggi realmente esistiti e anche le inquadrature piccanti non sono girate per far gridare allo scandalo o compiacere una sessualità morbosa, ma solo per rendere la verità di questa vicenda familiare, colta in tutta la sua fresca carica di spontaneità e vitalismo, senza edulcorazioni né esagerazioni.
Lo stile inconfondibile del regista de La grande abbuffata e Dillinger è morto emerge in tutta la sua potenza visiva, tralasciando l’intreccio e prediligendo le sensazioni. Importanti sono quelle trasmesse dal paesaggio, che Ferreri tiene a filmare in prima persona. Il regista trasferisce la Bologna del libro nelle piazze metafisiche e le vie svuotate di Latina, Sabaudia, Pontinia e il litorale contiguo. Uno scenario contrassegnato da geometrie rigide, costruite dal regime fascista, che sembrano appena uscite dal pennello di Giorgio de Chirico. Un paesaggio perfetto per spazzare via il naturalismo della rappresentazione e far esplodere la sensualità dei corpi nudi in tutta la sua potenza. In questo, Ferreri è aiutato dalla forza interpretativa e dall’intensità espressiva dell’attrice tedesca Hanna Schygulla che, grazie al ruolo di Eugenia, vince il premio per la migliore interpretazione femminile al Festival di Cannes. È proprio lei che sovrasta il cast, ma bisogna comunque sottolineare che i personaggi sono tutti molto curati e grande plauso va anche a Isabelle Huppert (che incarna Piera), Marcello Mastroianni (il padre Lorenzo) e Bettina Grühn (Piera da bambina).       
 
 
extraIL DVD
Il DVD, prodotto dalla Medusa Home Entertainment, è di ottimo livello. Il formato video in 1.66:1 rende giustizia alla suggestiva e malinconica fotografia, che regala istantanee di un paesaggio pontino scarno, svuotato di vita, eppure impetuoso. Buono anche l’audio, che valorizza la colonna sonora incentrata sul sax di Stan Getz e impreziosita dalla Bellissima di Loredana Bertè, che fa un piccolo cameo nel film. Limitata al target nazionale la scelta della lingua: italiano Dolby Digital 1.0. Disponibili i sottotitoli solo in italiano per non udenti.
Molto interessante è il capitolo dei contenuti speciali, intitolati A proposito di… Storia di Piera. Vi troviamo, infatti, un’intervista a Piera Degli Esposti, che racconta la scelta del regista per il film. Molti quelli che si interessarono al libro, tra cui Marco Bellocchio e Lina Wertmuller, ma alla fine fu selezionato Marco Ferreri. «Abbiamo capito subito – spiega l’attrice – che la storia di mia madre esercitava su di lui un fascino irresistibile. In più, io ero molto attratta dal suo talento visionario, emerso in tutta la sua potenza nelle inquadrature del paesaggio di ambientazione dell’opera». Degli Esposti ricorda anche quanto Hanna Schygulla rimase legata al personaggio di Eugenia, sua madre, e di come la piccola Bettina Grühn somigliasse tanto a lei da bambina. «Si era pensato a me – afferma l’attrice – per interpretare il ruolo di mia madre, ma non mi sentivo capace di farlo, per il furore e l’amore che provavo e provo per lei». Marcello Mastroianni, invece, fu una seconda scelta. Per il personaggio del padre, infatti, Ferreri aveva scritturato Gian Maria Volontè, che rifiutò perché in quel ruolo «non c’era niente di politico». «Mastroianni – spiega Degli Esposti – fu scelto anche per la forte somiglianza fisica con mio padre, di cui ripropose fedelmente i gesti e gli atteggiamenti». La sceneggiatrice conclude raccontando aneddoti dal set e il suo doppiaggio di un breve momento di scena, quando Piera interpreta Medea.
L’intervista al direttore artistico Vieri Razzini offre poi utili spunti di esegesi. In particolare, l’esperto si sofferma sull’importanza del paesaggio per il regista, costruito per «dare l’idea che i personaggi si muovano al di là dello spazio» e per sottolineare i due elementi fondamentali che stanno a cuore a Ferreri: «l’educazione sentimentale di Piera e la fisicità, il continuo bisogno dei personaggi di toccarsi, baciarsi, abbracciarsi, manifestazioni di affetto e sensualità di una famiglia non convenzionale, che viola ogni tabù». Tutto ciò, secondo Razzini, fa di Storia di Piera «un film rivoluzionario, che rifiuta qualsiasi enfasi drammatica e dell’intreccio e procede per blocchi, valorizzando il non detto, l’ellissi, il fuori campo». «Altro elemento importante nell’opera – spiega il direttore artistico – è il tempo. Non quello storico, bensì quello personale, che ricostruisce la crescita di Piera fino al momento in cui riesce ad affrancarsi dalla presenza ingombrante della madre, ma non dal punto di vista affettivo, come dimostra la scena finale. Quest’ultima sequenza ha valore anche per comprendere il personaggio di Eugenia, donna che sta invecchiando nel corpo, ma non nella mente, che resterà sempre giovane, immatura e ribelle».
A chiudere il capito degli extra, la filmografia del prolifico Ferreri.