Emilio Isgrò. Autocurriculum sotto il sole, di Davide Bassanesi

Abbiamo visto al MAXXI di Roma l’anteprima del documentario che ripercorre l’arte e la storia pubblica e privata del “maestro delle cancellature”

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Isgrò, classe 1937, siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nasce come scrittore per poi decidere di dare un ordine diverso alle cose; si trasferisce di seguito a Milano dove incontra e frequenta letterati e artisti del livello di Vittorini, Quasimodo, Palazzeschi, Guttuso, Pomodoro e Montale e, a partire dalla prima metà degli anni Sessanta, aderisce all’ambiente della Poesia Visiva per poi sviluppare un linguaggio personalissimo il cui segno distintivo è la “Cancellatura” che, contrariamente alla “Cancel Culture”, sostiene la memoria, promuove la creatività e invita a una riflessione profonda sullo spessore della parola e dell’identità nell’arte. Le sue prime cancellature su enciclopedie e libri, contribuiscono infatti alla nascita e agli sviluppi della poesia visiva e dell’arte concettuale, le successive su testi classici, tragedie greche, testi religiosi, romanzi, leggi razziali, la Costituzione, sculture, cartine geografiche risparmiano parole che sono sempre portatrici di profondo senso, perché “si cancella per svelare, non per distruggere, é un dire no per poter dire un sì alle cose che contano, è un elemento di riflessione”.
Il docufilm Emilio Isgrò. Autocurriculum sotto il sole – come afferma lo stesso regista Davide Bassanesi – è frutto di un pedinamento paziente e discreto dell’artista che consente allo spettatore di penetrare il processo creativo e le preziose relazioni dell’artista, di scoprire come la cancellatura, dall’immenso potere evocativo e visivo, sia insita nella stessa dialettica siciliana della sua terra (dove acquisita una cosa poi la si cancella) e sia per un artista che cancella da 60 anni un modo per stare tra le cose del mondo, tra l’essere della parola e il suo sparire, il suo non essere. Isgrò cancella opere di giganti come Dante (la Vita Nova e il De vulgari eloquentia) e Caravaggio (La natività, trafugata nel 1969 dell’Oratorio di San Lorenzo, sarà cancellata per restituire valore di autenticità artistica a un capolavoro che ha subito una cancellazione così violenta), perché – a suo avviso – un artista deve sempre misurarsi con i giganti, deve concepirsi come un provocato non come un provocatore, come l’assistente di Dio che rinnova la vita ogni giorno e la esalta come fosse un’opera d’arte.

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Il documentario si sofferma su momenti significativi della carriera e vita artistica del maestro come l’incontro nel 2022 con il Presidente della Repubblica al festival TaoBuk di Taormina, dove realizza una monumentale installazione dedicata a Giovanni Verga in occasione del centenario della morte, rimarcando il ruolo di assoluta centralità in Italia e in Europa della sua Sicilia; l’installazione Non uccidere realizzata al MaXXI con l’architetto Mario Botta per i 75 anni della Costituzione italiana, che ripropone delle cancellature sulle tavole bibliche dei Dieci comandamenti (per Isgrò La costituzione di tutte le Costituzioni) lasciando in evidenza solo il quinto, al fine di ricondurre all’etica e alla morale il lavoro degli artisti; l’accusa di plagio a Roger Waters dei Pink Floyd; l’ambizioso progetto “Isgrò cancella Brixia” che si sviluppa su tre livelli includendo diversi linguaggi, dalla dimensione installativa materica e digitale delle Api di Viriglio (uno sciame di api volteggia e si va a posare sulle epigrafi romane, cancellando iscrizioni di quasi duemila anni fa e componendo nuove parole; Isgrò introduce nella sua arte gli insetti perché li considera “cancellature mobili” e qui storia e contemporaneità si mescolano, trasportando gli spettatori in uno stato di meraviglia simile a quello di Enea, sorpreso dalla moltitudine di anime che, proprio come api, secondo il racconto di Virgilio si aggiravano nella valle del fiume Lete), a quella espositiva tradizionale che si sviluppa negli spazi del Museo di Santa Giulia (sul cui prato è esposto L’armonium delle allodole impazzite, enigmatico strumento musicale sul cui perimetro corrono i tasti di un pianoforte, e nel silenzio risuonano le note della Casta diva dalla Norma di Vincenzo Bellini, ambientata nelle Gallie romane, nella trascrizione di Chopin) fino alla parte performativa con lo spettacolo teatrale Didone Adonàis Domine dello stesso Isgrò per la regia di Giorgio Sangati.

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Autocurriculum sotto il sole non manca di dare rilievo alle relazioni del maestro: dalla moglie Scilla, sua musa, che ha deciso di prendersi cura delle sue opere come fossero dei figli, ai curatori delle mostre, al responsabile dell’Archivio Isgrò Marco Bazzini, all’amico d’infanzia e avvocato Trifirò, al Presidente Mattarella suo conterraneo ed estimatore, ai sui galleristi e amici Giuseppe Lezzi ed Emanuela Baccaro della prestigiosa galleria milanese M77, che ha ospitato nel 2023 Planetarium, in cui sette diversi mappamondi, sospesi al soffitto e in lento movimento come accade per un planetario, si presentano con tutti i toponimi cancellati ed evocano la globalizzazione contemporanea che comincia a mostrare i suoi rischi e i suoi limiti, e nel 2024 Ulysses, mostra dedicata all’eroe omerico e alle interpretazioni che nei secoli ne hanno dato Dante Alighieri, James Joyce e Herman Melville.
Nessuno spazio ai critici d’arte invece perché secondo il maestro “oggi c’è una buona informazione critica, quando c’è, ma la stagione in cui il critico determinava il valore di un artista o il suo peso è finita”. Gianluigi Trovesi ha curato le musiche (jazz) che non sono d’accompagnamento ma in dialogo con le opere del grande maestro, attraverso le quali si percepisce fortemente il suo “desiderio di far diventare grandi le cose piccole” e di restituire al pubblico la capacità di immaginare, sognare e resistere.

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