Emma, di Autumn de Wilde

Sebbene Jane Austen abbia scritto un romanzo incentrato esplicitamente sulla persuasione, in fondo tutta la letteratura della scrittrice inglese orbita intorno a questo concetto, ed Emma non costituisce un’eccezione.

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Orfana di madre e figlia dell’apprensivo Mr. Woodhouse, la bella Emma vive una condizione agiata e iper protetta, fra picnic, passeggiate e pomeriggi a prendere il tè. Emma si apre con le nozze fra Msr. Taylor, governante in casa Woodhouse, e Mr. Weston. La ragazza si vanta di essere l’artefice del matrimonio, e subito si prodiga per sistemare la giovane Harriet Smith, dimenticando se stessa e non accorgendosi che il cognato George Knightley la ama profondamente. Prive di occupazione e costrette in un tempo immobile, le eroine di Jane Austen cedono sempre alla persuasione, intesa come incapacità di agire e pensare indipendentemente. Le protagoniste della scrittrice inglese cadono nei tranelli di una rigidità sociale che le vuole invece dipendenti; un sistema strutturato in precisi usi e costumi da cui riescono però sempre a liberarsi, risvegliandosi da questa sorta di torpore imposto (eccolo il genuino femminismo della Austen, rifiutare sempre la comodità della vittimizzazione). 

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Già trasposto per il grande schermo nel 1996 da Douglas McGrath e nel 2006 da Jim O’Hanlon, questa volta è la fotografa statunitense Autumn de Wilde a raccontare la storia di Msr. Woodhouse, dirigendo Anya Taylor-Joy, Johnny Flynn, Mia Goth e Billy Nighy. Rimanendo fedele al romanzo, Autumn de Wilde predilige, in linea con il suo mestiere principale, il lavoro sulla componente prettamente estetica del film, celebrando i costumi della bravissima Alexandra Byrne, più volte candidata all’Oscar (la stessa di Persuasione ed Elizabeth ma anche di Thor e dei Guardiani della Galassia).
Sull’aspetto visivo quindi nulla da dire, le immagini di Emma sono ineccepibili, e ben si accorda ad esse la fotografia rarefatta di Christopher Blauvet, lo stesso del Mid90s di Jonah Hill dove, seppur in modo diverso, si lavorava sempre su una luce di altri tempi. Insomma i colori pastello di Emma, la simmetria delle scene e la bellezza dei paesaggi inglesi che tanto amiamo,  sono davvero impeccabili.

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Ma è proprio questa ostinatezza sulla perfezione estetica ad essere il principale difetto di Emma di Autumn de Wilde. Vien da pensare a Marie Antoinette di Sofia Coppola, con Milena Canonero ai costumi e Lance Acord alla fotografia, dove il fattore estetico era il motore narrativo del film, un personaggio della storia a tutti gli effetti, chiamato a disegnare il carattere fanciullo e edonista della monarca francese. In Emma tutta questa bellezza rimane fine a se stessa. Il risultato è un film fermo, scomponibile in  belle immagini, che poco hanno a che fare col cinema e con l’anima malinconica della Austen, ben restituita da Ragione e Sentimento di Ang Lee o dall’Orgoglio e Pregiudizio di Joe Wright, per fare due esempi. E non solo. Anche il carattere ironico dei romanzi della Austen e nel caso di Emma, velatamente comico, non riesce a sprigionarsi dalle immagini e rimane ancorato alla scrittura. Insomma Emma non ci dice nulla di nuovo su una storia che ben conosciamo e il risultato finale è un film bello da guardare ma che stanca abbastanza in fretta. Un film macaron, che tanto ricorda quei dolcetti francesi  più belli da guardare che buoni da gustare.

 

Titolo originale: id.

Regia: Autumn de Wilde

Interpreti: Anya Taylor-Joy, Johnny Flynn, Billi Nighy, Mia Goth

Origine: UK, USA, 2020

Durata: 125′

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.33 (6 voti)

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