FESTIVAL DI ROMA 2013 – Beautiful New Bay Area Project, di Kurosawa Kiyoshi, e Hometown Mutonia, di ZimmerFrei (Cinemaxxi)


Il titolo del formidabile documentario di ZimmerFrei è forse una delle parole-chiave più forti per “leggere” e interpretare la Cinemaxxi 2013: di hometown parlano tante delle opere della sezione, e senza ombra di dubbio il Paese Natale è una delle tematiche centrali della poetica di Kurosawa. Ecco due film che raccontano la raccolta differenziata delle idee per organizzare la nostra sopravvivenza, prima di finire forzatamente riciclati

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Il titolo del formidabile documentario di ZimmerFrei, Hometown, è forse una delle parole-chiave più forti per “leggere” e interpretare la selezione 2013 di Cinemaxxi: di hometown parlano tante delle opere che stanno attraversando lo schermo del Museo di Zaha Hadid, e senza ombra di dubbio il Paese Natale è una delle tematiche centrali della poetica di Kurosawa Kiyoshi, non di secondo piano nemmanco nell'esperimento russo visto in Concorso qui all'Auditorium.

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Per Cinemaxxi infatti il maestro nipponico torna a ragionare ancora una volta sul peccato mortale del Giappone ultraindustrializzato, ovvero il fantasma di una nazione operaia ridotta alle macerie nascoste sotto il tappeto del proprio nuovo, scintillante volto hi-tech: la New Bay Area del titolo, destinata a nascere sulla terra bruciata ottenuta smantellando una vecchia fabbrica portuale dove lavora la protagonista Takako. E' lo spietato e cinico progetto dell'industriale Amano, che però vuole salvare almeno la bella lavoratrice perché se n'è innamorato, non ricambiato. Il giovane yuppie non sa che Takako è in realtà una sorta di essere sovraumano appartenente a una gente che vive sott'acqua, e soprattutto non conosce l'infallibilità delle arti marziali padroneggiate dalla ragazza: per Kurosawa, Takako è l'angelo della rivalsa definitiva nei confronti degli assassini neourbani della storia del suo Giappone, e l'avanzata irrefrenabile e devastante della ragazza attraverso i piani del grattacielo, dove Amano s'è rintanato con la targhetta con il nome di lei usata per timbrare il turno di lavoro, diventa il furibondo quanto inaspettato, lucidissimo game of death del cineasta.
Takako in fin dei conti è mossa dal recuperare, preservare il proprio nome, e quello della sua famiglia, della sua storia: e il momento più “guerrigliero” dell'intera mezz'ora di ronde è la distruzione del plastico da tavolo della new bay area con il perfido presidente d'industria che ci carambola sopra a forza di calci.

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Non meno “antagonista” ZimmerFrei racconta quotidianità, gioe e guai degli abitanti di Mutonia, città di rottami riassemblati e veicoli trasformati in casa nata dalle parti di Santarcangelo di Romagna e che raccoglie artisti del riuso, creativi dello scarto industriale e reinventori della discarica convenuti da tutto il mondo, spesso impegnati in esibizioni e spettacoli itineranti con i loro fenomenali robot di ferraglie per le feste dei comuni limitrofi e lontani. Un'esperienza che è innanzitutto una sfida alla natura capitalista delle nostre esistenze, ma che rivela anche una profonda riflessione sul rapporto tra uomo e parte meccanica, umanizzazione della lamiera e democrazia del rifiuto.
Aiutati dalle parole spesso illuminanti dei protagonisti della storia di Mutonia, ZimmerFrei unisce allo stilizzato diario per immagini (bellissime) degli orizzonti e della bella serenità che sembra vivere tra le strade del campo una specie di racconto delle problematiche e delle difficoltà dell'essere umano quando decide di costituirsi in comunità, di darsi delle regole proprie, di vivere secondo un'etica nuova e non addomesticata: da qui probabilmente l'attenzione centrale riservata ai bambini e agli adolescenti che crescono con la propria famiglia nel campo, nuove generazioni in cui sarà forse possibile vedere i frutti di un'educazione che ripensa il consumismo partendo dalla pattumiera.

Il risultato, preziosissimo, è più un film-saggio che un documentario, magari inconsapevolmente, legato seriamente a questioni deontologiche più che ad urgenze testimoniali, la raccolta differenziata delle idee per organizzare la nostra sopravvivenza, prima di finire forzatamente riciclati.

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