FESTIVAL DI ROMA 2013 – Incontro con Michael Rowe e il cast di Manto Acuifero


Presentato alla stampa il secondo film della selezione ufficiale: il messicano Manto acuifero, diretto dall'australiano Michael Rowe. Un'opera dallo stile rigoroso incentrata sulla solitudine di una bambina alle prese con le conseguenze di un divorzio

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Una sala stampa composta da pochi giornalisti ha accolto il secondo film del Concorso in questa ottava edizione del Festival di Roma. Si tratta del film messicano Manto acuifero, diretto da Michael Rowe, cineasta di origine australiana vincitore alcuni anni fa della Camera d'Or al festival di Cannes con l'opera prima Ano bisiesto. Tra i produttori esecutivi, non presente al Festival, c'è anche l'attore Gael Garcia Bernal.

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Mi è parso ci siano diversi legami tra questo secondo film e la sua opera d'esordio Ano bisiesto, che nel 2010 vinse la Camera d'Or. Entrambi i film hanno per protagonista un personaggio femminile e affrontano il tema della solitudine.

Sì è vero. E' così. Infatti Manto acuifero è il secondo film di una trilogia che intendo fare sul tema della solitudine.

Da dove nasce lo spunto, l'ispirazione per questo progetto e la scelta della giovane attrice?

Nasce dalla lettura di un racconto di uno scrittore australiano di nome Tim Wilton. Quando l'ho letto rimasi molto colpito al punto che piansi per quaranticinque minuti. Per quanto riguarda invece la bambina devo dire che lavorare con lei è stata un'esperienza intensissima.Volevo che fosse il più spontanea possibile e che non conoscesse prima delle riprese gli attori che avrebbero interpretato i suoi genitori o quanto meno che non avesse legami con loro. Non intendevo fare molto prove con lei, preferivo affidarmi alla freschezza del primo ciak. Nella scelta dell'attrice abbiamo fatto più di 100 provini e alla fine è stata scelta lei. Non era una scelta facile. Tutto il peso drammatico del film è sulle spalle di una bambina di 7 anni.

C'è un particolare messaggio che voleva dare sulla proliferazione dei divorzi in America latina?

Non credo che il cinema sia un mezzo per mandare messaggi, i film hanno molte più sfumature. Certamente in America latina il culto della famiglia tradizionale è in declino e si va verso un mondo e uno stile di vita sempre più anglosassone. Oggi il divorzio ha uno sviluppo incredibile ed è una scelta molto comoda. In generale mi sembra ci sia una cultura molto facile sul divorzio, determinata dalla superficialità degli psicologi e dei genitori. Il divorzio ha delle conseguenze nei confronti dei bambini che non vengono prese in considerazione. Gli psicologi infantili dicono che i bambini si adattano a tutto e invece non è così.

Il modo in cui la madre e il patrigno si rapportano con la bambina sembra privo di alcune norme basilari di psicologia infantile, rispetto almeno a come vengono educati i bambini in Europa.

Non sono sicuro sia così. Tenete presente che la cultura messicana è molto diversa da quella europea. C'è una classe media benestante ma c'è anche molta parte della società messicana che è ancora legata a superstizioni, magia e religione cattolica. Io mi accorsi di queste differenze venti anni fa quando dall'Australia mi traferii in Messico. In Messico sotto certi punti di vista sembra che Freud e Jung non siano mai arrivati.

 

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