FILM IN TV – "Don Camillo" di Julien Duvivier

La penna così dolce e di un'umanità così sublime di Guareschi s'incarna nel film di Duvivier che riuscì a imbrigliare la poesia così alta della Bassa e trovò in Cervi e Fernandel due attori di straordinario mimetismo, sanguignità e impagabile capacità di reinvenzione che conquista(ro)no tutto il mondo. Mercoledì 19 ottobre ore 21 Rete 4

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Chi si accinge a scrivere scopre subito le carte perché sa già che non potrà nascondere l'ammirazione incondizionata per l'uomo e lo scrittore Giovannino Guareschi, compagno di tanti preziosi momenti condivisi col suo sguardo prodigiosamente acuto, pervasivo sul mondo presente e futuro e di un'umanità, una sensibilità fuori dal comune miracolosamente congiunta ad una capacità scrittoria cristallina, agile, semplice eppur profondissima. Penso che non esista nessuno che non desideri scrivere come il "Rabelais emiliano", l'autore italiano più letto al mondo e il più ignorato dall'Italia ufficiale. E l'unione dell'opera che lo rese immortale, "Il mondo piccolo" di don Camillo e Peppone, trovò una perfetta miscela filmica nella dinamica finezza d'Oltralpe di Duvivier, regista di sapienti atmosfere e disegno dei personaggi, e una coincidenza di attorialità magicamente in sintonia con Fernandel, capace di reinventare genialmente il personaggio pretesco ("Fernandel non ha la minima somiglianza col mio don Camillo. Però è talmente bravo che ha soffiato il posto al mio pretone" dichiarava Guareschi all'uscita del film) e Gino Cervi, che mise l'anima per esprimere l'emilianità che scorreva nelle sue vene di uomo e personaggio ("Cervi corrisponde esattamente al mio Peppone" secondo sempre le parole di Guareschi). E nel microcosmo di questo imprecisato (perché la sua collocazione geografica è il "dovunque") paesino della Bassa Padana pulsano tutte le ottusità, le incomprensioni, le paure di un mondo diviso tra Ovest e Est, dilaniato dalla guerra fredda e dall'opposizione feroce tra la religione cattolica e la religione politica del comunismo. Ma il buon senso (quell'ingrediente che ci manca sempre di più oggigiorno…) finisce sempre per ridimensionare ogni cosa e lambrusco e culatello finiscono per viaggiare "a braccetto" di Stalin e Marx, mentre il deus ex machina, ovvero il crocifisso dell'altar maggiore animato dalla meravigliosa voce di Ruggero Ruggeri, ci fa sobbalzare ad ogni sua "epifania", atei e non. Non basterebbe un saggio, occorrerebbe più di un libro per sviscerare ciò che si agita in questo mondo "piccolo" perciò chiudiamo qui, prima che una lacrima di rimpianto ci scivoli, a tradimento, lungo la guancia.

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DON CAMILLO di Julien Duvivier con Fernandel, Gino Cervi, Franco Interlenghi, Leda Gloria, Marco Tulli, Saro Urzì, Charles Vissieres, Giorgio Albertazzi
Italia, 1952 (105') Mercoledì 19 ottobre, ore 21.00 Rete 4

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