FILM IN TV – Ovosodo, di Paolo Virzì

Piero è come me, come te, come noi. È un adolescente un po' timido, con la faccia invasa da brufoli e segni del cuscino dopo una sveglia improvvisa. È un sognatore Piero, zaino in spalla e problemi alle spalle. Ovosodo è la sua storia, il suo quartiere, il suo modo indigesto di vivere. Semplicità lontana da quel pessimismo, luogo comune popolato da figurine opache prive di ogni enfasi di vita. Perché Virzì restituisce al periodo adolescenziale la sua spensieratezza, pur documentandone i dolori e i tormenti, ed ai ragazzi l'energia vitale tipica della loro età. I suoi racconti, come lezioni dal passato, hanno sempre lavorato attraverso i caratteri di un cinema che vuole essere popolare negli intenti e erede legittimo di un genere commedia desideroso di forze nuove da allevare.

Un lavoro frutto di uno studio e di una attenta contestualizzazione, viaggio politico nell'Italia del (suo) presente. Da qui quella immediata riconoscenza collettiva che è la traccia migliore per testare l’effetto sul pubblico. La goliardia toscana, il cinismo burlone che fin dagli esordi dichiaratamente politici di La bella vita, accompagna la realtà di Virzì senza sosta o interruzione, i toni leggeri, a modino, nei diari di un'Italia che stava cambiando come cambiava il protagonista di turno di uno dei suoi film.

Piero Mansani (Edorado Gabbriellini) nasce a Livorno nel 1974. Fin da bambino scopre il dolore per la morte della madre, ritrovandosi immediatamente in un mondo adulto fatto di scoperte, disillusioni e primi amori. È nella sua professoressa Giovanna (Nicoletta Braschi) che Piero trova la persona che più gli sta vicino, lo capisce, gli presta romanzi che lui divora. Piero passa così da bimbetto ingenuo ad adolescente turbato e confuso, che inizia a sentirsi vivo quando incontra al liceo Tommaso (Marco Cocci), ragazzo che lo travolgerà in un vortice di strade, cortili, muretti, facce, risate, baci e notti passate all'aperto sotto le stelle. Tommaso però ha un padre ricco che per lui ha ben altri progetti: finita la maturità lo manderà a studiare in America, nonostante lui se ne freghi dei libri e preferisca vivere le proprie emozioni in un'estasi di anticonformismo. Piero capisce così che la vita è diversa, a volte inadeguata, spesso imprevedibile. In prima persona s'arrenderà di fronte all'evidenza di dover accettare ciò che si è, senza stile né ricerca, senza dover essere qualcuno che non si può essere.

Emblematico esempio di cinema medio italiano degli anni '90, capace di conciliare consensi di critica e successo di pubblico (Gran Premio della giuria a Venezia nel 1997), Ovosodo ricalca teneramente le conseguenze di una perdita dell'innocenza che per Virzì già in Ferie d'agosto, di 2 anni prima, o nell'ultimo Il capitale umano, risulta dilaniata da una cattiveria che rende il cuore nero. Non più incolpevoli, mai più adolescenti. Ed è forse meglio tornare a quei bei tempi, alla Livorno di allora, o all'Italia di allora, se non più bella, più fiera e allegra di quella di oggi. Villa Fabbricotti, la pizzeria Tomei, il prato della Fortezza Nuova, il Romito, luoghi dotati di un fascino particolare fatto di semplicità, essenzialità, quasi di una classicità provinciale, oggi molto più difficile da percepire o digerire. Proprio come un uovo sodo, rimane lì, ci guarda, senza andare né su né giu.

 

Regia: Paolo Virzì

Interpreti: Edoardo Gabbriellini, Nicoletta Braschi, Claudia Pandolfi, Marco Cocci, Regina Orioli

Durata: 103'

Origine: Italia, 1997