I FILM IN TV – Film della settimana: CRUISING di William Friedkin

Mercoledì notte Raiuno propone uno dei film più amati/odiati del cinema americano. Da un romanzo di Gerald Walker ispirato a delitti veri. Tagliato dalla censura di 45'. Un film che nella sua versione integrale, nelle intenzioni dello stesso regista, voleva essere una sua particolare rilettura dell'Inferno di Dante.

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La colpa è (al)l'ombra del corpo, di un corpo perso nella notte urbana, dove fredde luci parlano della sterilità della vita, di una (per sempre) assente paternità, manchevole/mancante della/alla sua semica/seminante presenza. In Cruising, film diretto da William Friedkin nel 1980, l'apparenza luttuosa dello scenario, in cui ci si muove, vela lo sguardo esposto ad un errare, che trova nel fondo il suo andare sull'orlo di un'intima inquietudine. Un cinema che tradisce una passione per la vita, che a sua volta nasconde l'ansia, l'assillante pensiero della morte, e in cui la sterilità è l'essenza di un vuoto incombente. Un cupio dissolvi. Attesa di uno sguardo spoglio, di un corpo che si sottrae alla propria immagine. La semantica della negazione è il fingimento funzionale ad una traccia scrittoria di inesauribile espressività, in una mise en scene che ha il colorito encausto di una dissolvenza riflessa dall'opaco lividore dei volti. In esso la descrizione fatica della morte permette al segno di coagulare nelle impronte evidenti di un'immagine che non si libera dalla materia, ma che si imprime in essa con un atto di forza; in un cristallizzarsi necrotico, che affascina lo sguardo (dis)perso nella coazione a ripetere di una finzione, che cerca di catturare la lacerabile linearità del tempo-cinema, nella frammentarietà di un segno disseminato in una realtà non espressa, ma considerata in assenza presente. La coltre notturna è il sipario di uno spazio scenico opprimente e asfissiante, una sinestesia dell'immagine da cui traspare la trascrizione immediata di uno stato sensorio, di un gesto che dà sostanza al vuoto. Cruising è un testo stratificato e volutamente contraddittorio che sottende alle infinite possibilità della creatività filmica, intesa come metaforica inseminazione di uno spazio scenico-formale in cui è ancora possibile la concrezione di forme e immagini, portando al limite del disfacimento ogni costituito linguaggio formale. E nel lavoro continuo di (ri)creazione del reale il cinema di Friedkin diventa il luogo virtuale in cui il percepito, contaminato e condizionato dalla presente singolarità dei corpi, si rappresenta e si ordina nella mutevolezza delle innumerevoli dissociazioni/associazioni dei traslati che tramano il testo di reticoli complessi, in cui il senso è da (ri)trovare nelle pieghe, negli slittamenti, nelle tracce e nelle impronte di una materia da completare con l'interpretazione, come rilettura ermeneutica di un divenire che si fa esistenza, uno stare sempre fuori di sé. Un'ambiguità in cui il segno può significare solo se si riesce ad intravederne l'opposto, il doppio, presenza altra pronta a scomparire nel vuoto dei raccordi narrativi, come nello stupendo finale, dell'ultimo film del regista, The hunted-La preda, in cui la costruzione semica dell'inquadratura sembra, per un attimo dissolversi nel biancore rarefatto della neve. Un'inquadratura in cui l'unico segno che l'occhio può cogliere, si (con)fonde con lo spazio circostante, prima di svanire nel fuoricampo.

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CRUISING di William Friedkin
con Al Pacino, Karen Allen, Paul Sorvino, Richard Cox
USA 1980, (106')
Mercoledì 16 marzo, ore 03:50 Raiuno

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