I FILM IN TV – Film della settimana: "LA PASSIONE DI GIOVANNA D'ARCO" di Carl T. Dreyer

Un eloquente film muto che fonda la propria magica essenza sul rigore espressivo di Dreyer, il contrappunto non riconciliabile tra il corpo di Giovanna e il suo martirio e i giudici della chiesa che ne sanciscono la condanna. Un cinema che è anche delirio onirico nella esemplare purezza della sua espressione. Sabato notte a Fuori Orario.

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Le silenziose ed eloquenti immagini di Dreyer colpiscono e si imprimono indelebilmente nella memoria costituendo, di diritto, un archetipo, un codice genetico del cinema di cui non è possibile fare a meno.

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La passione di Giovanna d'Arco è un esempio luminoso di un cinema di pura sofferenza, in cui la spoliazione dell'immagine, che annulla qualsiasi banalizzazione nella sua estrema purezza con cui si racconta, diventa unica possibile ipotesi per il racconto che si sviluppa. Il percorso punitivo e salvifico della combattente pulzella d'Orleans si sussegue nell'incalzare delle immagini che rimandano ad una sofferenza infernale restituitaci dagli occhi spalancati e disperatamente ingenui di Renèe Falconetti in una esemplare prova d'attrice che trasforma la recitazione in logorio dell'anima, preludio della trascendenza, attraverso un'espressività quasi inebetita dal patimento che sovrasta, sempre e anche visivamente, il nostro sguardo, la nostra condizione umana. Così, attraverso un racconto unidirezionale scavato in un'immagine che appare come incontaminata da qualsivoglia ulteriore referenzialità, si riafferma il rigore del film e dell'idea dreyeriana del rapporto metafisico con il dolore finalizzato alla completa redenzione per una futura vita eterna. Il percorso di Giovanna d'Arco diventa così, nel rigore espressivo di Dreyer, un continuo e inesausto contrappunto tra quel corpo, sempre più dolorosamente esposto al martirio e l'austera presenza dei giudici della chiesa che, impietosamente, si accaniscono per ottenere la sua piena e definitiva condanna.

Il film, pur tratto da documenti originali dell'epoca, rifugge da qualsiasi realismo trasformando la realtà della vicenda, durante l'intera giornata in cui i fatti sono avvenuti, in un delirio onirico che solo attraverso la "manipolazione" del cinema può essere ottenuto, in questo aiutato dallo scenografo tedesco Herman Warm già creatore delle scenografie di Il gabinetto del dott. Caligari. Il regista danese trasferisce così il realismo annunciato dagli accadimenti su un piano di estrema pulizia scenografica in cui pare azzerato qualsiasi elemento che possa condizionare emotivamente lo spettatore, se non il corpo, lo sguardo, l'espressione di Giovanna/Renèè Falconetti e dei suoi carnefici. Proprio con questo lavoro di immane consistenza Dreyer raggiunge (probabilmente) il culmine della propria arte, conquistando definitivamente un posto d'onore tra i grandi del cinema, e queste stesse ragioni fanno diventare il film un crogiuolo di componenti estetiche in cui si possono riconoscere, ad esempio, l'espressionismo tedesco e l'avanguardia francese. Le scelte titaniche dell'autore sono condivise anche dagli attori, tanto che la Falconetti proprio a seguito degli sforzi prodotti per l'interpretazione subì dei danni al proprio sistema nervoso. Tra gli altri interpreti un ricordo va rivolto al volto duro e tagliente di Antonin Artaud.

Solo la fortuna ha salvato questo film permettendoci, ancora oggi di poterlo ammirare: un incendio distrusse la copia originale dopo la prima proiezione avvenuta a Copenaghen. Dreyer con gli scarti del montaggio ricostruì il film, nel 1952 fu editata una copia sonorizzata, molto polemicamente accolta e finalmente, nel 1985 in Norvegia fu ritrovata una copia della versione originale. Ciò ha consentito il recupero del film e la sua futura circolazione.


Ancora oggi, questo film del 1928 è capace di raccontarci il dolore del martirio, la sua solitudine l'ingenua rinuncia a qualsiasi materialità del corpo per una possibile resurrezione nella redenzione sostenuta da una fede incrollabile e incorruttibile.


 


LA PASSIONE DI GIOVANNA D'ARCO di Carl T. Dreyer
con Renee Falconetti, Eugene Sylvain, Antonin Artaud
Francia 1928 (85')
Sabato 9 luglio ore 03:55 Raitre.

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