"I primi della lista", di Roan Johnson

Pisa, primo giugno 1970. L'Italia post – Piazza Fontana è scossa dall'eco del colpo di Stato greco e dalla scoperta del piano Solo del generale De Lorenzo. Tra gli studenti che fanno politica girano voci sempre più insistenti su un prossimo golpe militare. C'è chi teme di essere in cima alla lista dei futuri perseguitati politici. Pino Masi, cantautore all'epoca star della sinistra extra-parlamentare e autore di La ballata del Pinelli, è sicuro di essere il primo della lista nera. Convince due liceali suggestionabili, Renzo Lulli e Fabio Gismondi, a scappare – con la macchina di Lulli – e a chiedere asilo politico prima in Yugoslavia – ma i tre fanno retromarcia al confine – e poi in Austria. 

Fughe, inseguimenti, botte e battute, in un film che parte da una storia vera per ricostruirla con spirito lieve e canzonatorio. Il clima teso e buio di quegli anni è spinto ai confini del surreale, con i dialoghi tra i protagonisti e l' ossessione paranoica con cui portano avanti il loro piano di fuga, certi che in Italia, intanto, ci sia già stato il golpe. 

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Ma i carri armati e i militari in cammino per Roma, che i tre incrociano nottetempo a Udine, stanno in realtà andando nella capitale per la parata del 2 giugno. 

Piccole paranoie provinciali – provincia anomala, Pisa fu epicentro di Lotta Continua – in epoca plumbea, che Johnson illumina con tocco sapientemente comico, evitando di approfondire la Storia e anzi, evitandola: la traiettoria narrativa – e visiva – scelta, è quella della fuga, e con la scusa di seguire i tre protagonisti, il regista riesce a non impantanarsi in territori assai rischiosi.

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I primi della lista è un film costruito e recitato doverosamente bene, ritmicamente accattivante e astuto. Un susseguirsi di gag, inseguimenti, botte e battute di virziniana toscanità giovanile e settantina che scaltramente vanno incontro alle aspettative del pubblico, o almeno di quella parte di pubblico – probabilmente la stragrande maggioranza – che ama la consuetudine ed esige una comicità lieve e abitudinaria, che irride – con estrema attenzione e correttezza, pur nel limite caricaturale – chi ci si aspetta che venga irriso. 

Affrontare quel periodo, che fu preludio agli anni di piombo, non è cosa facile.  Così come non è facile raccontare i personaggi controversi che ne furono protagonisti, tra cui lo stesso Masi, la cui Ballata del Pinelli divenne uno dei molti strali scagliati contro il commissario Calabresi. 

Johnson sceglie, saggiamente, di raccontare una storia che sta alle spalle della Storia, piccola, rocambolesca, incosciente e quasi tenera per l'ingenuità – almeno apparente –  dei suoi protagonisti.

Il problema è proprio l'eccessiva concessione al prevedibile, che fa di I primi della lista un film – appunto – facile, quasi irritante nella sua scaltrezza. Proprio per questo, però, ha molte probabilità di piacere.