Il cattivo poeta. Jodice, Castellitto e Rovere raccontano il film

Durante l’incontro regista, produttori e interpreti hanno raccontato la genesi del film e l’importanza fondamentale del Vittoriale. Dal 20 maggio al cinema

Stamattina presso il cinema Adriano a Roma si è svolto l’incontro di Il cattivo poeta, film d’esordio di Gianluca Jodice con Sergio Castellitto nei panni di Gabriele D’Annunzio, in uscita giovedì 20 maggio. In sala erano presenti anche il coprotagonista Francesco Patanè e i produttori Matteo Rovere e Andrea Paris. Jodice ha raccontato come il film sia nato dal desiderio di raccontare una figura fondamentale della cultura italiana di inizio ‘900, finora poco rappresentata al cinema. L’idea del biopic è stata suggerita da Rovere, Jodice ha poi scandagliato i propri ricordi, estraendone un’immagine del Vate che per gli ultimi quindici anni della sua vita ha vissuto recluso in una casa-museo come una sorta di Nosferatu, sottoposto a damnatio memoriae. Una figura complessa, controversa e ambigua, definita da Rovere una rockstar antelitteram, capace di muovere le masse in tempi in cui i social network non esistevano, protagonista di un progetto ambizioso e sfacciato, che tenta di uscire dalle convenzioni del cinema italiano contemporaneo. Un film filologico, come definito dallo stesso regista, in quanto la sceneggiatura è stata scritta sulla base di materiale d’archivio, diari, lettere, manoscritti, articoli e discorsi del Vate, che hanno dato modo di ricostruire in maniera più che fedele i dialoghi. Lo stesso titolo, Il cattivo poeta, è una definizione che D’Annunzio ha dato di se stesso, scoperta in una delle tante lettere analizzate in fase di scrittura.

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Parlando della propria interpretazione, Castellitto ha poi sottolineato come il fulcro dell’immaginario che attornia il poeta di Pescara sia il cranio calvo, che è diventato il centro stesso della rappresentazione che ne viene fatta nel film. Così come il Vittoriale ha agito da placenta, da luogo geografico dell’anima di D’Annunzio, in grado di far trasparire gli stessi sentimenti e lo stato d’animo dei suoi ospiti, tra potenza, morte e decadenza. Il Vittoriale ha giocato quindi un ruolo fondamentale nel creare l’atmosfera ideale per raccontare il Vate negli anni della senilità, sul suo personale viale del tramonto, rafforzata dall’utilizzo di oggetti di scena realmente appartenuti al poeta e di cui il è stato concesso l’impiego sotto la supervisione di un props manager, come ha specificato Rovere.

Durante l’incontro Jodice ha definito il film inattuale ma proprio per questo coraggioso, capace di parlare del futuro attraverso l’archeologia. “Non c’era nessuna intenzione di evidenziare somiglianze o coincidenze con l’attualità.” ha dichiarato. E a proposito di attualità, Castellitto ha fatto riferimento a un episodio di cancel culture avvenuto qualche giorno fa a Trieste, di cui è stata protagonista proprio una statua di D’Annunzio, imbrattata di vernice gialla.

Prodotto da Ascent Film e Bathysphere Productions con la collaborazione di Rai Cinema, Il cattivo poeta si inserisce in un filone produttivo ben preciso, orientato al cinema di genere. E a tal proposito Rovere ha spiegato: “Quelle che raccontiamo sono tutte storie che cercano nel passato la propria linfa, che mostrano in che tessuto siamo cresciuti e in quale tessuto possiamo restituire il nostro lavoro”.

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